Minima Cardiniana 234/2

Domenica 17 febbraio 2019 – VI Domenica del Tempo Ordinario – Santi Sette Fondatori – “Giornata internazionale del gatto”

L’EUROPA E’ MORTA. VIVA L’EUROPA!

…sarebbe necessario dotarci di strumenti istituzionali adeguati: anzitutto la convocazione di un’Assemblea Costituente, che dovrebbe venir eletta immediatamente, all’indomani delle prossime elezioni del Parlamento Europeo; quindi, un nuovo Trattato fondativo. Ma il vero problema resta quello dell’affrancamento dal potere dei “signori sconosciuti” (ma non troppo) che ci dominano con le loro lobbies e, nel contempo – il che in parte è lo stesso problema: non però del tutto – dalla sudditanza rispetto agli Stati Uniti d’America…

PER UN SOVRANISMO EUROPEISTA

Dalla “storia” personale alla storia di una falsa partenza europeista

Pare che il cuore non invecchi: peccato che invecchi il resto, obiettano i pessimisti. Eppure, sarà un po’ il complesso di Peter Pan che molti vecchietti si portano addosso, sarà la sensazione di un discorso rimasto sospeso, di qualcosa che più che essere fallita è stata tradita e abbandonata: ma quando penso all’Europa mi pare che, per quanto mi riguarda, il tempo si sia fermato. E mi ritrovo ancora al 1965, in quella stanzetta del centro vecchio di Firenze dove una decina di noi, pagandosi mese dietro mese per autotassazione l’affitto “di tasca nostra”, discuteva di Russia e di America, di Nasser e di Fidel Castro, di “terza forza” e di “non-allineamento”. Venivamo compatti da un partito, il Movimento Sociale Italiano, che avevamo abbandonato, anche perché si caratterizzava per una curiosa schizofrenia: al di là del diffuso e seminnocuo nostalgismo neofascista che per alcuni era una caccia calda e per altri una riserva di voti, esso parlava alla base e per la base un linguaggio ispirato a un radicalismo sociale che sarebbe sembrato forse massimalista allo stesso Bordiga mentre ai vertici (ch’erano quelli ai quali si erano accomodati, se non su poltrone quanto meno su poltroncine e strapuntini, i nostri deputati, i dirigenti locali, gli intrufolati nei vari sottogoverni, i faccendieri politici eccetera) si restava fedeli a un atlantismo opaco, ostinato, che al momento buono, nei corridoi del parlamento, si traduceva in voti d’appoggio (abbastanza ben retribuiti in vario modo sottobanco) a quel potere costituito – leggi DC e suoi alleati e compagni di strada, NATO ecc. –  che, pure, ufficialmente, ci faceva sputare addosso dai suoi media (ma allora non si chiamavano così) e manganellare dalla sua polizia. Quanto alla – chiamiamola così – “ideologia” di partito, ci si fermava a un nazionalismo miope e greve: roba da “Maestrine della Penna Rossa” di de Amicis, che avrebbe indignato il vecchio Corradini da quanto era sorpassato: non si andava al di là di Trieste italiana e dell’anticomunismo, e quando noi giovanotti ci ostinavamo a rievocare la nostra più eroica stagione, i fatti d’Ungheria del ’56,  gli altri rimanevano tiepidi; la vantata “socialità”, al di là delle roboanti dichiarazioni comiziesche o congressuali, era roba per qualche nostalgico “repubblichino” e, appunto, per giovanotti di più o meno belle speranze. Le prospettive europeistiche alle quali da parte nostra allora aderivamo, lontani da quelle del Movimento Federalista e del “Manifesto di Ventotene”, erano, semmai, quelle di Pierre Drieu La Rochelle, che Paul Serant aveva disegnato nella monografia Romanticismo fascista. Ma il “nostro” partito al massimo arrivava alla diatriba (sommaria ed elementare) tra “gentiliani” ed “evoliani”, con qualche spruzzata di cattolicesimo: per il resto viveva in un altro mondo che, peraltro, era concretissimo, quello delle poltrone parlamentari e delle poltroncine amministrative da spartire confidando nel “Boia-Chi-Molla” della fedeltà elettorale di buona, povera gente…

Scarica il testo completo: CARDINI – Per un sovranismo europeista

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Minima Cardiniana 234/1

Domenica 17 febbraio 2019 – VI Domenica del Tempo Ordinario – Santi Sette Fondatori – “Giornata internazionale del gatto”

MINIEDITORIALE

Il tempo stringe e gli argomenti di cui trattare sarebbero troppi. Almeno uno, su tutti. Pare che ormai l’ultima roccaforte dell’ISIS sia debellata. E tutti o quasi sembrano essersi dimenticati che il progetto del califfo al-Baghdadi è fallito principalmente grazie all’impegno dell’esercito regolare siriano, delle milizie curde e dei volontari iraniani, nonché al valido sostegno della Russia. Oggi, i media vogliono farci credere che tutto ciò sia avvenuto per merito della fantomatica “coalizione” tra americani, forze “democratiche” siriane, che esistono solo nella testolina di Bernard-Henri Lévi, e quei curdi che fino a ieri venivano universalmente ostacolati perché si temeva la loro sacrosanta aspirazione a uno stato unito e nazionale al quale da oltre un secolo avrebbero diritto: mentre ora gli USA hanno avuto successo nel gioco delle tre carte di averli avversati prima e di presentarsi ora come loro padrino.

Ma il gioco, se riuscirà, avrà il suo prezzo. E magari a pagarlo sarà il comodo capro espiatorio degli 800 guerriglieri foreign fighters che i paesi europei esitano a riprendersi e che Trump chiede a gran voce siano invece processati e puniti esemplarmente, mentre si appresta a ritirare i suoi ultimi 2000 soldati dal teatro siriano. Fortuna che non si sia “generosamente” offerto di ospitarli nel suo confortevole Lager di Guantanamo.

Riprendere queste 800 persone, magari equamente (non vendicativamente), processarle e procedere a un loro recupero: questo dovrebbe fare un’Europa libera e forte, che non c’è. Non dimentichiamo che sono essi stessi delle vittime: hanno marciato contro quello che credevano il nemico (nemico del loro concetto d’Islam), mentre il loro nemico, il patron della “coalizione democratica”, era alla loro testa. Ora Trump, responsabile con i suoi alleati arabi del terrorismo fondamentalista ISIS, dopo essersene servito, li scarica e invoca su di loro, contro di loro, la punizione esemplare. Impediamogli almeno questa soddisfazione.

FC

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