Minima Cardiniana 213

Domenica 6 maggio 2018 – VI domenica di Pasqua

IN MEMORIAM

VITTORIO STRADA

Pare impossibile che se ne sia andato: e poi così, il 1° maggio scorso, alla vigilia dei suoi novant’anni. E’ vero, nonostante l’allungamento della vita, i Novanta sono ancora una bella età. Ma Vittorio Strada era uno della razza dei Montanelli, degli Eco, degli Ingrao: eravamo talmente abituati a lui che lo credevamo immortale. Certo, ci restano le sue cose: gli elzeviri, sempre così lucidi e puntuali; quell’Introduzione al Che fare? di Lenin, del 1971, così piena d’un disincanto che si sforza di essere obiettiva, quasi asettica, e ch’è invece così amara, così piena d’una rabbia razionale e controllata. Quasi la lettera di un amante tradito scritta dal miglior allievo di Cartesio. Oppure la bella Storia della letteratura russa pubblicata in tre volumi da Einaudi, mentre l’edizione Fayard ne conta sei.

Era milanese, Vittorio Strada; era nato il 13 maggio del 1929 l’anno della Conciliazione e della Grande Crisi. Durante la guerra si era buscato la tisi, ma ci aveva levato le gambe. Sembrava destinato a candidarsi, molto giovane, alla nomenklatura del PCI ancora convalescente dopo il lungo inverno stalinista. Alla Statale di Milano aveva discusso con Antonio Banfi, “intellettuale organico” del Partito, una tesi ch’era almeno per l’argomento un modello di ortodossia sovietica: suo argomento era difatti il materialismo dialettico. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 212/4

Domenica 29 aprile 2018 – V Domenica di Quaresima. Santa Caterina da Siena

UN CENTENARIO

FILIPPO II E LA “MONARCHIA DI SPAGNA”

Il 2018, come tutti gli anni che terminano col “fatidico” numero otto, è ricchissimo di ricorrenze annuali, decennariali, centenariali, alcune delle quali si può dire passate in proverbio, come il Quarantotto e il Sessantotto. Non vorrei che, nel ricco e assordante corteo delle celebrazioni e delle recriminazioni, passasse inosservato il cinquecentoventesimo annuale della scomparsa del sire dell’Escorial.

A vederlo così, chiuso nella sua armatura  niellata d’oro come ce lo ritrae Anthonis Mor van Dashorst (“Antonio Moro”) nel celeberrimo ritratto del Prado, gli occhi severi e malinconici e la piega amara della bocca, la mano sinistra sul pomo della sua bella spada toledana, appare il ritratto dell’austerità e della tristezza. Ed è la sintesi paradossale, perfetta, tra la nobile bruttezza del padre Carlo V e l’abbagliante bellezza della madre Isabella di Portogallo. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 212/3

Domenica 29 aprile 2018 – V Domenica di Quaresima. Santa Caterina da Siena

EFFEMERIDI DELLA “BUONA SCUOLA”

I FATTI DI LUCCA

A differenza che su Alfie, sui fatti di Lucca di qualche giorno fa (l’aggressione al docente in una scuola superiore), mi esprimerei volentieri: ma preferisco risparmiarvi le mie intemperanze di vecchio professore reazionario che nei confronti degli studenti indisciplinati auspicherebbe il ripristino delle pene corporali accompagnato da grosse multe pecuniarie per le famiglie. Passo quindi la parola a un’amica e collega ch’è ottima insegnante liceale – una che non si meritava la “Buona Squola” – del parere della quale approvo e sottoscrivo quasi tutto (escluse la richiesta di mantenimento dell’anonimato e la citazione delle lapidarie frasi di Antonino Caponnetto).

La collega che ha redatto questo contributo sarà da me richiesta di fornircene anche altri, a condizione tuttavia di rinunziare all’anonimato. Quando si combatte, bisogna farlo responsabilmente e allo scoperto.  

Da Orizzonte Scuola di sabato 28 aprile

“Aggredito un altro docente: un accendino acceso e la classe che urla – Bruciamo il prof! -”

Un docente, sui quarant’anni, è stato aggredito in una classe quarta da due studenti maggiorenni, già ripetenti, di un istituto in provincia di Pesaro.

Ne parla il restodelcarlino.it

Uno di loro aveva in mano un accendino acceso; mentre l’intera classe gli urlava di dar fuoco al professore, l’altro gli è andato vicino sferrandogli uno spintone. La scena è stata ripresa dai cellulari,il video è arrivato comunque alla preside. Il docente non aveva detto nulla, ma la preside ha riconosciuto classe e docente. I ragazzi sono stati sospesi fino alla fine dell’anno scolastico e ripeteranno la quarta. Un terzo studente, che incitava più degli altri, è stato identificato. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 212/2

Domenica 29 aprile 2018 – V Domenica di Quaresima. Santa Caterina da Siena

I GIORNI DEL NOSTRO DOLORE

ALFIE

Scusatemi, ma in fondo sono solo un vecchio professore grasso. Sono plurinonno e da due anni bisnonno. Vorrei dire qualcosa di Alfie, ma proprio non ce la faccio. Il mio amico David Nieri, coraggioso e spregiudicato editore viareggino – è titolare della casa editrice La Vela e pubblica libri che si paga di tasca sua, per passione letteraria e civica – è da poco tempo anche uno dei miei editori: non sarà il più importante (ma non è detto che non lo divenga), ma è – con tutto il rispetto per gli altri, e l’affetto per alcuni di loro – uno dei miei preferiti anche perché (sia detto a suo rischio…) è uno di quelli che sento culturalmente congeniale.

Nieri appartiene a una piccola schiera di amici ai quali da oggi in poi chiederò di quando in quando, forse sempre più spesso, di darmi una mano nella prosecuzione dei Minima Cardiniana. Non che voglia farne un “Magazine”, Dio me ne guardi: ma in fondo, come “dicheno” a Roma, hai visto mai?

David è più coraggioso di me. Ha accettato di scrivere di Alfie. Che Dio lo aiuti e lo ricompensi. Perché ha parlato non solo di Alfie, ma di tutti gli Alfie del mondo, di quelli ai quali fino a oggi abbiamo avuto la colpa di non pensare abbastanza e rispetto ai quali sarà un delitto non pensare sul serio da oggi in poi. Come dicevo poco sopra, parlando delle vittime della Shoah [MC 212/1]: il solo modo di onorarle sul serio è impedire che altre si aggiungano a loro, da questo momento in poi.

La morte di Alfie e la nostra coscienza

Alla fine non ce l’ha fatta, il povero Alfie. Si è spento la notte di sabato 28 aprile, a pochi giorni dal suo secondo compleanno. Personalmente, ci ho sperato fino alla fine. Ho sperato che il piccolo continuasse a respirare, quindi a vivere, dopo che la “spina” dei supporti vitali era stata staccata qualche giorno prima. Ho sperato che almeno la Corte europea si pronunciasse a favore del trasferimento al “Bambino Gesù”, dopo che il governo italiano aveva concesso ad Alfie la cittadinanza italiana per consentirgli l’espatrio. Ho sperato infine nel miracolo – noi cattolici, sapete, ci crediamo – che annichilisse giudici e scienziati d’Oltremanica che intendono sentenziare sulla “vita degna di essere vissuta” stabilendone il confine come una questione di diritto, magari ponendosi pure contro il volere dei genitori – per un bambino di meno di due anni, l’unico possibile. Ma in terra d’Albione – quella del dio degli inglesi in cui non credere mai, e infatti io non ci credo – funziona così: se non c’è accordo tra medici e famiglia, la legge prevede l’intervento di un giudice. Nel caso in questione, i medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool avevano già dichiarato, lo scorso dicembre, di aver esaurito tutte le opzioni a disposizione per salvare il piccolo, decidendo quindi di sospendere la ventilazione artificiale che lo teneva in vita. Decisione alla quale ovviamente Tom e Kate Evans, i due giovanissimi genitori, si erano opposti, indicando tra le eventualità di cura anche il trasferimento al “Bambino Gesù”. Niente di tutto questo è accaduto. Come nel triste caso di Charlie Gard, la fine della vita di un bambino è stata sentenziata per legge, e a niente sono serviti i ripetuti appelli – anche da parte della Santa Sede – per tentare di salvare il bambino. Continua a leggere

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