Minima Cardiniana 191/3

Domenica 10 dicembre – II domenica d’Avvento

PER ONESTA’ E PER LA PRECISIONE. DICHIARAZIONE DI ANTIANTIFASCISMO

Credo che la mia simpatìa, la mia comprensione e il mio appoggio nei confronti dei migranti e la mia avversione nei confronti di qualunque forma di pregiudizio, di allarmismo riguardo alle “invasioni” e di xenofobia siano ben noti. Non mi piacciono nemmeno le aggressioni e le intimidazioni: per questo, l’irruzione di un gruppo di naziskin nella sede di un sodalizio comasco che s’impegna a favore dei migranti, qualche giorno fa, mi ha indignato. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 191/2

Domenica 1o dicembre – II domenica d’Avvento

UN’INTERVISTA SU TEMI BEN NOTI. MA REPETITA IUVANT (FORSE…)

Un giornalista il nome del quale non sono autorizzato a riferire mi ha rivolto alcune domande forse non originali, ma comunque di rilievo. Proprio data la loro semplicità, ritengo utile farle conoscere a un àmbito più vasto di amici: si stanno preparando tempi forse difficili, ed è bene esser chiari.

Dobbiamo aver paura dell’Islam?

 Assolutamente no, per due ragioni: una metafisico-antropologica, una storico-politica. A livello metafisico-antropologica l’Islam è una religione nata dal ceppo abramitico, molto affine all’ebraismo e al cristianesimo, che persegue la perfetta conformità dell’anima rispetto ai disegni di Dio e l’unità in pace e in concordia, secondo la volontà divina, di tutti gli esseri umani. A livello storico-politico l’Islam è stato senza dubbio una grande forza in certi momenti anche guerriera, ma non ha mai conosciuto se non nei primissimi tempi della sua vita (cioè nel secondo quarto del VII secolo) una vera unità; esso non dispone di alcuna istituzione normativa in grado d’inquadrarne dottrine e tendenze (in altri termini: non conosce strutture ecclesiali); è diviso in almeno tre principali confessioni, una decina di confessioni minori e una quantità enorme di gruppi, sodalizi, realtà culturali o devozionali. I musulmani nel mondo sono circa 1.600.000.000, ma non hanno tra loro né unità né sesso particolare concordia. In altri termini, esiste non l’ Islam, bensì gli Islam; infine, gran parte dei musulmani sono profondamente occidentalizzati nei loro costumi e nei loro obiettivi e perseguono scopi non diversi dal resto di tutti gli altri esseri umani. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 191/1

Domenica 10 dicembre – II domenica d’Avvento

E’ impressionante e commovente l’apparato liturgico-scritturale della messa di oggi: dalla lettura tratta dal profeta Isaia, 40, 1-5, 9-11, con quel “parlate al cuore di Gerusalemme” che, letto nel contesto della crisi di questi giorni appare davvero enigmatico, alla seconda lettera di san Pietro, 3. 8-14, con quella rappresentazione del “giorno del Signore” tanto violenta quanto precisa, che ha l’autentico sapore di un cataclisma nucleare (“…allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi consumati da calore si  dissolveranno e la terra con tutte le opere sarà distrutta”).

EFFEMERIDI  DEL CAOS

UN GIOCO PERICOLOSO

Ricordo bene, come  tutti coloro che lo hanno vissuto, quel 1967. Dopo una serie d’incidenti di confine e il ritiro delle truppe ONU dalla “striscia di Gaza” (mezzo secolo fa: e siamo ancora al punto di allora: se non peggio!) e l’annunzio della chiusura del golfo di Elath-Aqaba da parte dell’Egitto – che ancora di denominava Repubblica Araba Unita, per quanto il progetto di Anschluss egiziano-siriano-irakeno fosse fallito –, scoppiò rapida e feroce la “Guerra dei Sei Giorni”. Sola contro le soverchianti forze di Egitto, Siria e Giordania, Israele sbaragliò tra il 5 e il 10 giugno la lega nemica, conquistò la parte orientale di Gerusalemme (comprendente l’intera città antica, chiusa nelle cinquecentesche “mura di Solimano”), la Giudea, la Samaria e una parte della Galilea (vale a dire i territori ad ovest del fiume Giordano che nel 1950 erano stati occupati da re Abdullah I di Giordania) e l’intera penisola del Sinai fino al canale di Suez. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 190/5

Domenica 3 dicembre 2017 – Prima domenica d’Avvento

5. UN PO’ DI CULTURA, ALMENO SOTTO NATALE

Vi sottopongo due “pezzi” molto diversi tra loro: il primo costituisce la prima sommaria stesura di una relazione da tenere presso l’Archivio di Stato di Genova, il 5.12. p.v., sul tema La costruzione del discorso storico. Le fonti e il loro uso (è qui sviluppato soprattutto il primo dei due punti che il titolo prende in esame). Il secondo è solo un sommario esame di alcuni libri, fra i moltissimi che sarebbe stato il caso di esaminare.

LA COSTRUZIONE DEL “RACCONTO STORICO”

Parliamo del “racconto storico”. E cominciamo con una necessaria ancorché forse pedante precisazione. Non intendiamo prendere qui in considerazione qualunque forma di narrazione di un passato – reale o immaginario che sia –, dal momento che il concetto di “narrazione” implica di per sé l’esposizione di qualcosa che si sia precedentemente elaborato. Una narrazione può aver come oggetto qualcosa che si ritiene effettivamente accaduto o che sta accadendo, oppure qualcosa che si ricostruisce più o meno liberamente o che addirittura s’inventa. La narrazione può essere appunto letteraria, fantastica, immaginaria; o, qualora si riferisca a fatti, a istituzioni o a strutture del passato (prossimo o remoto) o addirittura del presente, può essere – sempre dal punto di vista sia di chi narra, sia di chi ascolta e valuta – del tutto o in parte “vera” o “falsa”, sempre tenendo presente però che i criteri di “verità” e di “falsità” messi in campo in sede di giudizio da parte del narrante o dell’ascoltatore non escono comunque dal cerchio della soggettività. In altri termini – con tutto il rispetto per le intenzioni e addirittura per le illusioni – l’assoluta obiettività, vale a dire l’assoluta adesione alla verità/realtà dei fatti, non solo è irraggiungibile bensì è anche, per non dir anzitutto, indimostrabile. Continua a leggere

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