Minima Cardiniana 143

Domenica 9 ottobre, XXVII Domenica del Tempo Ordinario. San Dionigi e C.

LETTERA APERTA A QUELLI DELLA “MARCIA DELLA PACE”

Il Signore ha rivelato ai popoli la Sua giustizia.

            Carissimi,

             stamattina tornavo dal “Festival del Medioevo” di Gubbio a Firenze, ospite dell’auto di un amico. Ho avuto la tentazione di fermarmi qualche ora con voi per una breve visita, una testimonianza volante: ma il tempo non me lo ha permesso. Non voglio farVi comunque mancare, per quel che può valere, il contributo della mia solidarietà affettuosa  e tuttavia critica.

            Confesso di aver a lungo nutrito per Voi una qualche diffidenza. Cercate di perdonarmi ma, soprattutto, di capirmi. Sono sempre stato un uomo pacifico, nel senso che ho costantemente cercato di portare o di ristabilire la pace in tutti gli ambienti e in tutte le occasioni nei e nelle quali ho potuto, a livello tanto pubblico quanto privato. Non sono mai stato un “pacifista”, nel senso di Bertrand Russell o di Aldo Capitini: anzi, confesso che il cosiddetto “simbolo della pace”, vale a dire la Runa di Freya capovolta (vale a dire l’Albero della Vita rovesciato) mi ha sempre fatto istintivamente orrore. Lo so: l’albero rovesciato è presente nel Rig-Véda come simbolo dell’origine divina della vita e dell’umanità, quale l’asvattha della shandogya-Upanishad; ma al tempo stesso la Runa di Freya rovesciata, che rinvia alla catastrofe nucleare, è un simbolo di morte e non riesco ad associarlo a nulla di lieto né di festivo. Continua a leggere

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