Minima Cardiniana 279/0

Domenica 26 aprile 2020, San Marcellino

“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”, Luca, 24,29
“Tuo fratello risorgerà”, Giovanni, 11, 23
“Perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto”, Luca, 24,5-6.

OMAGGIO A UN UOMO LIBERO

Questo Minimum Cardinianum è atipico: e Dio sa se vorrei non trovarmi mai a dedicargli qualcosa di questo genere. Ma quello che è successo fa parte della vita di tutti noi e di ciascuno di noi.
Giulietto Chiesa – cittadino, uomo politico, parlamentare, scrittore, giornalista, polemista – era anzitutto tre cose: era buono, onesto e coraggioso. Forse in vita sua ha commesso molti sbagli: come tutti. Forse non tutte le sue idee erano sottoscrivibili: come quelle di ciascuno di noi. Ma è uno che non ha mai abbandonato il combattimento in prima linea per i valori nei quali credeva; uno che ad essi non ha mai anteposto nulla, compresi – e soprattutto – la sua immagine e il suo personale interesse.
Noi tutti che lo abbiamo apprezzato, che gli siamo stati amici, che abbiamo condiviso le sue battaglia, siamo certi che non lo scorderemo.
Nella prima scena dell’Atto secondo del
Flauto magico, scritto da Emanuel Schikaneder e musicato da Wolfgang Amadeus Mozart, il Gran Sacerdote Sarastro presenta al collegio dei Sacerdoti il principe Tamino, dichiarandolo degno per purezza e virtù di aspirare alla vista della grande luce della saggezza. I Sacerdoti chiedono a Sarastro se egli è in possesso dei requisiti a ciò necessari: Sarastro risponde affermativamente. L’ultimo a interloquire esprime un dubbio sulla capacità del candidato di sopportare disagi che non ha mai conosciuto, in quanto è un principe. Ma Sarastro risponde: “È di più: è un uomo!”.
Giulietto ha meritato questo medesimo elogio.

INDICE
1. GIULIETTO CHIESA. UN PROFILO BIO-BIBLIOGRAFICO
2. COMUNICATO DEL COMITATO “NO GUERRA – NO NATO”
3. TESTIMONIANZE: ALESSANDRO BEDINI, FRANCO CARDINI MARINA MONTESANO, DAVID NIERI

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Domenica 26 aprile 2020, San Marcellino

GIULIETTO CHIESA. UN PROFILO BIO-BIBLIOGRAFICO

Giulietto Chiesa, di famiglia originaria di Carrega Ligure nell’Alta Val Borbera, nacque il 4 settembre ad Acqui Terme, la più piemontese delle terre liguri; o, se si preferisce, la più ligure delle terre piemontesi. E aveva le qualità di entrambe quelle terre vicine eppur diverse: la sobrietà e l’asciuttezza dei liguri, la severità e la tenacia dei piemontesi.
Dopo essersi occupato tra 1967 e 1968 di politica e di organizzazione degli studenti universitari dell’Unione Goliardica Italiana e dirigente della Federazione Giovanile Comunista Italiana, fu dal 1979 al 1980 dirigente della federazione di Genova del Partito Comunista italiano e, dal 1975 al 1979, capogruppo del PCI nel Consiglio Provinciale della medesima città che – nonostante i numerosi e lunghi viaggi – avrebbe continuato per sempre ad essere profondamente “sua”. Si distinse per il rigore e la vivacità con la quale criticò il “nuovo corso” del PCI, manifestando posizioni che rifuggivano da tatticismi o da visioni troppo ristrette della politica internazionale e non temevano di apparire impopolari nel suo stesso partito nella misura in cui continuavano, con profonda libertà critica, ad apprezzare le linea a e le scelte dell’Unione Sovietica.
Entrato quindi in dissidio con il PCI ligure entrò in quanto giornalista professionista ne L’Unità e fu inviato da quel giornale a Mosca come corrispondente per le Olimpiadi del 1980. Vi rimase a lungo, mostrando anche in quelle funzioni libertà e indipendenza di giudizio tali che l’agenzia ufficiale sovietica TASS ne chiese la rimozione: e si dovette a Enrico Berlinguer se quelle pressioni non ebbero effetto. Continua a leggere

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Domenica 26 aprile 2020, San Marcellino

COMUNICATO DEL COMITATO “NO GUERRA-NO NATO”

GIULIETTO CHIESA
Fino all’ultimo in prima linea nella lotta per attuare l’Articolo 11 della Costituzione, per portare l’Italia fuori dal sistema di guerra
Giulietto Chiesa è morto poche ore dopo aver concluso, nel 75° Anniversario della Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale, il Convegno internazionale del 25 aprile Liberiamoci dal virus della guerra.
Da quando cinque anni fa abbiamo costituito il Comitato “No Guerra-No Nato”, siamo stati insieme a lui nel continuo impegno per fornire una informazione veritiera sulle cause reali delle guerre; per un’Italia sovrana e neutrale, fuori dalla Nato e da ogni altra alleanza militare; per l’eliminazione totale delle armi nucleari e delle altre armi di distruzione di massa; per mettere fine allo spreco di enormi risorse destinate ad armi e guerre; per un nuovo sistema economico e sociale che elimini le cause che sono all’origine delle guerre.
Ricordiamo le ultime parole pronunciate da Giulietto Chiesa alla conclusione del Convegno del 25 aprile, alla fine dell’impegno politico della sua intera vita. Parole veritiere, crude, sulla gravità del momento che viviamo. Parole che chiamano alla lotta per riconquistare le libertà costituzionali: Continua a leggere

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TESTIMONIANZE

ALESSANDRO BEDINI
Non capita spesso di imbattersi in personaggi i quali, non accontentandosi del panem et circenses, si spingono oltre i limiti del politicamente corretto. Oltre quei confini geometricamente perimetrati dal pensiero unico, caratterizzati dal buonismo mieloso dei padroni dei mass media, imbevuti di luoghi comuni che vengono spacciati per autorevoli analisi socio-politiche. Giulietto Chiesa non era fatto di quella pasta, non andava d’accordo con chi si accontentava di ripetere i soliti mantra del neoliberismo, delle guerre umanitarie, delle magnifiche sorti et progressive di un Occidente i cui valori si fondano sul libero mercato (libero per chi?), sulle speculazioni finanziarie, sul sistematico sfruttamento di popolazioni rese povere da un neocolonialismo che Giulietto non si stancava mai di denunziare. Per questo aveva fondato una emittente televisiva controcorrente, come il suo pensiero, Pandora Tv, ascoltando la quale si riusciva molto spesso a spingersi, come Alice, oltre lo specchio del déjà vu, dello scontato, del conforme. Anche quando non si era d’accordo con Giulietto, non si poteva fare a meno di prendere sul serio le sue analisi, la lucidità e la passione con le quali le presentava, costringevano quantomeno a riflettere, a pensare, a confrontarsi, insomma a farsi domande. Comunista sui generis in polemica col suo stesso partito, inviso alla nomenklatura sovietica brezneviana durante il suo incarico a Mosca come corrispondente de L’Unità, accusato di volta in volta di essere al servizio della CIA o di Putin, ha percorso il suo cammino al di fuori dei binari ed è per questo che è stato ed è ancora inviso a molti; “c’è del metodo in questa follia”, avrebbe sentenziato il buon Shakespeare. Allergico alle etichette non si peritava di frequentare “pericolosi” personaggi bollati come rosso-bruni, se non addirittura fascisti; in realtà, l’incontro con pensatori che provenivano da altre esperienze politico-culturali credo che per lui, curioso di tutto ciò che si muoveva nella galassia impropriamente definibile come intellettuale, facesse da stimolo alle riflessioni più originali che presentava nei suoi interventi. Pochi mesi fa aveva accettato con entusiasmo di collaborare a un libro dal titolo Il Muro oltre Berlino, in occasione del trentesimo anniversario della caduta del muro, pubblicato da una piccola ma qualitativamente grande casa editrice: La Vela. Un volume che raccoglie nove saggi di nove intellettuali provenienti da ambienti culturali e politici molto diversi. Questo e tanto altro è stato Giulietto Chiesa e il suo ricordo non si esaurisce nell’elencazione delle pubblicazioni, saggi, articoli che ha scritto a centinaia, ma nel riconoscere ciò che ha rappresentato per il pensiero non conformista ma soprattutto per la schiena dritta che ha mantenuto fin sulle soglie dell’aldilà. Continua a leggere

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