Minima Cardiniana 281/4

Domenica 10 maggio 2020, Sant’Antonino

CRISTIANO PUGLISI
SI CHIAMAVA BOBBY SANDS. E MORÌ DA EROE
Qualche giorno fa correva l’anniversario della sua morte. Si chiamava Bobby Sands, ed era un 27enne irlandese militante dell’IRA, l’Irish Republican Army. Lasciò questa terra il 5 maggio del 1981, dopo essersi lasciato morire di fame in un carcere inglese, quello, tragicamente noto per i soprusi e le proteste che si svolsero al suo interno, di Long Kesh. Non mangiava da oltre due mesi Bobby. Insieme a lui, che dall’inizio dell’hunger strike (lo sciopero della fame) era stato nel frattempo eletto come parlamentare, se ne andarono, in quello stesso anno e allo stesso modo, tra il medesimo mese di maggio e la fine dell’estate, altri nove compagni di sventura. Si spensero tra atroci sofferenze nei loro letti, per difendere una bandiera, una Patria, una stirpe.
Moriva così, Bobby Sands, nel fiore degli anni e in difesa di un’idea. “Bobby Sands era un criminale. Ha scelto di togliersi la vita”, disse di lui Margaret Thatcher. La stessa Thatcher oggi idolatrata da molti esponenti del mondo cosiddetto sovranista e patriottico, anche in Italia. Eppure, a quei tempi, i sovranisti ante litteram dell’Irlanda del Nord morivano nelle carceri inglesi. Le carceri dell’Inghilterra della “Lady di Ferro” che con la repressione schiacciava i diritti dei lavoratori nel nome del Dio mercato, fischiando così il vero “calcio d’inizio” di quel capitalismo spietato e deregolamentato di cui oggi il mondo farebbe volentieri a meno. Continua a leggere

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