Minima Cardiniana 199/2

Domenica 4 febbraio – San Gilberto

ASPETTANDO IL 4 MARZO

E ADESSO, POVER’UOMO?

Prendo a prestito il titolo interrogante di un’opera di Hans Fallada per presentare la mia personale situazione alla vigilia del 4 marzo 2018.

Chi segue abitualmente queste pagine sa che mi sono impegnato a fianco degli Amici della “Lista del Popolo”, pur avendo chiarito subito che non mi sarei comunque presentato come candidato. Ho ricevuto in queste settimane alcune sollecitazioni a candidarmi in altre formazioni: alcune di esse erano, o avrebbero potuto essere, interessanti dal punto di vista delle prospettive elettorali. Ma io sono all’antica, ho una parola sola: ho cortesemente declinato quegli inviti in quanto mi ero impegnato appunto con la “Lista del Popolo”. A sostenere il suo programma e la sua battaglia.  Continua a leggere

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Minima Cardiniana 199/1

Domenica 4 febbraio 2018 – San Gilberto

TEMPO DI ELEZIONI

UNO SGUARDO AL PASSATO

(TESTO DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA F.C. AL GIORNALISTA E SCRITTORE PAOLO DOSSENA, CON QUALCHE RITOCCO)

 Professor Cardini, cosa significarono le elezioni del 18 aprile 1948? Una scelta tra occidente democratico e oriente comunista?

Nell’immaginario degli elettori, senza dubbio. Essendo di famiglia catto-comunista, allora acerbamente dilaniata, ricordo perfettamente i manifesti nei quali il grande Boccasile riciclava per la DC le immagini di propaganda della Repubblica Sociale, col mongolo-sovietico sanguinario alle porte, e il “Garibaldi” del Fronte Popolare che, rovesciato, diventava il faccione di Stalin. In realtà, i giochi erano comunque fatti: e Stalin, fedele alla sua parola spesa a Teheran e a Yalta, aveva stabilito che l’Italia era destinata alla sfera degli americani. Nel piano statunitense-sovietico di spartizione dell’Europa anche al fine di evitarne per sempre una possibile unificazione politica, tutto era chiaro.

Le forti posizioni neutraliste nel paese e nella Democrazia Cristiana (la posizione di Giuseppe Dossetti e di Giovanni Gronchi) sono state sottovalutate? E’ vero che il premier uscente (e poi riconfermato), il democristiano Alcide De Gasperi, e il suo ministro degli esteri Carlo Sforza, fecero del loro meglio per non parlare di politica estera in campagna elettorale, conoscendo gli umori neutralisti di una parte del paese? E’ vero che queste prudenze suscitarono negli Stati Uniti riserve sul successivo ingresso italiano nella NATO? Continua a leggere

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