Minima Cardiniana 232

Domenica 3 febbraio 2018 – IV Domenica del Tempo ordinario – San Biagio vescovo

NOTA LITURGICA

San Biagio è, a causa del carattere speciale del suo martirio, il protettore contro le affezioni della gola. Passando dalle sue competenze agioiatriche al gioco di parola tra l’organo fisiologico e il noto vizio, è entrato nella pratica del nostro paese l’uso, un tantino consumistico, di dar fondo in questo giorno alle residue scorte di dolciumi casalinghi (o, come altri preferirà definirli, caserecci), di consumare del panettone, che, si assicura, farebbe arcanamente bene a laringe, faringe, trachea, esofago e via discorrendo.

Tentar non nuoce, in fondo. A  parte un po’ di glicemia e di colesterolo, una fetta di panettone non ha mai fatto male a nessuno. Augurandoci, tuttavia, che nessuno, almeno tra i residui cattolici che ancor allignano nel bel paese, si sia dimenticato della splendida, commovente solennità di ieri: la presentazione di Gesù al Tempio e la purificazione di Maria con l’oggetto che nella liturgia e nella tradizione cristiana simboleggia presentazione e purificazione: una semplice candela di cera. Nella Cristianità occidentale, il 2 febbraio era occasione di bei riti e di non meno belle consuetudini folkloriche legate alla metà dell’inverno: “candelora, candelora, dell’inverno sèmo fora…”, si usava ottimisticamente cantare magari nel mezzo del gelo, avviandosi processionalmente alla volta della chiesa.  Ma ormai la Cristianità non c’è più. E, come del resto sapete, non ci sono più nemmeno le mezze stagioni…

EFFEMERIDI DEL CAOS

E SE TRA IRAN, ONU, NATO, UE E USA ARRIVASSE LA SCO?

Siamo in tempi di sigle rampanti. Riprendiamo oggi un discorso già avviato nel Minimum  della scorsa settimana. Non è detto che sappiate tutti che cos’è il JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action). Si tratta di una buona cosa, un piano organizzato con una risoluzione speciale del consiglio di sicurezza dell’ONU in forza di un accordo tra i cinque membri permanenti di esso (USA, Regno Unito, Francia, Russia e Cina), ai quali si era aggiunta la Germania da una parte e l’Iran dall’altra. In forza di un patto siglato appunto da questi sette paesi a Vienna il 14 luglio del ’15, con la soddisfatta tutela di Barack Obama, l’Iran aveva rinunziato a portar avanti per dieci anni il suo programma nucleare (pur ribadendo, come la AIEA aveva peraltro dimostrato, che di nucleare a scopo civile e non militare si trattava) in cambio di un sostanzioso alleggerimento dell’insopportabile embargo che, per volontà degli Stati Uniti, da troppi anni grava sul suo sviluppo e sulla sua stesa vita quotidiana. Continua a leggere

Pubblicato in MC