Minima Cardiniana 243

Domenica 21 aprile 2019.

Pasqua di Resurrezione di Nostro Singore Gesù Cristo – MMDCCLXXII anniversario della fondazione di Roma – Sei giorni dopo l’incendio di Notre-Dame di Parigi

“Cadde il fuoco del Signore che consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere…”. A tale vista, tutto il popolo si prostrò con la faccia a terra esclamando: Il Signore è Dio!  Il Signore è Dio!” (I Regum, 18, 38-39).

In questo Santo Giorno, basti  una sola considerazione: ho cercato di riassumerla nell’ Editoriale. Ci sarà tempo nelle settimane prossime per riflessioni e polemiche. Oggi, buona Pasqua a tutti!

 EDITORIALE

PENSARE LA PASQUA, OGGI

Le storielle – le “barzellette”, come di solito le chiamiamo noialtri – sono spesso cose molto serie. Sono la viva sostanza della saggezza dei popoli saggi. E i cinesi sono popolo notoriamente saggissimo. E’ quindi bene tener a mente la storiella della povera famiglia contadina sulla quale cade la mannaia di una disgrazia: un raccolto andato a male, gli animali da cortile decimati da una morìa o roba del genere. Ma, mentre tutti piangono e si disperano, il vecchio patriarca sentenzia: “Non è detto che questo sia un male”. E difatti succede che il capo del villaggio, o addirittura l’imperatore, si rendono conto della tragedia di quei poveretti e li risarciscono generosamente. Grande festa in famiglia; ma il patriarca ammonisce: “Non è detto che questo sia un bene”. Difatti qualcuno mangia troppo e si sente male, qualcun altro si ubriaca per la felicità e cadendo a terra urta malamente e muore eccetera; e così potremmo continuare all’infinito, dal momento che il vecchio patriarca è sempre lì, a rovesciare con i suoi presagi il segno delle gioie e delle paure dei suoi sciocchi familiari.

Lunedì 15 aprile, verso sera, Notre-Dame di Parigi è stata avvolta da altissime lingue di fuoco, fiamme che superavano il culmine delle monumentali torri campanarie; una paurosa, immensa colonna di fumo nero alta varie centinaia di metri s’innalzava da quell’immenso rogo oscurando il tramonto primaverile che quel giorno aveva abbandonato la tradizione dei “cieli bigi” cari alla Bohème ed era insolitamente radioso; e il vento la spingeva verso ovest, verso l’Atlantico. Alle 19,52, la guglia di ferro, piombo, cemento, pietra e vetro alta 93 metri che svettava nel centro del tetto dell’edificio, all’incrocio dei bracci del transetto, è crollata in fiamme come un fiammifero gettato a terra da una mano gigantesca. E’ stato un momento che non dimenticherò mai. Anch’io assistevo attonito, in mezzo a una folla che piangeva o pregava ma in un silenzio agghiacciante – coperto tuttavia dallo strepito dei clakson e delle sirene di pompieri, polizia e ambulanze che non riuscivano a passare – a un centinaio di metri a nordovest, sulla rive droite della Senna, in Place du Carrousel. Un imponente cordone di cavalli di frisia e di gendarmi in assetto antisommossa impediva di avvicinarsi di più. Continua a leggere

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