Nessuno tocchi Dante (MC – Edizione straordinaria)

Al Direttore de “La Nazione” – Firenze

Caro Direttore,

qui in Inghilterra, dove in questo momento mi trovo per motivi di studio e per passare qualche giorno con Chiara, la mia seconda figlia, che lavora a Cambridge, sono stato raggiunto dall’eco per l’avvio – mi sembra alquanto polemico – delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante, che cadrà nel 2021. Una brava collega del nostro giornale mi ha “stanato” per chiedermi che cosa io ne pensi dell’idea di riportare a Firenze (ammesso che ciò sia tecnicamente possibile: il che mi pare alquanto problematico) per qualche giorno, in tale occasione, le ceneri di Dante, da restituirsi quindi a Ravenna.

Ho espresso in poche parole, che a qualcuno sono parse molto dure, il mio giudizio: che è di totale riprovazione di tale idea. So bene ch’essa dipende dall’iniziativa di alcune personalità cittadine tra le quali vi sono molti miei carissimi amici personali: ma, come si usa dire, amicus Plato, sed magis amica veritas. E la verità è che questa versione laica della tradizione cristiana delle “reliquie pellegrine” è straordinariamente maldestra, antistorica e inopportuna: ed è del tutto grottesco l’alibi, da qualcuno avanzato, che ciò servirebbe a incentivare specie presso i giovani l’interesse per l’opera dell’Alighieri. A tale scopo servirebbe ben altro che non una trovata mediatica di pessimo gusto, un baraccone pseudo-sacralizzante. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 257/3

Domenica 28 luglio 2019. San Nazario

IN BREVE

INVITO A BERCETO, SULL’APPENNINO PARMENSE

A Berceto, il piccolo centro urbano (non è una città: ma data la qualità della sua vita civica si esita a definirlo un paese) in provincia di Parma e a poca distanza sia dalla stazione di Reggio AV, sia dal passo della Cisa, si sta procedendo con il patricinio dell’amministrazione comunale a portare avanti due iniziative: prima, un Centro Internazionale di Studi sulle Culture del Pellegrinaggio (CISCuP) fondato da un gruppo di studiosi del  pellegrinaggio medievale italiano e della sue vie desiderosi di ampliare le loro ricerche ai vari aspetti del pellegrinaggio come espressione universale di vita socioreligiosa e di organizzare attorno a questo  proposito una serie di ricerche, convegni e iniziative  tanto scientifiche quanto sociali e mediatiche; seconda, un Progetto “Siamo Tutti Pellerossa” nato anni fa dal gemellaggio tra Berceto stessa e la nazione lakota (quella del Capo “Bisonte Seduto”, l’eroe della battaglia di Little Big Horn) e tendente non solo ad approfondire lo studio storico relativo al destino di quei Native Americans oggetto di uno dei genocidi più vergognosi e più dimenticati e negati della storia, ma anche a quello di tutte quelle etnìe e di tutti quei patrimoni linguistici e culturali che oggi sono oggetto di repressione e di minaccia di distruzione: dai curdi agli armeni a una quantità di culture disseminate specie tra Asia, Africa, America latina e Oceania.

L’intento di portare avanti i due sodalizi, dotati ciascuno di sede e di sovrastrutture appropriate, è stato presentato ufficialmente ai numerosi convenuti nel giorno 25 luglio scorso – festa di san Giacomo patrono dei pellegrini – nella sede comunale di Berceto. Si è convenuto che una prossima riunione del Progetto “Siamo Tutti Pellerossa” si terrà l’11 settembre prossimo sempre a Berceto, mentre a partire dal 2020 si celebreranno due eventi fissi ogni anno, durante i quali si diffonderà il programma completo delle iniziative relative all’anno successivo: tra il 24 e il 26 luglio le tre giornate del Festival Internazionale del Pellegrinaggio; tra l’11 e il 14 settembre le giornate del Processo “Siamo Tutti Pellerossa”, con iniziative varie dedicate sia al problema dei genocidi e degli etnocidi in generale, sia a un popolo che sarà invitato a ciascuna edizione come “Ospite d’Onore” dell’evento.

Per qualunque informazione relativa ai due sodalizi e ai due progetti si può scrivere alla segreteria del comune di Berceto usando l’indirizzo carlotta.anelli@comune.berceto.pr.it

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Minima Cardiniana 257/2

Domenica 28 luglio 2019. San Nazario

DIALOGHI (E, MAGARI, ANCHE POLEMICHE)

QUANDO IL GIOCO SI FA SERIO

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Non so se è vero in quanto ho sempre avuto pochissimo tempo per giocare e da tempo non pratico più neppure l’unico gioco che davvero mi piacesse, gli scacchi. Inoltre, non sono e non sono mai stato un “duro”. Vi sono però momenti nei quali il gioco si fa pesante: e allora, lo si voglia o no, bisogna accettare la sfida. Spero di non trovarmi ancora, almeno per il momento, in una condizione del genere. E allora mi limito a fra mia una variante della massima dalla quale ho avviato il discorso: “Quando il gioco si fa serio, le persone serie cominciano a giocare come tali”.

Eh, sì. Perché si può anche giocare con allegria e leggerezza. D’altronde, sono stati Giovanni Pascoli e il grande Johan Huizinga (in Homo ludens) a ricordarcelo: il gioco può essere “serio al pari di un lavoro”, e perfino di più. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 257/1

Domenica 28 luglio 2019. San Nazario

 EDITORIALE

ARRIVEDERCI

Cari Amici, Colleghi e Corrispondenti,

siamo giunti ormai – con brevissime pause – al numero 257 di questa rubrica, che a quanto pare è abbastanza seguita: e ne sono grato a tutti, anche a quanti evidentemente la leggono per trarne materia polemica nei miei confronti. La polemica è se non altro sempre segno di una qualche considerazione: chi ti dedica accuse e magari t’indirizza menzogne e contumelie sottolinea, facendolo, che non gli sei indifferente. Non è poco.

257 numeri di una rubrica settimanale stanno a significare ch’essa è in piedi più o meno da cinque anni. Sono stati anni intensi: e ne ringrazio Iddio. Mi risolsi ad inaugurarla quando avevo appena raggiunto la mèta, da molti agognata e da molti temuta, della pensione: e, insieme, della qualifica accademica di “emerito”, che mi è avvalsa la formale concessione ministeriale (a firmarla fu il ministro Profumo) del titolo di “colendissimo” che nella nomenclatura mandarinale universitaria è un gradino superiore a quella di “chiarissimo”. Peccato solo che, nella numerosa corrispondenza cartacea che mi perviene giornalmente, nessun mittente mi qualifichi mai di “colendissimo”. Chi avrà la bontà di farlo si guadagnerà la mia riconoscenza imperitura. Continua a leggere

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