Minima Cardiniana 167

Domenica 26 marzo – IV domenica di Quaresima

CON MOLTE SCUSE

Quand’ero quindici-diciottenne, tra ginnasio e liceo – correva la metà degli Anni Cinquanta del secolo scorso: l’era del bronzo era finita, ma non poi da troppo tempo –, fondavo giornalini scolastici: ne avrò fatti tre o quattro, da “La Balestra” del Machiavelli alla gloriosa ancorché eversiva e contestatissima “Martinella”. Erano periodici teoricamente mensili, o bimensili, talvolta magari trimensili. In realtà, dal momento ch’erano eroicamente autofinanziati, capitava loro di uscire con discreta irregolarità. Stanchi di proteste e di contumelie, una volta noialtri della redazione sostituimmo alla scritta sottostante la testata, quella che di solito dichiarava la periodicità, quella – orgogliosamente luciferina, sotto specie di modestia – che recitava, in rima: “Esce quando gli riesce”. Potrei forse dire un po’ lo stesso del mio settimanale appuntamento: raramente riesco a licenziare la settimanale puntata dei miei “Minima” entro la domenica sera; di solito ci lavoro nella notte tra domenica e lunedì.

Stavolta ho superato me stesso in infingardaggine: d’altronde, Santo Sepolcro a parte, c’erano due grossi e impegnativi argomenti da affrontare. Che volete farci, il seguir l’attualità comporta dei pieni e dei vuoti: quando c’è troppa roba, quando ce n’è meno. “Oggi molto, doman poco”, come dice un personaggio de Le nozze di Figaro del mio amatissimo Wolfgang Amadeus. Anche questo giornalino esce quando gli riesce. Stavolta, con un rotondo giorno di ritardo. Le mie scuse a tutti.

TRE GRANDI TEMI

MAGNUM GAUDIUM NUNTIO VOBIS

Non passa istante, quando ne sono lontano, che io non mi ricordi di Gerusalemme, che non ne avverta la continua nostalgia. “Se ti dimentico, Gerusalemme, si secchi la mia mano destra, aderisca la lingua al mio palato se non pongo Gerusalemme al di sopra di ogni mio pensiero…”, come dice il Salmista. Se Dio mi farà la grazia di conservarmi lucido e sereno nel momento nel quale dovrò lasciare questo mondo, credo e spero e prego che il mio ultimo pensiero – insieme a Maria e a Francesco – sia dedicato a Gerusalemme. E mai come in questi giorni mi è dispiaciuto, nella grande gioia per un felice annunzio, di star lontano da essa e di non poter condividere la consolazione di questo magnifico evento col mio fraterno amico frate Michele Piccirillo, francescano e grande archeologo di Terrasanta, che purtroppo si è prematuramente accomiatato da noi alcuni anni or sono. Continua a leggere

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