Minima Cardiniana 276/1

Domenica 5 aprile 2020, Domenica degli Ulivi

AGENDA
Nulla da segnalare, ovviamente, sul piano delle mie personali performances. Uno dei pochi vantaggi del Coronavirus: almeno per voi. Sto in quarantena: cerco di lavorare, tengo in ordine la casa (comunque ci provo), ingrasso (metabolismo, età, sedentarietà, cucina da single con qualche impietosito tocco filiale…), gioco col gatto, guardo films in TV. Ma ho pensato, da questa settimana, a un’innovazione: l’agenda “retrospettiva” (in fondo sono pur sempre professore di storia). Ogni settimana, vi ricorderò gli anniversari salienti dei sette giorni successivi. Può darsi che a qualcuno non dispiaccia.

1917, 6 aprile – Dichiarazione di guerra degli USA alla Germania.

217, 8 aprile – Assassinio di Caracalla; proclamato imperatore il prefetto del pretorio Macrino.

1856, 8 aprile – Al Congresso di Parigi per la soluzione della guerra di Crimea, Cavour attira l’attenzione delle potenze europee su quello che egli definisce il “problema italiano”.

491, 9 aprile – Ucciso l’imperatore d’Oriente Zenone.

1821, 9 aprile – Nasce a Parigi Charles Baudelaire.

1045, 10 aprile – Ascende al soglio pontificio Teofilatto dei conti di Tuscolo, che assume il nome di Benedetto IX.

1987, 11 aprile – Muore a Torino Primo Levi.

276, 12 aprile – Muore l’imperatore Tacito.

467, 12 aprile – Antemio è proclamato imperatore d’Occidente per volontà di Ricimero.

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Minima Cardiniana 276/0

Domenica 5 aprile 2020, Domenica degli Ulivi
(o delle Palme: che poi è questione più simbologica che latitudinaria. Dipende da noi: celebriamo il vincitore della morte attraverso il martirio, quindi la palma, o il principe della pace, quindi l’ulivo?)

INDICE
1. AGENDA
2. EDITORIALE
3. L’ITALIA E IL MONDO AL TEMPO DEL VIRUS
4. EFFEMERIDI DELLA VERGOGNA
5. RAI E CULTURA

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Minima Cardiniana 275/6

Domenica 29 marzo 2020, V Domenica di Quaresima

LIBRI LIBRI LIBRI
LE RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA
Tra le iniziative editoriali strutturalmente fragili per l’ottima ragione che non ricevono sostegni né finanziamenti da nessuno e si reggono solo sul lavoro e sul contributo volontario dei loro coprotagonisti nonché sulle vendite, ce n’è una che sento di dover proporre con particolare energia alla vostra attenzione.
È la Cooperativa “Il Cerchio” di Rimini. Si tratta sul serio non di una casa editrice, con tutto il rispetto per quelle che sono effettivamente tali, bensì di una cooperativa editoriale ch’è tale sul serio, che in un certo senso potremmo addirittura definire un kolkhoz nel senso più genuinamente protosovietico del termine: cioè una cooperativa liberamente e comunitariamente autogestita con lo scopo di mantenersi attraverso le vendite e di reimpiegare qualunque provento nella prosecuzione della sua attività. Esistono molti altri sodalizi che proclamano di vivere e di lavorare in queste condizioni: la differenza è che quelli del Cerchio lo fanno sul serio. Non sono gli unici, senza dubbio. Tuttavia, sono fra i pochi che lo fanno seriamente. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 275/5

Domenica 29 marzo 2020, V Domenica di Quaresima

Come in tutte le cose, anche nel Coronavirus e nella nostra lotta contro la sua minaccia c’è una buona dose di contraddizioni. Tutto chiuso fino a chissaqquando, aperti solo gli esercizi di prima necessità, e va bene. Ma dove sta la logica del tenere aperte le tabaccherie e di chiudere le librerie?
Tra le molti settori in crisi, l’editoria sta soffrendo parecchio dalla contingenza attuale. È una contraddizione penosa. Una delle cose di cui avremmo bisogno sono i libri: e chi ne sa qualcosa è perfettamente consapevole del fatto che i computers non possono sostituirli. In prima fila ci sono soprattutto i piccoli editori: sono parecchi, e fra loro c’è gente autenticamente innamorata di quell’oggetto misterioso chiamato cultura. Ecco l’appello di uno di loro, collaboratore strettissimo anche di queste pagine.

DAVID NIERI
APPELLO AGLI AMANTI DELLA CULTURA
Quando infine uscirete a riveder le stelle, ricordate.
Ricordate a quale livello è stata ridotta la cultura, intesa nel suo significato più ampio.
Ricordate che, già dalla prima stretta, le librerie sono state chiuse: il libro non è un bene di prima necessità.
Perché, con la popolazione costretta agli arresti domiciliari (e magari, in larga parte, sana), un libro può essere importante, per non dire fondamentale. Pure ai detenuti in carcere non è imposta questa privazione. Ma la cultura non ha alcun valore, per i nostri governanti. E lo hanno dimostrato, da vari decenni. Molto tempo prima rispetto allo slogan di tremontiana memoria: “Con la cultura non si mangia”. Continua a leggere

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