Minima Cardiniana 240/3

Domenica 31 marzo 2019. IV Domenica di Quaresima (“Domenica laetare”)

EFFEMERIDI DELL’IGNORANZA

CIGOLAR D’ASSESSORE

A Udine, sinistri cigolii d’analfabetismo. Tal assessore Cigolon dispone la riduzione del budget destinato al Premio Terzani, uno degli onestamente non moltissimi fiori all’occhiello della bella città friulana: da 30.000 euri, ora bisognerà celebrarlo solo con 10.000. Era opportuno in questo caso il risparmio? Senza dubbio, risponde il cigolante amministratore: questo Tiziano Terzani mica era poi un granché; anzi, era piuttosto mediocre, lo hanno detto – nostra fonte è sempre il solito cigolìo – anche illustri storici, tra i quali senza dubbio dev’esserci la cigolante zia dell’assessore, maestra d’asilo in qualche parte tra Cividale e San Daniele. In attesa di sapere dalla prossima cigolante emissione di cultura chi siano i Grandi Studiosi e i Fini Intellettuali che hanno destituito di credibilità lo scrittore fiorentino comunicando il loro alato e competente parere al cigolante tagliacultura, rinfreschiamoci la memoria. Avete presente la canzone Chi erano mai questi Beatles?Ebbene: Chi era mai Tiziano Terzani?

TIZIANO TERZANI. PROMEMORIA PER UN ASSESSORE UDINESE (E NON SOLO…)

“Albeggiava. Mi avvolsi in una coperta e salii sulla punta più alta del crinale a salutare le montagne. Non c’erano ancora. Un velo di caligine opaca velava l’intero orizzonte. Lentamente da quella semioscurità affiorarono delle ombre impercettibili, quasi evanescenti; poi dei profili bianchi e freddi. E improvvisamente le vette si accesero di rosa, di arancione. Nelle valli la caligine si fece viola, poi dorata e i ghiacciai presero fuoco contro il cielo di lapislazzulo. Il mondo divenne un’apoteosi di luce e di gioia. In bilico sulle punte più alte dei cedri, gli uccelli cominciarono a cinguettare. E il mio cuore con loro. La semplice, distaccata, bellezza delle montagne suscitava in me un sentimento simile a quello che nasce dall’amore: un senso di completezza, di invincibile forza, quasi di immortalità. Mai prima mi ero sentito così in presenza del divino…Non avevo bisogno di sperare in nessun miracolo. Tutto era lì nella vita attorno. Niente più mi pesava, mi preoccupava, mi faceva paura. Anche la mia morte mi sembrò parte di quell’infinita perfezione”.

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Minima Cardiniana 240/2

Domenica 31 marzo 2019. IV Domenica di Quaresima (“Domenica laetare”)

SANTA SOFIA, AYASOFIA

Tutti conoscono, o dovrebbero conoscere, quello straordinario monumento a cupole intrecciate e sovrapposte che si staglia quasi sulla punta orientale dell’impianto a caratteristica forma a triangolo della Néa Rìme, la “Nuova Roma”, quasi a separare il Corno d’Oro dal Mar di Marmara puntando verso la costa asiatica. Siamo a Istanbul, l’antica e immortale Costantinopoli. Si tratta della basilica imperiale di Aghia Sophia, “Santa Sofia”, la cattedrale dedicata alla “Santa Sapienza” divina, vale a dire per la tradizione ortodossa al Cristo in quanto Logos, Sapienza e Verità eterna, la Seconda Persona della Trinità. Quella che i cittadini della “Nuova Roma” chiamavano semplicemente Megàle Ekklesìa,“la grande chiesa”, era considerata la Mater Ecclesiarum e il luogo più santo della Cristianità. Sognata e avviata già dal tempo di Costantino, era stata inaugurata nel 360 dall’imperatore Costanzo II. Ricca di strutture lignee, fu incendiata nel 404. Ricostruita e quindi incendiata di nuovo durante la cosiddetta “rivolta della Nika”del 532, spettò a Giustiniano il ricostruirla. Il grande imperatore non badò a spese e fece venire da tutti gli angoli dell’impero i marmi più pregiati; il progetto dell’immensa cupola fu probabilmente costruito sulla base dei calcoli di Erone d’Alessandria. L’imperatore e il patriarca Eutichio inaugurarono la nuova basilica il 27 dicembre 537,  festa dell’evangelista Giovanni. Da allora il tempio divenne il luogo più sacro della Cristianità, illustrato anche dalle reliquie della passione del Cristo che l’imperatrice Elena madre di Costantino aveva inviato a Costantinopoli verso il 330. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 240/1

Domenica 31 marzo 2019. IV Domenica di Quaresima (“Domenica laetare”)

EDITORIALE

BLUT UND BODEN

In Italia, come tutti sanno, si è di continuo in campagna elettorale: ne consegue che i vari gruppi presenti nei due rami del Parlamento non elaborano per nulla leggi che pongano in prima linea il “bene comune”, bensì che sembrino a ciascuno di essi le più adatte a raccogliere demagogicamente voti. Se così non fosse, ad esempio, il dibattito sullo ius sanguinis e lo ius soli da applicare ai nuovi nati in Italia che non godano delle condizioni per poter automaticamente venir considerati cittadini italiani si sarebbe concluso da tempo nel più semplice dei modi. Tralasciamo l’ironia della coincidenza, in tempi di rinnovato (e alquanto isterico) dibattito su fascismo, antifascismo eccetera, costituita dal fatto che i termini di questa polemica siano quelli di Blut und Boden (“Sangue e Suolo”), protagonisti di titoli e di motti di vari sodalizi partitici, agricoli, ecologici della Germania nazionalsocialista, che in essi indicava i due capisaldi dell’identità germanica. Continua a leggere

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