Minima Cardiniana 119

Domenica 24 aprile – V Domenica di Pasqua

RAPPORTO DAL GIAPPONE

Qualcuno ricorderà forse il mio indignato commento a proposito delle recenti dichiarazioni del vicepresidente statunitense Kerry a Hiroshima. Vorrei riprendere brevemente il discorso non a proposito delle tragiche conseguenze delle esplosioni nucleari del 1945 bensì più in generale sul Giappone, un paese sul quale avevo molto letto e perfino discusso (anche grazie al privilegio di essere stato per molti anni amico e collega di Università di Fosco Maraini) ma che ho visitato per la prima volta soltanto quest’anno trattenendomici più o meno un mese: poco, senza dubbio, per capirci sul serio qualcosa. Certo però ho creduto, se non altro, di comprendere un po’ meglio quel che osservava Ruth Benedict, in un libro ormai “classico” e magari invecchiato, il Leitmotiv del quale era l’eterno but also: il Giappone come questo ma anche, sempre e comunque, qualche altra cosa. Il Giappone ultramoderno ma anche tradizionale, paese della cortesia ma anche della brutalità, ospitale ma anche riservato e in un certo senso perfino ostile. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 118

17 aprile 2016 – Quarta domenica di Pasqua

IO RIMANGO EUROPEISTA

Molti mi chiedono che cosa sta accadendo all’Europa; e qualcuno anche che cos’è successo a me. Più o meno una trentina di anni fa un gruppetto di noi, fortunatamente ancor oggi nonostante tutto solidale, fondò un gruppo ambiziosamente intitolato “Identità Europea” simbolo del quale era il monogramma cristiano, a indicare che il nostro programma era quello di tracciare il disegno politico-culturale di una consapevolezza civica europea partendo dalle due solide basi della tradizione imperiale romana e di quella che dal IV secolo d.C. era la sua fede cristiana. Da anni ho abbandonato la presidenza di tale sodalizio, che prosegue la sua attività: e non ho mai formalmente accettato – pur con tutta la gratitudine per gli amici che me l’hanno affettuosamente, generosamente offerta – la sua presidenza onoraria. Io continuo ad esserne un semplice membro. Ma a distanza di anni sono in molti a chiedermi almeno qualche riga sintetica che esprima il mio pensiero attuale al riguardo: perché molte cose sono intanto accadute, quasi tutte negative, qualcuna terribile. Ecco qua. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 117

Domenica 10 aprile 2016 – Terza domenica di Pasqua

APPELLO

Domenica prossima, 17 aprile, c’è il referendum a proposito delle trivellazioni. Non esitate, non fatevi ricattare dalle menzogne e dalle false informazioni. Ricordatevi anzitutto che alla conferenza dell’ONU sul clima (Parigi, dicembre 2015) l’Italia è stata uno dei 195 paesi firmatari dell’impegno a “contenere la febbre della terra”, cioè a perseguire il progressivo abbandono dell’utilizzazione delle fonti fossili. Non cedete al ricatto di chi tira in ballo le necessità dello sviluppo e i posti di lavoro: lo sviluppo è per troppi versi una tragica superstizione, l’economia si gestisce usando gli strumenti della riconversione, i modelli di sviluppo energetico pulito fondato sulle energie rinnovabili esistono e sono concretamente realizzabili.

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Minima Cardiniana 116

Domenica 3 aprile – II Domenica di Pasqua

e finalmente, cari miei. Come si diceva una volta nelle campagne della mia Firenze, tanto tonò che piosse. La Grande Proletaria (cioè la scuola) si è mossa. Un simpatico gruppetto di colleghe insegnanti di scuola secondaria riunite in comitato mi scrive: “Caro Professore, La seguiamo abitualmente, nei suoi scritti e in TV, e di solito dice cose interessanti e sensate, qualche volta ci fa arrabbiare, qualcuna di noi è contrariata perché quando si arrabbia ricorre al turpiloquio, siamo quasi tutte divertite e non di rado d’accordo con Lei anche se non capiamo se Lei sia un fascista o un comunista (le colleghe di sinistra sostengono la prima ipotesi, quelle di destra l’altra). Però Le presentiamo una protesta e Le facciamo una richiesta: vuole o no, di tanto in tanto, tornare al Suo mestiere? Ormai Lei fa il contemporaneista, ma di contemporaneisti ce ne sono fin troppi. Faccia un atto di umiltà: spenda un pomeriggio per spiegarci in modo semplice, rapido e sintetico che cosa pensa Lei quanto ai rapporti fra Islam ed Europa non in generale, non nell’oggi, ma nel ‘suo’ medioevo e solo in quello. Abbiamo nostalgia del Cardini medievista: tutto sommato non era male. Via, ci faccia un regalo di Pasqua”.

Care amiche, avete proprio ragione. E il regalo siete Voi a farlo a me. Ecco qua, dunque.

 PS – A proposito dei dubbi di natura politica di qualcuna di Voi non so rispondere: tendo a pensare che abbiano ragione sia le une, sia le altre.

Per cominciare

L’avvento dell’Islam ha modificato il volto del mondo afro-asiatico-mediterraneo. Nel giro di un venticinquennio, fra l’Egira e la metà del secolo VII, l’impero persiano era stato assimilato e quello bizantino costretto a rivedere tutta la sua politica territoriale e difensiva, mentre la potenza marinara dell’Islam lo obbligava ad abbandonare la costa africana e spartire con essa una talassocrazia fino ad allora indiscussa. Per molto tempo si è sostenuto, sulla base della tesi del grande storico belga Henri Pirenne, che il repentino insorgere della potenza navale musulmana comportò la rottura dell’unità mediterranea che fin lì aveva consentito, sia pure in toni più modesti a causa della crisi demografica e socioeconomica dei secoli VI-VII, il mantenimento delle strutture economiche e dell’omogeneità culturale di tutti i popoli che si affacciavano sul mare: ciò avrebbe determinato un ripiegamento delle aree della vecchia pars Occidentis dell’impero su se stesse, un aggravarsi dei processi di recessione che al loro interno erano già in atto   e una decisa avanzata della sua ruralizzazione. In altri termini, i caratteri di quello che per definizione indichiamo come “medioevo” si sarebbero presentati tra VII e VIII secolo, con l’affermarsi dell’egemonia musulmana nel Mediterraneo, piuttosto che non nel V secolo in seguito alla cancellazione istituzionale dell’impero d’Occidente. In realtà, la crisi economica e commerciale del VI-VII secolo, che proseguì sia pure con alterne vicende e momenti di ripresa fino al X, corrispondeva a un processo lento e profondo ed era dovuta a una serie di concause che non consentono di ricondurla al solo effetto della pressione esercitata dalla marineria corsara saracena. Il che non significa affatto che l’attività corsara dei musulmani non abbia avuto un peso notevole; ma allo stesso tempo la vivacità economica del mondo islamico sarà anche a partire dai primi anni dell’XI secolo una forza trainante per lo stesso Occidente europeo in ripresa. Continua a leggere

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