UN NUOVO LIBRO

Il sultano e lo zar, Roma, Salerno Editrice, 2018

Vi segnalo la comparsa proprio in questi gironi in libreria del mio nuovo libro Il sultano e lo zar (Salerno Editrice). Si tratta di una riflessione storica di lungo periodo che riflette sulla dimensione eurasiatica della storia e sul conflitto secolare (almeno dal XVI secolo) tra i granprincipi di Moscovia poi zar di tutte le Russie e i padishah ottomani: un “duello” dal solido e costante fondamento geopolitico, da non intendersi tuttavia in termini deterministici, la conoscenza del quale costituisce un viatico importante per comprendere anche quanto è accaduto fra Europa e Asia e fra Occidente e Oriente nell’ultimo secolo, dopo che zar e sultani sono scomparsi dalla scena del mondo. FC

NEWS

UN SALUTO E UN AVVERTIMENTO

Cari Amici, Estimatori, Frequentatori (abituali ed occasionali),  Avversari e Detrattori,

Vi ringrazio anzitutto per avermi seguito fino a oggi (per 213 settimane, con pochissime sospensioni del blog: cioè ormai da oltre quattro anni) con pazienza e fiducia. Purtroppo, una crescita inattesa ed esponenziale dei miei impegni e una difficile congiuntura personale, che mi obbliga a intensificare il mio ritmo di lavoro e i miei già fin troppo frequenti viaggi, mi obbligano a sospendere per alcune settimane – coincidenti con quel che resta della primavera e con tutta l’estate prossima – i nostri incontri settimanali, che per me hanno costituito finora un’importante occasione per riflettere, un grande conforto e  un autentico divertimento. Mi scuso con Voi per questa lunga, involontaria pausa e m’impegno, se Dio vorrà e con la Vostra benevolenza, a riallacciare il nostro colloquio dopo l’equinozio d’autunno. Grazie per avermi seguito finora, perdonatemi errori e inesattezze e arrivederci all’autunno. FC

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Minima Cardiniana 213

Domenica 6 maggio 2018 – VI domenica di Pasqua

IN MEMORIAM

VITTORIO STRADA

Pare impossibile che se ne sia andato: e poi così, il 1° maggio scorso, alla vigilia dei suoi novant’anni. E’ vero, nonostante l’allungamento della vita, i Novanta sono ancora una bella età. Ma Vittorio Strada era uno della razza dei Montanelli, degli Eco, degli Ingrao: eravamo talmente abituati a lui che lo credevamo immortale. Certo, ci restano le sue cose: gli elzeviri, sempre così lucidi e puntuali; quell’Introduzione al Che fare? di Lenin, del 1971, così piena d’un disincanto che si sforza di essere obiettiva, quasi asettica, e ch’è invece così amara, così piena d’una rabbia razionale e controllata. Quasi la lettera di un amante tradito scritta dal miglior allievo di Cartesio. Oppure la bella Storia della letteratura russa pubblicata in tre volumi da Einaudi, mentre l’edizione Fayard ne conta sei.

Era milanese, Vittorio Strada; era nato il 13 maggio del 1929 l’anno della Conciliazione e della Grande Crisi. Durante la guerra si era buscato la tisi, ma ci aveva levato le gambe. Sembrava destinato a candidarsi, molto giovane, alla nomenklatura del PCI ancora convalescente dopo il lungo inverno stalinista. Alla Statale di Milano aveva discusso con Antonio Banfi, “intellettuale organico” del Partito, una tesi ch’era almeno per l’argomento un modello di ortodossia sovietica: suo argomento era difatti il materialismo dialettico. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 212/4

Domenica 29 aprile 2018 – V Domenica di Quaresima. Santa Caterina da Siena

UN CENTENARIO

FILIPPO II E LA “MONARCHIA DI SPAGNA”

Il 2018, come tutti gli anni che terminano col “fatidico” numero otto, è ricchissimo di ricorrenze annuali, decennariali, centenariali, alcune delle quali si può dire passate in proverbio, come il Quarantotto e il Sessantotto. Non vorrei che, nel ricco e assordante corteo delle celebrazioni e delle recriminazioni, passasse inosservato il cinquecentoventesimo annuale della scomparsa del sire dell’Escorial.

A vederlo così, chiuso nella sua armatura  niellata d’oro come ce lo ritrae Anthonis Mor van Dashorst (“Antonio Moro”) nel celeberrimo ritratto del Prado, gli occhi severi e malinconici e la piega amara della bocca, la mano sinistra sul pomo della sua bella spada toledana, appare il ritratto dell’austerità e della tristezza. Ed è la sintesi paradossale, perfetta, tra la nobile bruttezza del padre Carlo V e l’abbagliante bellezza della madre Isabella di Portogallo. Continua a leggere

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