Minima Cardinana 222/1

Domenica 18 novembre.

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo di oggi parla della fine: la Fine dei Tempi; quindi dell’Avvento prossimo del Regno di Dio. In tal modo c’introduce all’Avvento liturgico, prima fase del nuovo ciclo. Alla Fine dei Tempi, tutti gli astri cadranno. Al tempo di Gesù, più o meno tutti i popoli – a eccezione di quello d’Israele, l’Eletto – in un modo o nell’altro ritenevano che i corpi celesti fossero divini. Lo pensavano anche i magi venuti dalla Persia: le primitiae Gentium. Quei saggi pagani seguirono una Stella per giungere, attraverso la loro tradizione idolatra, al Cristo; esattamente come i poveri pastori giudei, che non sapevano nulla, giunsero a Lui guidati da un angelo. Ogni tempo ha avuto i suoi pagani, che hanno adorato le loro stelle. Anche il nostro ne ha. Alla Fine dei Tempi, quelle stelle cadranno. Di qualunque tipo siano: perché ogni tempo ha le sue stelle. Quali saranno quelle che cadranno dal nostro cielo ormai vuoto?

PATER NOSTER

“Padre Nostro, che sei nei cieli”, eravamo abituati a pregare quando ancora pregavamo e insegnavamo a pregare ai bambini. Erano “cieli” mistici e metaforici, che nulla avevano a che fare né con l’atmosfera, né con gli spazi intergalattici. Eppure, ancora oggi il nostro immaginario è profondamente segnato da quel cielo, ecoeli enarrant gloriam Dei.D’altronde, come recitava il Catechismo di san Pio X, “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo”. Il vero cielo non sta sopra di noi, sta dentro di noi. L’oratio dominica, la “Preghiera del Signore” insegnata da Gesù agli apostoli, è nella sua semplicità una delle più belle tra quelle mai concepite dall’uomo. Ma i tempi cambiano, le lingue si modificano e con esse le sensibilità e le forme della comprensione e dell’apprendimento. Tradurre, bisogna: ma “tradire” deriva dal latino “tradere”: attenzione, “traduttore-traditore” (e magari anche “tradizione-tradimento”). D’altra parte, come dice Umberto Eco, “tradurre significa dire quasi la stessa cosa”. Sulla recente proposta-disposizione di traduzione di un passo del Pater Noster, ecco una riflessione (più banale e conciliante) mia e una (più dotta e rigorosa, come si addice ai giovani eruditi) dell’amico Antonio Musarra, valoroso medievista ma anche plurigraduato in discipline teologiche e docente di religione.

LE AMBIGUITA’ DELL’INDUZIONE, di Franco Cardini

Chissà: anche di questo qualche cattolico più cattolico del papa incolperà, appunto, il papa. Ormai ci siamo abituati: è un falso pontefice, un precursore dell’Anticristo, un massone, un comunista. Soprattutto l’ultima cosa. In tutto il mondo si ammazzano i cristiani. E lui che fa? Invece d’invocare nuove Sante Crociate – che, se si continuassero a fare come già si sono fatte in Afghanistan, in Iraq, in Libia (purtroppo in Siria non è andata, n’est pas, Monsieur Bernard -Henri Lévy? C’est la faute à la Russie) chissà come sarebbero contenti alla Lockhiid-Martin, alla Raytheon e magari anche alla Finmeccanica, che oltretutto darebbe posti di lavoro a tanti italiani – ti rovina il colpo d’occhio di piazza San Pietro installandoci un ambulatorio per i poveri. Di questo passo, chissà dove andremo a finire… Continua a leggere

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Minima Cardiniana 221/2

Domenica 11 novembre 2018. XXXII Domenica del Tempo Ordinario. San Martino di Tours

Pubblichiamo un testo del prof. Giuseppe Panissidi, professore presso l’Università della Calabria, incentrato su un tema quanto mai attuale.

  Scontro di Civiltà e Fine della Storia. Riflessioni su Occidente e Islam

La tentazione di apporre un ‘assioma di chiusura’ alla storia è un vezzo relativamente recente, sconosciuto all’antichità e alla prima modernità. Per primo, ci prova G. W. F. Hegel, nel 1821. Di fronte al “diritto assoluto” di una civiltà dominante, scrive il grande teorico dell’idealismo classico tedesco, “gli spiriti degli altri popoli sono senza diritto, ed essi, come coloro la cui epoca è passata, non contano più nella storia universale”. La formazione sociale moderna, basata sul modello di produzione con capitale, e lo Stato liberale generato dalla Rivoluzione francese, scandiscono la “fine della storia”.

Venticinque anni fa, prima nel 1989, alla vigilia della caduta del Muro, dopo nel noto saggio del 1992, Francis Fukuyama ripropone la tesi. L’avvento della liberal-democrazia, sullo sfondo dei formidabili sviluppi cumulativi e direzionali della scienza e della tecnologia, e l’esito epocale della hegeliana “lotta per il riconoscimento”, reciproco ed eguale – ancorché reinterpretata – in contesto democratico, rappresentano secondo Fukuyama, la migliore soluzione possibile, per il “migliore dei mondi possibili”. Al riguardo, già A. Schopenhauer osservava, quasi divertito, che da un siffatto convincimento traluce un forte pessimismo: “Se questo è il miglior mondo possibile…”. In ogni caso, a giudizio di Fukuyama, ‘sembra’ di ‘potere’ escludere concrete possibilità di ulteriori mutamenti sostanziali entro lo scenario delle compagini politico-istituzionali degli Stati.  Continua a leggere

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Minima Cardiniana 221/1

Domenica 11 novembre 2018. XXXII Domenica del Tempo Ordinario. San Martino di Tours

PETRA

Petra, nell’attuale Giordania sudoccidentale, a 120 chilometri circa a nordest del centro balneare di Aqaba sul Mar Rosso, divenne famosa anzitutto da quando, nel 1812, fu scoperta dal geografo ed esploratore Johann Ludwig Burckhardt, un eccentrico viaggiatore ventottenne che si era convertito all’Islam e che, in abiti beduini, sarebbe arrivato alcuni mesi dopo alle fonti del Nilo. Pochi anni dopo, nel 1828, la città e il pittoresco sistema di canyons scavati dall’azione millenaria dell’acqua sulle rocce al centro del quale essa si trovava furono visitati da due francesi abili disegnatori: Léon de Laborde e Louis-Maurice Linant de Bellefonds, futuro ingegnere capo dei lavori del canale di Suez. Da allora la città divenne mèta di viaggiatori e di turisti; la sua fama esplose, tuttavia, dopo ch’essa fu scelta quale cornice scenografica per il film di Steven Spielberg Indiana Jones e l’ultima crociata (1989). Continua a leggere

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Minima Cardiniana 220/4

Domenica 4 novembre. XXXI Domenica del Tempo Ordinario

CHE COSA SUCCEDE IN TURCHIA?

ERDOGAN CONTINUA SULLA SUA STRADA

Non sono confortanti, le notizie che arrivano dalla Turchia. L’articolo uscito al riguardo su “Il Manifesto” a firma di Rberto Persia sembra documentato e attendibile. Non va d’altronde dimenticato che a tutt’oggi Erdogan è, piaccia o no, uno dei pochi politici che nell’orizzonte mondiale sembri avere una qualche proporzione di statista e che la sua politica estera, per ambigua che sia, è nondimeno interessante.

Roberto Persia

Il rapporto di Amnesty: I licenziati post-Golpe privati anche dei ricorsi

La Commissione d’inchiesta nominata da Erdogan ha riammesso al lavoro solo 2.300 dei 130mila lavoratori del settore pubblico cacciati. E con mansioni peggiori di prima

(“Il Manifesto”, 26.10.2018)

L’ondata di ricorsi che investe la Turchia trova un muro di fronte: 125mila dipendenti pubblici, licenziati dopo il tentato golpe del 15 luglio 2016 per presunti legami con associazioni terroristiche, sono oggi giudicati da una commissione nominata da Erdogan e i suoi ministri. Il report di Amnesty International, Purga senza ritorno? Nessun rimedio per i lavoratori licenziati nel settore pubblico in Turchia, che esce oggi, ne denuncia la situazione: solo l’1,7% sono stati riammessi al lavoro. Continua a leggere

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