Minima Cardiniana 255/1

Domenica 14 luglio 2019. XV Domenica del Tempo Ordinario. San Camillo.

…duecentotrent’anni fa una folla di scalmanati parigini egemonizzata da alcuni agitatori furbastri, ma anche provata da un lungo tempo d’incertezza e di carestia, assaltò il carcere della Bastiglia, dove c’erano pochissimi detenuti, alcuni dei quali sarebbe stato meglio vi fossero rimasti, massacrando una manciata di riservisti svizzeri colpevoli di fare il loro dovere. Avrebbe potuto essere uno squallido episodio da cronaca del malessere. Invece…

EDITORIALE

PICCOLI SEGNI CRESCONO (FORSE)

media ne parlano poco e malvolentieri. Però qualcosa succede. E’ noto che l’Italia non ha una vera e propria politica estera, come del resto è giusto dal momento che essa non dispone di sovranità né politica, né militare (si tratta di un paese sorvegliato da decine di basi militari USA e NATO armate e godenti di extraterritorialità: quindi chi parla di sovranismo fa solo ridere). Si fanno timidamente i nomi di Mattei, di Craxi, di Andreotti, di Fanfani, di Moro come di politici che in una settantina di anni hanno provato, in varie e differenti circostanze, a sfondare il reticolato nemmeno tanto metaforico della nostra “sovranità limitata”: non ce l’hanno mai davvero fatta; prima o poi, in un modo o nell’altro gliel’hanno fatta pagare. Ora, poi, da anni non succedeva nulla. Non parliamo delle destre, che i Sacri Confini li difendono solo se e quando “minacciati” dai poveracci. Ma è stata forse la sinistra o sedicente tale del PD a fornire, negli ultimi anni, le prove più scoraggianti di una “fedeltà alle alleanze” che ha rasentato e in qualche caso superato il servilismo. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 254/2

Domenica 7 luglio 2019. XIV domenica del Tempo Ordinario

EFFEMERIDI DELL’IRRESPONSABILITA’

IL PUNTO SUL MEDIO-VICINO ORIENTE

A scanso di geremiadi del tipo “non sapevamo-non volevamo-non avevamo capito”, rinfreschiamoci le idee. Tra le mosse più sconsiderate del presidente Trump vanno di recente ben tenute presenti il riconoscimento unilaterale del diritto d’Israele su Gerusalemme est, che le Nazioni Unite hanno formalmente contestato fino dal 1966 invitando il governo israeliano a rientrare nei confini della vigilia della “guerra dei Sei Giorni”, e anche sulle alture del Golan che, sempre secondo le Nazioni Unite, dovrebbero essere restituite alla Siria. La questione riveste particolare gravità sul piano del diritto internazionale in quanto gli USA sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con diritto di veto rispetto alle risoluzioni dell’assemblea: il che sottintende che, pur riconoscendo la legittimità di tali risoluzioni e impegnandosi a farle rispettare, il “veto” costituisce un’opposizione a qualunque forma di loro esecuzione pratica (il che, in caso di necessità, significherebbe l’uso della forza militare). Ora, visti gli effettivi rapporti di forza oggi in presenza e il carattere specifico delle posizioni israeliane, il “veto” statunitense ha comunque fino ad oggi evitato una guerra dalle conseguenze inimmaginabili. Ne è conseguito un equilibrio ambiguo, insoddisfacente, forse ingiusto, certo fondato sull’ossequio di fatto del diritto dinanzi alla forza: ma – con doloroso imbarazzo – per quanto è in me non me la sento di contestare le scelte di chi si è appellato al “male minore”. Ora però la scelta di Trump scompiglia questo quadro già fragile: a causa di essa una delle cinque potenze che dovrebbero essere garanti delle risoluzioni dell’ONU, e rimane tale anche quando con il loro “veto” ne proibiscono la traduzione in termini effettivi, rovescia il tavolo dell’equilibrio internazionale proclamando di fatto che l’Assemblea ha torto e il paese che le ha resistito ha ragione. E’ il promo e decisivo passo sulla via della distruzione dell’autorità dell’ONU. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 254/1

Domenica 7 luglio 2019. XIV domenica del Tempo Ordinario

EDITORIALE

UN RINGRAZIAMENTO E MOLTE SCUSE A VLADIMIR PUTIN

Vladimir Putin è, al giorno d’oggi, senza dubbio lo statista più interessante nel panorama mondiale. Direte che, messi come siamo, ci vuole poco. Può darsi: ma Putin è interessante lo stesso. Il suo è senza dubbio un governo autoritario e, se formalmente rispetta le norme di un sistema democratico rappresentativo all’occidentale, qualche dubbio sulla correttezza dei suoi uffici e della sua polizia  è ragionevole. Siamo tuttavia in una situazione incomparabilmente migliore della maggior parte dei governi e/o regimi dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina e forse anche di qualcuno europeo: governi e/o regimi che sovente sono ben accetti a Trump e alla NATO, e allora vengono promossi d’ufficio al rango di esemplari democrazie. Qualcuno invece si ostina a definire Putin un “dittatore”, uno alla stregua di un Maduro (che, intendiamoci, è a sua volta discutibile si possa definir come “dittatore”, ed è comunque sempre preferibile al suo antagonista, il traditore Guaidó al quale si può augurare solo la forca). Continua a leggere

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Minima Cardiniana 253/2

Domenica 20 giugno 2019. XIII Domenica del Tempo Ordinario. Santi Protomartiri

EFFEMERIDI DEL CAOS

DUE O TRE FATTI SUI QUALI MEDITARE…

Ne succedono davvero troppe, di cose: bisognerebbe avere una memoria da elefante e una ben collaudata  capacità di gerarchizzare le notizie distinguendo le davvero importanti (che i media tendono a celare o a dissimulare o a falsare) da quelle di scarso o nessun valore (dalle quali invece siamo di continuo bombardati in modo da farci perder di vista quel che davvero andrebbe invece seguito con attenzione). Combattere artigianalmente la disinformazione sistematica e ben sostenuta da un forte sistema di potere è arduo. Proviamoci, tuttavia. Il 27 scorso, a Brest, un attentato ha grevamente ferito l’imam Rachid El Jay, da tre anni colpito da una fatwa di quell’ISIS che, sconfitta nel suo tentativo di radicamento territoriale tra Siria e Iraq, sta incrementando la sua attività terroristica diffusa  allo scopo di rendere inevitabile quel nuovo scontro fra “Islam radicale” e Occidente che – come ormai Trump, l’Arabia Saudita e Netanyahu sono riusciti a far creder a molti di noi – sarebbe in atto a causa e per colpa dell’Iran sciita. Peccato solo che, col terrorismo internazionale di matrice salafita-wahhabita, l’Iran non abbia niente a che fare e che, anzi, ne sia il primo nemico. Peccato che l’estremismo sunnita tenda a coinvolgersi nella sua fitna antisciita.

El Jay rappresenta uno dei casi più limpidi di negazione del dogma, da noi molto diffuso, secondo il quale l’Islam sarebbe incapace di rinnovarsi e refrattario a convivere con la nostra società. Originariamente vicino al radicalismo salafita, dal 2016 egli è passato esplicitamente a sostenere la necessità di un franco e leale confronto tra le religioni nel contesto della vita sociale e culturale francese e a divenire uno dei personaggi più interessanti di quell’“Islam europeo” avversario dell’omogeneizzazione e dell’appiattimento che rischia di cancellare le diverse identità ma fautore di un loro franco, leale e pacifico confronto. E’ questa la linea da seguire: peccato che quella opposta venga sostenuta proprio da quelle forze politiche musulmane che, sul piano politico e militare, figurano fra i più decisi sostenitori dell’alleanza statunitense-atlantica. Contraddizione? Continua a leggere

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