Minima Cardiniana 222/2

Domenica 18 novembre.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

LIBERTA’ DI COSCIENZA, POLITICALLY CORRECT, CORTI INTERNAZIONALI  E  ALTRE AMENITA’ POSTMODERNE

“Laicità”, a livello semantico (lasciamo perdere sia l’etimologia, sia i significati volgari e approssimativi), non è sinonimo né d’irreligiosità, né d’indifferentismo: significa semplicemente l’essere coscienti dei propri diritti civili e rispettare quelli degli altri in una società pluralistica, dove non esistono più né religioni di stato né etiche condivise ma nella quale persone e gruppi che s’ispirano a valori diversi decidono liberamente di convivere tutelando ciascuno il minimo indispensabile delle proprie certezze e convinzioni, nonché lasciando agli altri il massimo possibile d’espressione delle loro: il tutto nell’accettazione di un apparato giuridico concordato e condiviso, in grado di garantire a ciascuno il massimo della libertà e d’imporgli il massimo del rispetto dovuto agli altri. Non è facile: sono necessari chiarezza d’idee, onestà intellettuale e profondità di senso civico. Tre dote semplici e nobili, ma ardue a coniugarsi insieme. Continua a leggere

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Minima Cardinana 222/1

Domenica 18 novembre.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo di oggi parla della fine: la Fine dei Tempi; quindi dell’Avvento prossimo del Regno di Dio. In tal modo c’introduce all’Avvento liturgico, prima fase del nuovo ciclo. Alla Fine dei Tempi, tutti gli astri cadranno. Al tempo di Gesù, più o meno tutti i popoli – a eccezione di quello d’Israele, l’Eletto – in un modo o nell’altro ritenevano che i corpi celesti fossero divini. Lo pensavano anche i magi venuti dalla Persia: le primitiae Gentium. Quei saggi pagani seguirono una Stella per giungere, attraverso la loro tradizione idolatra, al Cristo; esattamente come i poveri pastori giudei, che non sapevano nulla, giunsero a Lui guidati da un angelo. Ogni tempo ha avuto i suoi pagani, che hanno adorato le loro stelle. Anche il nostro ne ha. Alla Fine dei Tempi, quelle stelle cadranno. Di qualunque tipo siano: perché ogni tempo ha le sue stelle. Quali saranno quelle che cadranno dal nostro cielo ormai vuoto?

PATER NOSTER

“Padre Nostro, che sei nei cieli”, eravamo abituati a pregare quando ancora pregavamo e insegnavamo a pregare ai bambini. Erano “cieli” mistici e metaforici, che nulla avevano a che fare né con l’atmosfera, né con gli spazi intergalattici. Eppure, ancora oggi il nostro immaginario è profondamente segnato da quel cielo, ecoeli enarrant gloriam Dei.D’altronde, come recitava il Catechismo di san Pio X, “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo”. Il vero cielo non sta sopra di noi, sta dentro di noi. L’oratio dominica, la “Preghiera del Signore” insegnata da Gesù agli apostoli, è nella sua semplicità una delle più belle tra quelle mai concepite dall’uomo. Ma i tempi cambiano, le lingue si modificano e con esse le sensibilità e le forme della comprensione e dell’apprendimento. Tradurre, bisogna: ma “tradire” deriva dal latino “tradere”: attenzione, “traduttore-traditore” (e magari anche “tradizione-tradimento”). D’altra parte, come dice Umberto Eco, “tradurre significa dire quasi la stessa cosa”. Sulla recente proposta-disposizione di traduzione di un passo del Pater Noster, ecco una riflessione (più banale e conciliante) mia e una (più dotta e rigorosa, come si addice ai giovani eruditi) dell’amico Antonio Musarra, valoroso medievista ma anche plurigraduato in discipline teologiche e docente di religione.

LE AMBIGUITA’ DELL’INDUZIONE, di Franco Cardini

Chissà: anche di questo qualche cattolico più cattolico del papa incolperà, appunto, il papa. Ormai ci siamo abituati: è un falso pontefice, un precursore dell’Anticristo, un massone, un comunista. Soprattutto l’ultima cosa. In tutto il mondo si ammazzano i cristiani. E lui che fa? Invece d’invocare nuove Sante Crociate – che, se si continuassero a fare come già si sono fatte in Afghanistan, in Iraq, in Libia (purtroppo in Siria non è andata, n’est pas, Monsieur Bernard -Henri Lévy? C’est la faute à la Russie) chissà come sarebbero contenti alla Lockhiid-Martin, alla Raytheon e magari anche alla Finmeccanica, che oltretutto darebbe posti di lavoro a tanti italiani – ti rovina il colpo d’occhio di piazza San Pietro installandoci un ambulatorio per i poveri. Di questo passo, chissà dove andremo a finire… Continua a leggere

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