Minima Cardiniana 178

Domenica 18 giugno. Corpus Domini

APPUNTAMENTO A BOLOGNA

Sarà davvero un grande evento, il convegno dal titolo Ex nihilo Zero Conference che si terrà a Bologna fra 18 e 22 giugno. Un evento che merita una meditazione seria.

Nel 1961 un sociologo intelligente e marxista a modo suo, Sabino Acquaviva, pubblicava (ovviamente per i tipi di Comunità) un libro dal titolo L’eclissi del Sacro nella società industriale. Dio non è ancora proprio morto, argomentava Acquaviva, ma quasi: dal momento che il fantasma divino era figlio dell’ignoranza, dell’arretratezza, della paura, della superstizione, della miseria, del dolore, a eliminarlo dal nostro futuro dalle “magnifiche sorti e progressive” sarebbero state la sempre maggior libertà e con essa la scienza, la tecnica, il progresso socioeconomico, la vittoria contro le malattie, la sempre più sicura ricerca della felicità. Il che, ad Acquaviva marxista sì ma anche eretico, sorrideva solo fino a un certo punto. Liberarsi di Dio – e quindi dei limiti che la sua stessa idea opponeva alla “volontà di potenza” umana -, sarebbe stato per la nostra civiltà come per l’individuo liberarsi repentinamente da tutti i complessi: qualcosa di non privo di rischi e di forti, inattese problematiche. E Sabino Acquaviva commentava voltairianamente che insomma, ebbene sì, Dio anche se non ci fosse sarebbe bene inventarlo. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 177

Domenica 11 giugno – Santissima Trinità

UN CINQUANTENARIO E UN (IMPOSSIBILE?) NODO DA SCIOGLIERE 

Esattamente cinquant’anni fa i soldati israeliani guidati dal ministro della difesa, generale Moshe Dayan, completavano la conquista di Gerusalemme orientale (compresa la storica “città vecchia”) e giungevano pieni di gioia e di commozione al Muro Occidentale, la venerata reliquia del Tempio di Salomone che i non-ebrei chiamano impropriamente “Muro del Pianto”. Si concludeva così la terza guerra arabo-israeliana, la “Guerra dei Sei Giorni” (la definì così il generale Rabin, ispirandosi al Genesi), strepitosamente iniziata il 5 con la completa distruzione da parte degli israeliani dell’aeronautica egiziana prima ancora che uno dei suoi aerei potessero decollare. L’esercito d’Israele batté irremissibilmente quelli della Repubblica Araba Unita (in realtà solo l’Egitto, che continuava a denominarsi così: la RAU, scaturita da un’intesa tra Egitto e Siria nel 1958, era naufragata nel 1961), della Siria e della Giordania, mentre gli altri paesi arabi, in teoria belligeranti, si mantenevano in disparte. In sei giorni gli israeliani occuparono tutta l’area della Giordania a occidente del fiume da cui essa prende il nome (quindi al Cisgiordania) il Sinai tolto all’Egitto, le alture del Golan (di grande importanza per l’approvvigionamento idrico e la posizione strategica) strappate alla Siria. Si trattò di una grande vittoria ottenuta contro forze soverchianti: il mondo arabo ne uscì moralmente distrutto. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 176

DOMENICA 4 GIUGNO 2017 – Solennità di Pentecoste

QUALCOSA DI NUOVO DAL FRONTE OCCIDENTALE

QUOD DEMONSTRANDUM ERAT

La mi’ nonna usava dire che “la ragione l’è de’ bischeri”: un vecchio detto fiorentino, crudele come solo i fiorentini sanno essere, e profondamente vero. In effetti, non c’è frase più odiosamente colma d’incapacità e d’impotenza di quella che invece piace tanto a troppi: “L’avevo detto, io!”. Chi riesce meglio degli altri a capire come una cosa andrà a finire ma non s’impone o non s’impegna a far valere il proprio punto di vista nell’interesse di tutti, è un incapace o un cinico: in entrambi i casi, fa bene a tacere.

Debbo dire che negli ultimi mesi ho avuto la sgradevole sensazione di trovarmi spesso proprio in queste condizioni, e mi sono morso le labbra per non pronunziare la fatidica frase idiota. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 175

Domenica 28 maggio 2017

CELEBRAZIONE IN ITALIA DELL’ASCENSIONE AL CIELO DI NOSTRO SIGNOR GESU’ CRISTO (LA SOLENNITA’ DELLA QUALE NEL CALENDARIO LITURGICO SI RICONOSCE A GIOVEDI’ 25 MAGGIO).

ME REVOILA’

Eccomi di nuovo a Voi, gente di poca fede. Vi avevo pur avvertito che, nelle due settimane testé tracorse, mi sarebbe stato difficile deliziarVi con i miei Minima: mi sarei difatti trovato in aree balcaniche, spesso disagiate, nelle quali i collegamenti non sono sempre facili.

Ma non ci aveva creduto (quasi) nessuno. So bene che molti fra Voi avevano pensato a una scusa: il vecchio si è rotto le scatole di romperle a noi e finalmente getta la spugna. Non sa più che cosa raccontare, comincia ad accusare gli acciacchi dell’età, magari è a corto d’argomenti. Molti mi hanno scritto, allarmati o dispiaciuti; qualcuno ha recriminato (non si abbandona il posto in battaglia); qualcun altro ha gioito (era l’ora che ti chetassi, maledetto filomusulmano/reazionario/fascista/comunista/bergogliano ecc. – preghiera di cassare gli epiteti che non interessano: per quanto non sia mancato chi me li ha attribuiti tutti e cinque insieme, facendo di me la sentina di ogni facinorosità antimoderna/antioccidentale).

Invece, per quanto mi è possibile e a Dio piacendo, ribadisco di non aver per quanto è in me  intenzione di farVi mancare le mie riflessioni settimanali: due dei miei peggiori difetti sono l’ostinazione e il rispetto della parola data. Vi chiedo solo indulgenza se, talvolta, anziché alla domenica le avrete al lunedì (mattina, di solito). E, riprendendo il filo del discorso lasciato in sospeso domenica 7.5. u.s., mi scuso se – per “rimettermi al passo con gli eventi” – dovrò essere un po’ sintetico. Sono del resto tutti argomenti sui quali dovremo tornare.

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Le cose, a volte, accadono per caso: ed è comunque difficile capire sino in fondo quanto negli eventi sia programmato, quanto casuale, quanto legato a contingenze inaspettate.

La visita di papa Francesco a Genova è caduta in un momento molto denso della vita sociale e civile d’Italia e, si può dire, del mondo. Una giornata particolare all’interno di una settimana senza dubbio non ordinaria ma il bilancio del quale non è stato lusinghiero. Si è appena chiusa la “Tre-Giorni” mozzafiato forse ma non granché conclusiva  di Donald Trump, fra Riad, Gerusalemme e Roma, con argomenti come la lotta al terrorismo, le prospettive di pacificazione del Vicino Oriente, i pericoli nucleari, il ruolo di Gerusalemme rispetto allo stato d’Israele, l’eterna questione palestinese: e non è mancato chi, senza dubbio non senza un certo azzardo, ha ipotizzato che dietro l’atroce attentato  di Manchester e dietro il massacro dei copti egiziani si possano  leggere altrettante e tempestive  repliche jihadiste alla dichiarazione di “guerra al Terrore”  pronunziata a Riad dal presidente degli Stati Uniti dinanzi a un’assemblea di sceicchi dal volto non meno impenetrabile dei loro autentici sentimenti e delle loro vere intenzioni. Continua a leggere

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