Minima Cardiniana 267/6

Domenica 2 febbraio 2020, Purificazione della Beata Vergine Maria (“Candelora”)

IN MEMORIAM

È una rubrica mesta, che pubblico malvolentieri: ma che purtroppo è doverosa. Anzi, mi scuso per le sue lacune. In Brancaleone alle crociate, capolavoro come sapete di altissima cultura (e non scherzo), Lino Toffolo dice, alla vista di alcuni crociati massacrati dalla soldataglia eretica del vescovo Spadone abate di Resina: “Beati noi, ce sèmo rimasti vivi!”. È una considerazione pateticamente miserabile, degna della nostra condizione umana: una volta almeno nella vita l’abbiamo fatta tutti. Ma sappiamo che come consolazione non serve a un granché: e a volte non è vero nemmeno nell’immediato.
Quando si diventa vecchi (e, parafrasando Totò, dall’alto dei miei settantanove anni posso dire che io “lo divenni”), la scomparsa di personalità pubbliche o di amici personali ci lascia sempre più con la sensazione di trovarsi ogni giorno più solo al mondo. Non è allegra, la consapevolezza di essere dei superstiti. Quando se ne sono andati Umberto Eco, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Mario Monicelli, Alberto Sordi, Nino Manfredi, ho avuto la sensazione (che nel primo e nel terzo caso corrispondeva anche a una verità effettiva sul piano personale) che se ne andassero degli amici, e con loro il mondo ch’era stato mio, e che ormai ero un sopravvissuto. Per non parlare dei Maestri, di quelli grazie ai quali sono quello che sono e non è colpa loro se sono soltanto quello: Ernesto Sestan, Delio Cantimori, Eugenio Garin, Jacques Le Goff, Joshua Prawer, Giorgio Spini, Sergio Bertelli, Giuseppe Galasso, per non dire Attilio Mordini, Marco Tangheroni e Michele Piccirillo, alla morte dei quali non riesco ancora a rassegnarmi… Di Mariangela Melato solo a ricordarla mi si stringe il cuore: i suoi occhi sono davvero, come diceva Kipling, “Una luce che si spense”. E ovviamente non parlo dei genitori e dei parenti: quelli sono un capitolo doloroso a parte.
Ma almeno di certi studiosi ch’erano per giunta amici cari avrei dovuto parlare ogni volta che se ne andavano. Ho perduto spesso quest’occasione: ad esempio per Emanuele Severino, grande Maestro. E, fra coloro che magari sono stati noti solo a un gruppo – peraltro ampio e qualificato – di persone, ma che per me sono indimenticabili e insostituibili, Anna Barsanti: finissima storica dell’arte, amica delicata e piacevolissima, eccellente direttrice della succursale fiorentina del Middlebury College, Vermont, un’Università del New England alla quale debbo molte straordinarie estati passate tra 1978 e 1984 all’ombra delle Appalachian Mountains.
Qualche giorno fa è deceduto ottantaduenne, dopo una lunghissima malattia, l’amico Giovanni Cantoni, fondatore di “Alleanza Cattolica”: un gruppo al quale non ho mai appartenuto, rispetto al quale ho conservato una dissidenza su vari argomenti, ma che ho seguito da vicino anche per la presenza, finché è vissuto, di Marco Tangheroni. Ho conosciuto Giovanni grazie ad Attilio Mordini ed egli è stato per me un caro amico. Purtroppo, come appunto con i cari amici spesso accade, non gli ho mai reso un’ultima visita durante la sua vita. Mi è capitato anche con un amico fraterno, Neri Capponi, che pure negli ultimi tempi della sua esistenza mi aveva invitato insistentemente ad andarlo a trovare e l’avevo promesso, e volevo farlo… e non mi perdonerò mai di aver mancato a quella promessa. Ma succede: a me è successo troppe volte. Non sono riuscito a dare l’ultimo saluto né ad Attilio, né a Michele, né a Marco, né a Giovanni. Non ci riuscii neppure con mio nipote Enrico, ma lui aveva più o meno vent’anni e morì per un malaugurato incidente. Del resto – e spero che quanto sto per dire non suoni irridente né offensivo per nessuno: lo capirà chi ha animali domestici – ero lontano anche quando nel 1998 se ne andò il mio vecchio gatto Cagliostro che da quindici anni mi faceva compagnia e resta uno dei migliori e più cari amici che abbia mai avuto.
Per quanto riguarda Giovanni Cantoni, rimedierò: avrei dovuto pubblicare già questa settimana un suo adeguato ricordo, ma per motivi banalmente tecnici non ho potuto farlo. Rimedierò, a Dio piacendo, la settimana prossima.

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Minima Cardiniana 267/5

Domenica 2 febbraio 2020, Purificazione della Beata Vergine Maria (“Candelora”)

THE NEW CATHOLICS
Pubblico con piacere e dichiarandomi d’accordo sia con quanto dice Marletta, sia con il breve commento di Nieri.

The new-cattolics (ovvero: la deriva battista-evangelica dei “ritornati alla fede”)
Devo confessare che mi provocano una certa stizza (oltre che tenerezza), tutti quei Cattolici – di cui non metto in discussione la buona fede – che ormai da anni non fanno che uniformarsi pedissequamente a modelli protestantici anglo-sassoni illudendosi, magari, di rappresentare in tal modo “lo zoccolo duro” del Cristianesimo.
Il fenomeno, per carità, è comprensibile: si tratta spesso di persone che fino a 40 anni facevano tutt’altro; tornate (re-born, come dicono gli yankee) ad una qualche religiosità e che, a fronte del vuoto pneumatico delle parrocchie, non trovano nient’altro di meglio che attingere a modelli d’Oltreoceano (da dove, oltre che i panini di Mc, importiamo anche “religione”).
Queste persone non sono evangelici-protestanti, continuano a considerarsi Cattolici: ma nei fatti attingono gran parte del loro immaginario e sentimenti da tutt’altro mondo.
I risultati si vedono.
Innanzitutto – a dispetto di secoli di dottrina sociale – queste persone esaltano il liberal-capitalismo. Un po’ ingenuamente, credono che il liberal-capitalismo sia “il migliore dei mondi possibili”… sì, ma senza l’aborto e il gender (che è come dire: “un tumore maligno è bello ma non deve dare metastasi”). Ma d’altronde, e data l’estrazione sociale generalmente medio-alto borghese di questi new-converts, le questioni sociali a loro non interessano (e non riguardano) molto.
Sulle Scritture, naturalmente, vige il letteralismo più ottuso scambiato per “fedeltà” alla Bibbia (del tipo: “L’Arca di Noè conteneva anche i koala” o tutta la Fede salta!).
L’immaginario è ancora quello da Guerra Fredda (oltre l’Adriatico ci sono i “comunisti”, o comunque i loro discendenti camuffati da Pope con la barba…).
Sono concentrati unilateralmente sui temi “pro-life” e, naturalmente, l’80% delle loro tematiche gira attorno alla morale sessuale, secondo un cliché giansenista-vittoriano che fa un po’ sorridere – ma neanche tanto – se solo si pensa che i loro amici d’Oltreoceano hanno in media 3 matrimoni falliti alle spalle e *anta concubine (ma a loro, tutto si perdona).
Sulle questioni geopolitiche, poi, preferisco stendere un velo pietoso.
Il massimo del trash lo si coglie quando questi signori diffondono online “notizie certe” e “disamine storico-religiose” prese di peso da siti di tele-predicatori: “Monaco buddhista morto da giorni resuscita e grida che Buddha è all’inferno!”; “I Musulmani adorano la dea-luna (sic)”, “In Iran sono stati impiccati 1500 cristiani dall’inizio dell’anno”, o più innocentemente “Scoperto in Iraq il torsolo della mela di Adamo”, ecc. (e non pensiate che gli esempi me li sia inventati io…).
La cosa buffa è che il livello di quest’immaginario ricalca esattamente le modalità che, solo fino a qualche decennio fa, i medesimi Protestanti utilizzavano contro i Cattolici (“Gli Irlandesi puzzano e sacrificano a satana nella notte del 31 ottobre”; “I Papi bevono sangue di bambini per tenersi in forma”, e via delirando).
Insomma, se questa è l’alternativa alla chiesa-pop delle Pachamama e dei teologi-queer, beh, meglio soprassedere…
Gianluca Marletta

“Jesus he knows me, and he knows I’m right”, cantava Phil Collins nell’ultimo album di un certo spessore (artistico), ovvero il canto del cigno dei Genesis in versione ridotta. Si riferiva, il buon Phil, ai “televangelisti” americani che imperversavano su decine di canali tv nei primi anni novanta, ovvero i telepredicatori (tra i quali Robert Tilton, Jim Bakker, Larry Lea e Benny Hinn) che, dietro la promessa della “salvezza eterna”, riuscivano a estorcere ingenti somme di denaro ai loro fedeli. Una sorta di Wanna Marchi in chiave spirituale che però, al posto delle cianfrusaglie contro il malocchio, vendevano, appunto, la “salvezza”, ponendosi come tramite tra il padreterno e i poveri malcapitati (tantissimi).
Il breve articolo che avete appena letto, al di là dell’ironia (giustificata) che lo caratterizza, pone questioni fondamentali, sulle quali è nostra intenzione focalizzare l’attenzione perché crediamo sia assolutamente necessario approfondire. Lo faremo, già dalla prossima settimana. Perché le questioni sollevate riguardano la Fede e la sua crisi nell’epoca della secolarizzazione globalizzata; la concezione dell’“Occidente da difendere” tanto cara ai nostri cattolici che, nel tentativo di difenderlo, si sono sparpagliati in una diaspora di confessioni, movimenti, associazioni ognuna con la propria verità in tasca. Noi, in effetti, non abbiamo neanche la tasca per la verità. Ma riteniamo nostro dovere cercare di capire.
Il primo punto, essenziale, riguarda l’Occidente che dobbiamo difendere: è davvero l’Occidente della Cristianità tradizionale, quello che da parecchi decenni stiamo vivendo? O non è invece proprio l’Occidente moderno (individualismo, laicismo almeno latente, progressismo, primato di economia, finanza e tecnologia) che ormai ci separa nettamente dalle società nonostante tutto ancora in qualche misura tradizionali e che va sradicato? Qual è la vera rivoluzione da attuare? Resistere abbracciando il “liberalismo cattolico” (quello della concezione puritana-calvinista), oppure cercare di superarlo, per tornare a una concezione di società più equa e misurata?
È questo, a nostro avviso, il nocciolo della questione: non è forse la battaglia che sta cercando di combattere papa Francesco (considerato da molti, appunto una sorta di anticristo)?
David Nieri

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Minima Cardiniana 267/4

Domenica 2 febbraio 2020, Purificazione della Beata Vergine Maria (“Candelora”)

A PROPOSITO DI UN SIGNORE CHE AVREBBE POTUTO DIVENTARE SINDACO DI FERRARA
Non conosco il signor Nicola Lodi e non posso giudicarlo alla luce di quanto su di lui so dalle notizie on line e dalla stampa. Mi esimo dal formulare giudizi sulla sua intelligenza, sulla sua correttezza e sulla sua cultura: non sta a me farlo né m’interessa. Mi limito a ritenere, da cittadino, che le persone del suo tipo farebbero bene o a non occuparsi di politica o a rinnovare del tutto i loro metodi e magari la mentalità che c’è dietro. In politica si può essere anche volgari e si possono usare anche le minacce: ma bisogna saperlo fare (consiglio al riguardo la lettura di un libro che tutti citano e nessuno legge, il Mein Kampf di Adolf Hitler: lui sì che ci sapeva fare. E difatti, se e quando gli conveniva, era compitissimo, perfino charming). Il signor Lodi, soprattutto, dovrebbe rendersi conto di tre cose: primo, non si minaccia prima di esser sicuri di poterselo permettere (“non dire gatto se non l’hai nel sacco”), altrimenti si rischia il discredito definitivo; secondo, in politica è meglio non minacciare di colpire, ma aspettare il momento opportuno e colpire sul serio, altrimenti non si fa “molto male”, a dirla come si esprimerebbe appunto Lodi, se non a se stessi; terzo, e fondamentale: minacciare prima (e senza) poter poi agire è solo patetico velleitarismo; minacciare da una posizione di forza, come Lodi s’illudeva di avere, è imprudente e anche alquanto vigliacco; minacciare da una posizione d’inferiorità, come ad esempio da una forza d’opposizione, può essere imprudente ma è legittimo. Ora però, signor Lodi, vincitore o perdente che Lei sia stato in sede elettorale, voglia o non voglia proseguire la sua carriera politica, Lei ha contratto un debito con la società civile: quei nomi che minacciava di fare, li faccia; quelle cose che minacciava di rivelare, le riveli. E ne affronti le conseguenze. Magari, per Lei, sarà proprio questo per rimontare la china, metabolizzare la figuraccia che ha fatto e magari prepararsi alla rivincita. Fino ad ora, mi perdoni, ma ha fatto la figura di ominicchio, a dirla con Leonardo Sciascia. Ora non faccia il quacquaracquà. Sia uomo: denunzi apertamente, senza reticenze. Vuoti il sacco.

DAVID NIERI
Nicola Lodi, Ferrara e il “metodo Naomo”. Ovvero, tutto il degrado della politica italiana
Matteo Salvini credeva che il trionfo fosse ormai a portata di mano. Espugnare Ferrara, nel giugno 2019, a molti – e al leader del carroccio in particolare – era sembrato il primo passo per la conquista della “regione rossa” per eccellenza, l’Emilia-Romagna. Ma dallo scorso giugno molte cose sono cambiate e il trionfo non è arrivato. Chi scrive non pensa che quella della Lega in Emilia-Romagna sia stata, da un certo punto di vista – ovvero, l’aumento consistente delle preferenze – una vittoria. In una tornata elettorale, considerati soprattutto i tempi che corrono, si vince o si perde: bastano pochi giorni, un piccolo passo falso per spostare il bacino dei voti – dunque, la bilancia dei consensi – da una parte all’altra. Non esistono più gli elettori radicalizzati e fedeli, sono ormai scomparsi i partiti e le coalizioni che si combattono e si sfidano sui campi di battaglia “tradizionali”. Le elezioni del 26 gennaio hanno rappresentato forse un’occasione unica per il centrodestra a trazione leghista, ma gli elettori hanno dato ragione al candidato di centrosinistra, il presidente Stefano Bonaccini, che è stato dunque riconfermato. Ormai è inutile piangere e recriminare sui dettagli: non si è trattato, con tutta probabilità, del “candidato non all’altezza”. Il problema della Lega, forse destinato ad amplificarsi, è un altro.
A molti non piace l’atteggiamento del leader, le cui “uscite” mediatiche appaiono spesso fuori luogo. Dal Papeete al rosario, dal citofono alle felpe, la sovraesposizione mediatica di Matteo Salvini pare degna di un bulletto, di un capo-ultrà leader della curva, piuttosto che di un partito politico che sembra destinato – secondo molti – a governare il paese come il più forte in termini percentuali della coalizione di centrodestra. Vero, si dice, bisogna guardare ai contenuti. E viene naturalmente da chiedersi quali siano. Ma la politica non è un teatrino, non è un Truman show gestito esclusivamente da spin-doctors, proclami, slogan e urla sguaiate. O meglio, non dovrebbe esserlo. In questo senso, il problema è senz’altro bipartisan. Ma i toni, quelli peggiori, sono spesso appannaggio degli esponenti della Lega. Non sempre, ma spesso.
Un esempio si è avuto nei giorni immediatamente precedenti le elezioni regionali. Ed è accaduto proprio lì, a Ferrara, la città del “primo passo” verso la conquista della regione più ostica, dunque del paese. Protagonista, il vicesindaco Nicola Lodi, detto “Naomo” – il soprannome è tutto un programma –, che, alla vigilia delle elezioni, chiamato a rispondere a proposito di un presunto scandalo (in realtà poco presunto) che ha coinvolto il vicecapogruppo della Lega, Stefano Solaroli, e la consigliera comunale “dissidente” Anna Ferraresi, dello stesso partito, incoraggiata ad accettare un posto di lavoro in modo da abbandonare il suo incarico istituzionale, ha sbottato a “Piazzapulita” minacciando di fare “un culo così” a tutti gli avversari all’indomani della vittoria, per lui sicura. Ha promesso di “fare i nomi” di tutti i coinvolti – ovviamente di centrosinistra – in assunzioni istituzionali pilotate, di interi “alberi genealogici” piazzati nelle partecipate, oltre a vari altri malaffari. Ha promesso, ma, a quanto mi risulta, non ha mantenuto. Ecco, vorremmo invitarlo a procedere, anche se l’esito delle elezioni è stato diverso rispetto a quanto da lui auspicato. Faccia i nomi, perdio! Perché avremmo bisogno di sapere; perché dovremmo ricominciare a pensare la politica in modo diverso; perché avremmo necessità di una classe dirigente con una funzione civica e morale. Tutto il contrario rispetto ai modi e ai toni di Nicola Lodi, ai “Vaffa-day”, ai bunga bunga, al leader di Forza Italia – esiste ancora? – che, godendosi il successo della candidata alla Regione Calabria, Jole Santelli, ne elenca le virtù in conferenza stampa, rammaricandosi del fatto che a lui, in vent’anni, non si sia mai concessa (in modo più volgare, ovviamente).
La politica attuale come specchio del degrado del nostro paese? Evidentemente sì. La manifestazione del deterioramento, da una parte, nei toni e nei modi; della nullità delle proposte, dall’altra.
Tornando all’eroe ferrarese, ovvero Nicola Lodi, sia detto per inciso che su di lui paiono gravare diverse denunce – cinque sentenze a carico: reati lievi, certo, ma reati – e un ammonimento per stalking. Vive in un alloggio popolare senza averne diritto – prima gli italiani! –, che ha “modificato” a suo piacimento senza le autorizzazioni necessarie: antenna parabolica, climatizzatori, vasca idromassaggio, nuovi pavimenti e rivestimenti. Piccoli dettagli? No, non lo sono.
Il problema è che sono tanti i Nicola Lodi che si annidano in politica e nella società civile. E questo è l’esito di una classe dirigente formatasi sull’incultura e sulla mancanza di rispetto verso il prossimo, che si trasforma in spontaneo disprezzo nei confronti dell’avversario di turno solo perché avversario.
Non so quale possa essere, in questo senso, il futuro della Lega. Quali possano essere, alla lunga, i vantaggi che tali esponenti possano regalare alla causa. Credo invece che, per ricreare un tessuto sociale degno di chiamarsi tale, sia necessario un radicale cambio di passo, di toni e di modi. A partire dalla “classe politica”.
David Nieri

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Minima Cardiniana 267/3

Domenica 2 febbraio 2020, Purificazione della Beata Vergine Maria (“Candelora”)

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO DEL 19 SETTEMBRE 2019
Questo documento andrebbe letto e commentato riga per riga e parola per parola. Soprattutto nelle scuole, per insegnare come si dovrebbe ragionare se si usassero un minimo di buon senso e di onestà intellettuale e come invece si sragiona quando si è accecati dal conformismo e dal bisogno di far della demagogia e del terrorismo ideologico. Fatica d’altro canto frustrante: ne usciremmo con un’impressione, forse ohimè non errata, molto misera a proposito del livello culturale e politico e anche morale dei nostri eurodeputati (fatte sempre le dovute eccezioni). Non si vota un documento così pedestre e così infame: se lo si fa, i casi sono tre: o si è degli imbecilli, o si è dei corrotti, o si è degli ignoranti piramidali. A meno di non essere entrambe (cioè tutte e tre) le cose insieme. Dal canto nostro, non è detto che non ci torneremo sopra. Ricordate che cosa dice padre Cristoforo a don Rodrigo? “Hai passato la misura: e non ti temo più”. Intanto, mi limito a qualche rapido commento in corsivo, per segnare i punti fondamentali da discutere, da contestare o da rifiutare. Poi, anche con la vostra collaborazione, vedremo.

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa (2019/2819(RSP))
Il Parlamento europeo,
– visti i principi universali dei diritti umani e i principi fondamentali dell’Unione europea in quanto comunità basata su valori comuni,
– vista la dichiarazione rilasciata dal primo Vicepresidente Timmermans e dalla Commissaria Jourová il 22 agosto 2019, alla vigilia della Giornata europea di commemorazione delle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari,
– vista la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite adottata il 10 dicembre 1948,
– vista la sua risoluzione del 12 maggio 2005 sul sessantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Europa, l’8 maggio 19451,
– vista la risoluzione 1481 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, del 26 gennaio 2006, relativa alla necessità di una condanna internazionale dei crimini dei regimi totalitari comunisti,
– vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale2,
– vista la Dichiarazione di Praga sulla coscienza europea e il comunismo, adottata il 3 giugno 2008,
– vista la sua dichiarazione sulla proclamazione del 23 agosto come Giornata europea di commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo, approvata il 23 settembre 20083,
– vista la sua risoluzione del 2 aprile 2009 su coscienza europea e totalitarismo4,
– vista la relazione della Commissione del 22 dicembre 2010 sulla memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa (COM(2010)0783),
– viste le conclusioni del Consiglio del 9-10 giugno 2011 sulla memoria dei crimini commessi dai regimi totalitari in Europa,
– vista la Dichiarazione di Varsavia del 23 agosto 2011 sulla Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari,
– vista la dichiarazione congiunta del 23 agosto 2018 dei rappresentanti dei governi degli Stati membri dell’Unione europea per commemorare le vittime del comunismo,
– vista la sua storica risoluzione sulla situazione in Estonia, Lettonia e Lituania, approvata il 13 gennaio 1983 in risposta al cosiddetto “appello baltico”, presentato da 45 cittadini di detti paesi,
– viste le risoluzioni e le dichiarazioni sui crimini dei regimi totalitari comunisti, adottate da vari parlamenti nazionali,
– visto l’articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,
A. considerando che quest’anno si celebra l’ottantesimo anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale, che ha causato sofferenze umane fino ad allora inaudite e ha portato all’occupazione di taluni paesi europei per molti decenni a venire;
B. considerando che ottanta anni fa, il 23 agosto 1939, l’Unione Sovietica comunista e la Germania nazista firmarono il trattato di non aggressione, noto come patto Molotov-Ribbentrop, e i suoi protocolli segreti, dividendo l’Europa e i territori di Stati indipendenti tra i due regimi totalitari e raggruppandoli in sfere di interesse, il che ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale;
Considerare il patto Ribbentrop-Molotov come la principale se non l’unica causa della seconda guerra mondiale è, più che semplicistico, errato (e assolve la vera causa, sia pure “lontana”, di tutto: i patti di Parigi del 1919-20, vera sciagura del nostro secolo gli effetti della quale non sono ancora esauriti).
C. considerando che, come diretta conseguenza del patto Molotov-Ribbentrop, seguito dal “trattato di amicizia e di frontiera” nazi-sovietico del 28 settembre 1939, la Repubblica polacca fu invasa prima da Hitler e due settimane dopo da Stalin, eventi che privarono il paese della sua indipendenza e furono una tragedia senza precedenti per il popolo polacco; che il 30 novembre 1939 l’Unione Sovietica comunista iniziò una guerra aggressiva contro la Finlandia e nel giugno 1940 occupò e annesse parti della Romania, territori che non furono mai restituiti, e annesse le Repubbliche indipendenti di Lituania, Lettonia ed Estonia;
Ma le potenze liberali occidentali non furono obiettivamente complici di Stalin, fino all’accordo di Yalta e oltre? Non restituirono ai comunisti i prigionieri russo-bianchi, baltici e croati a torto o sia pure in gran parte a ragione accusati di collaborazionismo sapendo quale sorte li attendesse? E perché, se Stalin era complice della fine della libertà polacca, nel nome della difesa del popolo polacco Francia e Inghilterra non dichiararono guerra anche a lui?
D. considerando che, dopo la sconfitta del regime nazista e la fine della Seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei sono riusciti a procedere alla ricostruzione e a intraprendere un processo di riconciliazione, mentre per mezzo secolo altri paesi europei sono rimasti assoggettati a dittature, alcuni dei quali direttamente occupati dall’Unione sovietica o soggetti alla sua influenza, e hanno continuato a essere privati della libertà, della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico;
E. considerando che, sebbene i crimini del regime nazista siano stati giudicati e puniti attraverso i processi di Norimberga, vi è ancora un’urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo e di altre dittature;
Quali altre dittature? Per esempio Saddam, fino a quando la sua guerra contro l’Iran fu utile agli USA e ai governi occidentali, fu il “presidente del sorriso”; solo più tardi diventò il Nuovo Hitler, analogo destino subì Gheddafi.
F. considerando che in alcuni Stati membri la legge vieta le ideologie comuniste e naziste;
Allora: il problema è il nazismo o lo stalinismo? Qui il testo è costantemente ambiguo.
G. considerando che, fin dall’inizio, l’integrazione europea è stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all’Olocausto, e all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell’Europa centrale e orientale, nonché un mezzo per superare profonde divisioni e ostilità in Europa attraverso la cooperazione e l’integrazione, ponendo fine alle guerre e garantendo la democrazia sul continente; che per i paesi europei che hanno sofferto a causa dell’occupazione sovietica e delle dittature comuniste l’allargamento dell’UE, iniziato nel 2004, rappresenta un ritorno alla famiglia europea alla quale appartengono;
H. considerando che occorre mantenere vivo il ricordo del tragico passato dell’Europa, onde onorare le vittime, condannare i colpevoli e gettare le basi per una riconciliazione fondata sulla verità e la memoria;
Quid est Veritas? Quanto alla memoria, dev’essere “a trecentossessantacinque gradi” o riguardare solo alcuni crimini, ingigantendoli magari per nasconderne altri?
I. considerando che la memoria delle vittime dei regimi totalitari, il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo, nonché la sensibilizzazione a tale riguardo, sono di vitale importanza per l’unità dell’Europa e dei suoi cittadini e per costruire la resilienza europea alle moderne minacce esterne;
J. considerando che trent’anni fa, il 23 agosto 1989, ricorreva il cinquantesimo anniversario del patto Molotov-Ribbentrop e le vittime dei regimi totalitari sono state commemorate nella Via Baltica, una manifestazione senza precedenti cui hanno partecipato due milioni di lituani, lettoni ed estoni, che si sono presi per mano per formare una catena umana da Vilnius a Tallinn, passando attraverso Riga;
Splendida manifestazione, con una regia perfetta. Che dimostra che cosa?
K. considerando che, nonostante il 24 dicembre 1989 il Congresso dei deputati del popolo dell’URSS abbia condannato la firma del patto Molotov-Ribbentrop, oltre ad altri accordi conclusi con la Germania nazista, nell’agosto 2019 le autorità russe hanno negato la responsabilità di tale accordo e delle sue conseguenze e promuovono attualmente l’interpretazione secondo cui la Polonia, gli Stati baltici e l’Occidente sarebbero i veri istigatori della Seconda guerra mondiale;
L. considerando che la memoria delle vittime dei regimi totalitari e autoritari, il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo, nonché la sensibilizzazione a tale riguardo, sono di vitale importanza per l’unità dell’Europa e dei suoi cittadini e per costruire la resilienza europea alle moderne minacce esterne;
Quali sarebbero le dittature “di altro tipo”? Quelle ad esempio concepite, promosse e finanziate dagli USA e da alcuni paesi europei in varie contrade di America latina, Africa e Asia? E allora fuori i nomi di tutti, compresi quelli di alcuni che il Parlamento europeo continua a coprire e magari ad omaggiare.
M. considerando che gruppi e partiti politici apertamente radicali, razzisti e xenofobi fomentano l’odio e la violenza all’interno della società, per esempio attraverso la diffusione dell’incitamento all’odio online, che spesso porta a un aumento della violenza, della xenofobia e dell’intolleranza;
Contro la diffusione dell’odio ecc., che è un crimine, funzionano in tutti i paesi i codici penali. Il punto è che qui si adombra un delitto specifico, il “reato d’opinione”. Concepire tale reato è obiettivamente un liberticidio.
1. ricorda che, come sancito dall’articolo 2 TUE, l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; rammenta che questi valori sono comuni a tutti gli Stati membri;
E allora perché non è ancora emersa una condanna precisa di quell’altra forma di totalitarismo, quella costituita dalla plurisecolare oppressione colonialista della quale l’Europa fu promotrice e sfruttatrice ben prima del nazismo e del comunismo? E perché non si condanna il nuovo vero totalitarismo, dello delle lobbies internazionali, della fine della privacy, dell’eutanasia tecnologica delle coscienze e del “pensiero unico”?
2. sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d’Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti, in base ai quali due regimi totalitari, che avevano in comune l’obiettivo di conquistare il mondo, hanno diviso l’Europa in due zone d’influenza;
Analisi storica che, se non fosse in perfetta malafede, sarebbe di una pateticità unica, roba da sottosviluppati mentali e culturali e da disinformazione che rasenta l’analfabetismo, dopo tutto ciò che al riguardo è stato detto e scritto in sedi scientificamente competenti.
3. ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità, e rammenta l’orrendo crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista; condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari;
Purtroppo quella portata non è affatto “inaudita”: i genocidi e i massacri c’erano prima (cfr. pellerossa, aborigeni australiani, interi popoli africani ecc.) e sono continuati anche dopo la scomparsa di Hitler e di Stalin; la “massima fermezza”, considerando quello che oggi accade dalla Palestina all’Afghanistan e anche quel “genocidio camuffato e diffuso” che è la migrazione in Mediterraneo, della quale si continua a tacere i veri responsabili ultimi (p.es. le lobbies che sfruttano spietatamente l’Africa) è un’espressione così pateticamente imbecille che farebbe ridere… se non ci fosse da piangere.
4. esprime il suo profondo rispetto per ciascuna delle vittime di questi regimi totalitari e invita tutte le istituzioni e gli attori dell’UE a fare tutto il possibile per garantire che gli orribili crimini totalitari contro l’umanità e le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani siano ricordati e portati dinanzi ai tribunali, nonché per assicurare che tali crimini non si ripetano mai più; sottolinea l’importanza di mantenere vivo il ricordo del passato, in quanto non può esserci riconciliazione senza memoria, e ribadisce la sua posizione unanime contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia;
Dal che si evince che il parlamento europeo ha “profondo rispetto” solo per le vittime dei regimi che esso qualifica totalitari; con tali premesse, il fervorino sul “ricordo del passato” è semplicemente e puramente ignobile.
5. invita tutti gli Stati membri dell’UE a formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista;
Ci saremmo aspettati allora dal parlamento europeo una dichiarazione seriamente chiara e fondata sui princìpi che esso pretende da altri soggetti.
6. condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione;
Peccato che una definizione soddisfacente del totalitarismo manchi; e che questo punto autorizzi implicitamente, appunto, altre forme di totalitarismo.
7. condanna il revisionismo storico e la glorificazione dei collaboratori nazisti in alcuni Stati membri dell’UE; è profondamente preoccupato per la crescente accettazione di ideologie radicali e per il ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza nell’Unione europea ed è turbato dalle notizie di collusione di leader politici, partiti politici e forze dell’ordine con movimenti radicali, razzisti e xenofobi di varia denominazione politica in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a condannare con la massima fermezza tali accadimenti, in quanto compromettono i valori di pace, libertà e democrazia dell’UE;
Quello che il parlamento europeo chiama (senza definirlo) revisionismo storico corrisponde in buona parte al libero esercizio della critica storica, che non può se non essere fondato anche sulla revisione critica e documentata dei pareri storici precedenti. Il Parlamento europeo non ha autorità alcuna sull’autonomia e la libertà della ricerca scientifica e il solo concepirlo è, di per sé, sintomo di velleitarismo totalitario.
8. invita tutti gli Stati membri a celebrare il 23 agosto come la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari a livello sia nazionale che dell’UE e a sensibilizzare le generazioni più giovani su questi temi inserendo la storia e l’analisi delle conseguenze dei regimi totalitari nei programmi didattici e nei libri di testo di tutte le scuole dell’Unione; invita gli Stati membri a promuovere la documentazione del tragico passato europeo, ad esempio attraverso la traduzione dei lavori dei processi di Norimberga in tutte le lingue dell’UE;
Contropropongo la celebrazione della Giornata del 3 gennaio, anniversario dell’assassinio del generale Qassem Soleimani, come Giornata Europea di Commemorazione di tutti gli Eroi della lotta contro la violenza postcolonialista e la tirannia mondialista.
9. invita gli Stati membri a condannare e contrastare ogni forma di negazione dell’Olocausto, compresa la banalizzazione e la minimizzazione dei crimini commessi dai nazisti e dai loro collaboratori, e a prevenire la banalizzazione nei discorsi politici e mediatici;
Chi stabilisce le negazioni, le banalizzazioni e le minimalizzazioni? Una seria commissione internazionale di studiosi competenti o chi altro? Come si previene la banalizzazione? Semplicemente chiudendo microfoni e tappando bocche anziché replicare con un serio e ponderato dibattito? Questo punto è una pura e semplice istigazione al liberticidio.
10. chiede l’affermazione di una cultura della memoria condivisa, che respinga i crimini dei regimi fascisti e stalinisti e di altri regimi totalitari e autoritari del passato come modalità per promuovere la resilienza alle moderne minacce alla democrazia, in particolare tra le generazioni più giovani; incoraggia gli Stati membri a promuovere l’istruzione attraverso la cultura tradizionale sulla diversità della nostra società e sulla nostra storia comune, compresa l’istruzione in merito alle atrocità della Seconda guerra mondiale, come l’Olocausto, e alla sistematica disumanizzazione delle sue vittime nell’arco di alcuni anni;
La cultura condivisa si crea negando l’ascolto a chi con argomenti seri e articolati rifiuta di definirla tale finché non si arrivi sul serio a una condivisione corretta?
11. chiede inoltre che il 25 maggio (anniversario dell’esecuzione del comandante Witold Pilecki, eroe di Auschwitz) sia proclamato “Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo”, in segno di rispetto e quale tributo a tutti coloro che, combattendo la tirannia, hanno reso testimonianza del loro eroismo e di vero amore nei confronti dell’umanità, dando così alle future generazioni una chiara indicazione dell’atteggiamento giusto da assumere di fronte alla minaccia dell’asservimento totalitario;
Cfr. la replica al punto 8
12. invita la Commissione a fornire un sostegno effettivo ai progetti di memoria e commemorazione storica negli Stati membri e alle attività della Piattaforma della memoria e della coscienza europee, nonché a stanziare risorse finanziarie adeguate nel quadro del programma “Europa per i cittadini” per sostenere la commemorazione e il ricordo delle vittime del totalitarismo, come indicato nella posizione del Parlamento sul programma “Diritti e valori” 2021-2027;
Chi controlla la serietà e l’adeguatezza di tale programma?
13. dichiara che l’integrazione europea, in quanto modello di pace e di riconciliazione, è il frutto di una libera scelta dei popoli europei, che hanno deciso di impegnarsi per un futuro comune, e che l’Unione europea ha una responsabilità particolare nel promuovere e salvaguardare la democrazia e il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, sia all’interno che all’esterno del suo territorio;
Questo è l’Elogio dell’Acqua Fresca, sul quale siamo tutti d’accordo: se è la fiera delle banalità che stiamo valutando, e non un documento serio, allora va tutto bene. Ricordate il formidabile Quelli della Notte di Renzo Arbore? Queste sono le tipiche “Leggi Catalano”, quelle del trombettista Massimo Catalano, autore di sentenze di altissimo tenore filosofico quali la presente: “Meglio vivere a lungo, sani, ricchi e felici che morir giovani dopo lunga malattia, poveri e maltrattati”.
14. sottolinea che, alla luce della loro adesione all’UE e alla NATO, i paesi dell’Europa centrale e orientale non solo sono tornati in seno alla famiglia europea di paesi democratici liberi, ma hanno anche dato prova di successo, con l’assistenza dell’UE, nelle riforme e nello sviluppo socioeconomico; sottolinea, tuttavia, che questa opzione dovrebbe rimanere aperta ad altri paesi europei, come previsto dall’articolo 49 TUE;
“In seno alla famiglia europea” città come Berlino, Praga e Varsavia c’erano grazie a Dio sempre state per la buona e semplice ragione che senza di esse, e tante altre come loro, l’Europa sarebbe impensabile e inconcepibile: è stato il patto di Yalta che ha sancito al divisione dell’Europa, non l’unilaterale volontà del generalissimo Stalin; mentre la NATO era già fin dalla nascita un’organizzazione per la “difesa preventiva”, alla quale l’URSS non poteva non rispondere se non col Patto di Varsavia; oggi la NATO ha mutato scopi e ha rivelato di essere quello che era anche prima e molto di più, un’organizzazione controllata dagli USA per egemonizzare l’Europa largamente a spese dell’economia, della dignità e della libertà degli europei. La NATO è una vergogna da cancellare quanto prima e il suo collegarla automaticamente all’Unione Europea è stato un crimine ancor prima che un errore.
15. sostiene che la Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e che il suo sviluppo in uno Stato democratico continuerà a essere ostacolato fintantoché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a insabbiare i crimini del regime comunista e ad esaltare il regime totalitario sovietico; invita pertanto la società russa a confrontarsi con il suo tragico passato;
Chi autorizza il Parlamento europeo a esprimersi in questo modo nei confronti di un grande paese e di un grande popolo? Chi lo autorizza a ritenere che il processo politico di qualunque stato debba essere a senso unico esclusivamente quello delle democrazie parlamentari occidentali?
16. è profondamente preoccupato per gli sforzi dell’attuale leadership russa volti a distorcere i fatti storici e a insabbiare i crimini commessi dal regime totalitario sovietico; considera tali sforzi una componente pericolosa della guerra di informazione condotta contro l’Europa democratica allo scopo di dividere l’Europa e invita pertanto la Commissione a contrastare risolutamente tali sforzi;
Parliamone, della “guerre di informazione”: parliamo per esempio di quella delle “pericolose armi di distruzione di massa” sulla base delle quali, dal 2003 in poi, si è distrutto l’Iraq; parliamo della ragione per la quale da anni ed anni a Guantanamo c’è gente illegalmente sequestrata dal governo degli USA e nessuno controlla in che stato viva durante la detenzione. È questa che chiamate “libertà d’informazione”, Tartarini di merda?
17. esprime inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti;
A Bhopal, in India, ci sono ancora migliaia di famiglie che aspettano di essere risarcite dalla lobby multinazionale della chimica Union Carbide. Siamo sicuri che i simboli della Union Carbide siano banditi tanto nella sfera pubblica quanto a fini commerciali?
18. osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.) che esaltano regimi totalitari, il che spiana la strada alla distorsione dei fatti storici circa le conseguenze della Seconda guerra mondiale, nonché alla propagazione di regimi politici totalitari;
E come la mettiamo con la conservazione della memoria storica, che non è detto debba essere riservata soltanto a ciò ch’è ritenuto del tutto buono e positivo. O distruggeremo la cattedrale di Siviglia perché ci si tenevano processi inquisitoriali? O il Pantheon di Parigi, che durante la Rivoluzione ghigliottinatrice fu usato come tempio delle glorie rivoluzionarie? O la Casa Bianca, dalla quale partivano i decreti genocidi contro i Native Americans?
19. condanna il fatto che forze politiche estremiste e xenofobe in Europa ricorrano con sempre maggior frequenza alla distorsione dei fatti storici e utilizzino simbologie e retoriche che richiamano aspetti della propaganda totalitaria, tra cui il razzismo, l’antisemitismo e l’odio nei confronti delle minoranze sessuali e di altro tipo;
Con quali misure serie il Parlamento europeo intende evitare la “distorsione die fatti storici”, vale a dire qualcosa che è connaturato alla storia stessa? O credete forse che, dalle iscrizioni sugli obelischi faraonici dell’antico Egitto al testo inciso sull’Ara Pacis, ci fossero immortalate grandi e incontrovertibili Verità, o non anche spudorate menzogne?
20. esorta gli Stati membri ad assicurare la loro conformità alle disposizioni della decisione quadro del Consiglio, in modo da contrastare le organizzazioni che incitano all’odio e alla violenza negli spazi pubblici e online, nonché a vietare di fatto i gruppi neofascisti e neonazisti e qualsiasi altra fondazione o associazione che esalti e glorifichi il nazismo e il fascismo o qualsiasi altra forma di totalitarismo, rispettando nel contempo l’ordinamento giuridico e le giurisdizioni nazionali;
Spiegare bene e in dettaglio come si faccia a “contrastare le organizzazioni che incitano all’odio eccetera” e a “vietare di fatto eccetera”, però “rispettando nel contempo l’ordinamento giuridico e le giurisdizioni nazionali” senza ricorrere allo strumento del reato d’opinione.
21. sottolinea che il tragico passato dell’Europa dovrebbe continuare a fungere da ispirazione morale e politica per far fronte alle sfide del mondo odierno, come la lotta per un mondo più equo e la creazione di società aperte e tolleranti e di comunità che accolgano le minoranze etniche, religiose e sessuali, facendo in modo che tutti possano riconoscersi nei valori europei;
La lotta contro la colossale ingiustizia della società presente, frutto della globalizzazione neocapitalista, non può che esser combattuta sulla base dell’esigenza di una più equa ridistribuzione della ricchezza e di una lotta serrata all’organizzazione lobbistica dei Signori di Davos, nonché nel nome non già dell’“eliminazione della povertà” (“I poveri li avrete sempre con Voi”, dice il Signore), ma della miseria e dell’umiliazione, dell’abbrutimento ch’essa comporta specie a paragone dello spettacolo della ricchezza smodata e ma impiegata. Questa mi risulta la lotta di papa Francesco, alla quale il Parlamento europeo non si è mai confermato.
22. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla Duma russa e ai parlamenti dei paesi del partenariato orientale.
Confido che la Duma russa e almeno alcuni paesi del partenariato orientale tratteranno il documento del Parlamento europeo come merita. Mi esimo, in quanto sono un signore e rifuggo dal turpiloquio, dall’indicare in quale modo corretto tale documento dovrebb’essere trattato (e magari su quale tipo di carta dovrebb’essere stampato, per quanto la dignità della forma dei volumina sia, fino dall’antico Egitto, nota a tutti).

1 GU C 92 E del 20.4.2006, p. 392.
2 GU L 328 del 6.12.2008, p. 55.
3 GU C 8 E del 14.1.2010, p. 57.
4 GU C 137 E del 27.5.2010, p. 25.

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