Minima Cardiniana 187/2

Domenica 12 novembre 2017 – San Giosafat

DOVE VA LA SCUOLA ITALIANA

Ci sono molti problemi che, dal momento che ormai siamo in clima elettorale, dovrebbero esser messi a fuoco da chi si appersta a scegliere come indirizzare il suo voto. Cominciamo con alcune riflessioni sulla scuola italiana, che debbo all’amico e colLega professor Gianni Vacchelli, valente dantista ma anche  attento osservatore dei problemi  di oggi.

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Tempi difficili” per istruzione e scuola pubblica

La scuola pubblica vive un periodo complesso e altamente problematico. Anzi, parafrasando il grande Charles Dickens, che nel suo romanzo Hard Times (1854) fece una violenta e attualissima critica dell’utilitarismo in educazione, siamo veramente in “tempi difficili”. Eppure tutto sembra avvenire in un quasi assordante silenzio, e con ben poche, isolate, contestazioni. La riforma della Buona Scuola – di cui il 7 aprile sono stati approvati otto decreti legislativi – è la punta e l’apice di un processo pluridecennale (almeno a partire dalla Riforma Berlinguer), che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica. Certo la scuola pubblica va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo aziendalizzante, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 187/1

Domenica 12 novembre 2017 – San Giosafat

EXCUSATIO NON PETITA…

(…e auto) accusatio manifesta. Cari Amici e Corrispondenti, il Minimum Cardinianum di questa settimana esce, come altre volte è già accaduto e temo ancora di nuovo accadrà, con un forte ritardo. Per la verità, un incidente tecnico (il computer mi è entrato in panne da qualche giorno e ancora adesso ci sto lavorando grazie a una riparazione di fortuna: il che mi causerà molti ritardi a vari livelli del mio lavoro ancora per un paio di settimane, in attesa dei necessari pezzi di ricambio) mi ha nella fattispecie impedito di esser puntuale. Al di là di ciò, tuttavia, Vi segnalo che (come molti di Voi già sanno) il carico di lavoro che negli ultimi mesi ho dovuto affrontare è stato in effetti eccessivo anche per chi, come me, si considera in generale un buon lavoratore attento alla puntualità e all’esaustività. In particolare, sarò grato a quanti eviteranno nelle settimane future le telefonate, i messaggi e-mail e le richieste di manoscritti da esaminare o da inoltrare a editori. Le scadenze editoriali e giornalistiche per me giornaliere sono già ampiamente sufficienti a coprire ore e ore di un carico di lavoro che stento a sostenere. Chiedo quindi ai miei abituali oppure occasionali corrispondenti epistolari, cartacei e informatici, un po’ di pazienza e di comprensione. Ritardi e silenzi non dipendono da cattiva volontà. Grazie.

QUER PASTICCIACCIO BBRUTTO DE VIA MERULANA…

…no, Gadda non c’entra: anche se lo scenario urbano della Roma esquilina, tra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, è appunto quello. Sta capitando una cosa grave. Chissà perché, il “competente Ministero” (pare si dica così: non mi assumo responsabilità sull’aggettivazione relativa e il suo intrinseco valore) ha deciso di spostare il “Museo Tucci” (tutti lo conoscono così) dalla sua bella attuale sede, a due passi da Stazione Termini, a una nuova destinazione all’interno del quartiere EUR (dove invece sarebbe egli riaprire i molti musei che là sono insediati, e che da tempo sono chiusi oppure oggetto d’incurie: è così che la signora Boldrini e l’onorevole Fiano intendono portar avanti la loro crociata contro le memorie del fascismo, alcune delle quali sono monumenti insigni e pregevoli opere d’arte?). A proposito del Museo Tucci (ebbene sì. Onorevole Boldrini: un firmatario del “Manifesto della Razza” del ’38: che facciamo, lo degradiamo per questo sul campo nonostante i suoi grandi meriti scientifici?), le proteste si sono fatte sentire: ma i media le hanno praticamente ignorate e i politici hanno prudentemente volto lo sguardo altrove. Contro i cultori delle varie postverità-controverità e di quelle che il goldoniano Lelio definiva “spiritose invenzioni”, contro le bizze di ministri-primedonne e gli attacchi di bile di funzionari altezzosamente democratici che ritengono un personale oltraggio qualunque critica o anche qualunque semplice richiesta di chiarimento (“…il direttore sono mè…”), una studiosa seria e da sempre coraggiosamente “fuori dal coro” come Vittoria Alliata si è fatta sentire. A lei la parola, per spiegare che cos’è successo.   Continua a leggere

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Minima Cardiniana 186

Domenica 29 ottobre 2017 – Santa Ermelinda

CENTO ANNI FA: COSI’ VICINO, COSI’ LONTANO…

LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE

Il problema

Il 10 ottobre del 1917, secondo il calendario giuliano mantenuto dalla Chiesa ortodossa, i vertici del partito operaio socialdemocratico russo – dominato dall’ala massimalista e rivoluzionaria detta “bolscevica” – dichiararono che una sollevazione armata contro il governo guidato da Aleksandr Kerenskij e composto da socialdemocratici moderati (“menscevichi”) e da socialrivoluzionari era ormai inevitabile. La scissione tra bolscevichi e menscevichi all’interno del partito operaio socialdemocratico, verificatasi nel 1903, era ormai divenuta irreversibile e insanabile. Due settimane dopo l’annunzio della sollevazione, cioè il 25 ottobre, il leader bolscevico Vladimir Ilich Ulianov (che usava lo pseudonimo di Nicolaj Lenin) annunziava che i bolscevichi avevano preso il potere e che iniziava, dunque, il governo dei soviet, i consigli di operai e di contadini. Cominciava così la seconda rivoluzione russa di quell’anno, detta “d’Ottobre” perché iniziata appunto in tale mese (ma che si verificò in quello di novembre secondo il nostro calendario gregoriano, in anticipo sul giuliano di 13 giorni, che sarebbe stato adottato anche dalla Russia il 14 febbraio successivo).

Che cos’era accaduto? Come si era potuto arrivarci? E quale fu, qual è il senso di quel rivolgimento profondo? E fu davvero un cambiamento totale? E quanto durò? E in quale misura interessò la sola Russia, in quale anche il resto del mondo? E che cosa ne resta oggi? Queste sono solo sette domande, le principali forse, tra le molte che sarebbero necessarie per comprendere a fondo un evento del quale si torna oggi a parlare forse non solo in coincidenza con il suo centenario. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 185/4

EFEMERIDI DEL CAOS

LA STORIA, IL PIANO PROVVIDENZIALE DIVINO, UN CENTENARIO E ALCUNI IMBECILLI 

Il 2017 è anno centenario di molte importanti cose: il quinto della Riforma, il primo delle Rivoluzioni russe eccetera. C’erano da aspettarsi celebrazioni, memorie e polemiche. Siamo stati ampiamente serviti. Anche storici, cultori di storia e divulgatori si sono dati molto da fare: con esiti differenti. Ad esempio, non mi stancherò mai di lodare e di consigliare il bellissimo libro che Adriano Prosperi ha dedicato alla figura di Martin Lutero.

Del grande riformatore sassone (che con passione volle reformare deformata, come tanti prima di lui nella Chiesa avevano voluto: si pensi a san Pier Damiani), il quale fu senza dubbio un ribelle al papa, alla santa sede e alla gerarchia ecclesiale del suo tempo ma che senza dubbio mai volle lo scisma, per quanto molte siano le sue responsabilità al riguardo, si è tornati molto a parlare non solo per il centenario delle celebri tesi di Wittenberg, ma anche e soprattutto perché l’attuale pontefice ne ha formulato un giudizio che, se nella sostanza resta fedele a un atteggiamento riscontrabile nella Chiesa cattolica già fino dal concilio di Trento (e alludo ad esempio al giudizio di Reginald Pole), è sembrato nella forma qualcosa di “rivoluzionario”, di “innovatore”, perfino di “rivalutatorio”: qualcuno ha parlato perfino di scandalo. Continua a leggere

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