Minima Cardiniana 249

Domenica 2 giugno 2019. Ascensione del Signore

LA CRISI IN ISRAELE

Tempo fa, non ricordo in quale circostanza, mi capitò di ammonire un polemico interlocutore il quale mi accusava di essere “troppo tenero” con il governo israeliano a proposito delle sue responsabilità nella situazione vicino-orientale: gli risposi facendogli notare – non sono uno specialista di quelle cose, ma un pochino me ne intendo – che tra le future possibilità di sviluppo politico di quel paese c’era molto di peggio di Benjamin Netanyahu.

Va da sé che “Bibi” non mi è simpatico: non apprezzo la sua linea politica, ritengo pericolosissima l’intesa da lui promossa con Trump e con l’Arabia Saudita sulla base di un pericoloso e irragionevole teorema antisraeliano che va molto al di là di una posizione pregiudiziale, non mi piace per nulla il suo profilo morale e ritengo molto fondate le accuse mossegli dal procuratore generale dello stato d’Israele ben deciso a quanto pare a incriminarlo per corruzione.

Dinanzi a tale prospettiva, ormai incombente e – sembra – inevitabile, Netanyahu aveva un asso nella manica. Il 9 aprile egli era uscito vincitore (contro le aspettative di molti) in una difficile competizione elettorale ottenendo il quinto mandato ininterrotto di governo dal  2009: solo David Ben-Gurion è riuscito a stare a capo del governo più a lungo di lui. Ora, egli puntava – un obiettivo azzardato, spia della sua inquietudine che rasenta la disperazione – a far approvare una legge che assicurasse l’immunità del premier. Continua a leggere

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