Minima Cardiniana, 258/2

Domenica 1 dicembre 2019, I Domenica di Avvento

CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI SULLE CULTURE DEL PELLEGRINAGGIO (CISCuP)

DOCUMENTO DI BASE
Berceto, 25 luglio 2019, festa dell’apostolo Giacomo

Premessa
La storia del genere umano è segnata costantemente, in molteplici varianti, dal rapporto, dall’incontro e inevitabilmente anche dallo scontro fra tipi umani che dovrebbero essere antropologicamente parlando complementari ma che sono invece talora – per motivi ora geostorici, ora climatici, ora socioeconomici, ora etnoreligiosi – concorrenti se non addirittura conflittuali fra loro: il nomade-raccoglitore-cacciatore e il sedentario-allevatore-contadino; il costruttore di strade e di ponti e l’edificatore di città, di muraglie e di fortezze. Due miti fondanti della cultura eurasiomediterranea, quello di Caino e Abele e quello di Romolo e Remo, presentano analogo schema: il pastore e quindi nomade Abele versus l’agricoltore e quindi sedentario Caino, il pastore e quindi nomade Remo e l’agricoltore e quindi sedentario Romolo. Caino e Romolo, sedentari (e assassini), sono anche fondatori di città e cultori di raffinate tecnologie quali la musica e le arti della lavorazione dei metalli. Nelle antiche culture, i santuari sono sovente al centro di centri demici dove vivi sono artigianato e commercio: eppure, ad essi convergono quei tipi speciali di nomadi (magari temporanei) che sono i viaggiatori, i mercanti, i pellegrini.
Il centro appenninico di Berceto è, storicamente parlando, un modello si potrebbe dire perfetto di questo complesso nodo culturale. Esso è difatti situato su quella via che attraversava il Mons Bardonis, o Mons Langobardorum nell’Alto Medioevo, mettendo in comunicazione due regioni fondamentali dell’area tirrenico-settentrionale italica: la ligure-emiliano-lombarda (che nel medioevo era, tout court, la Langobardia o “Lombardia”) e la Toscana, regioni che fra VI e VIII secolo erano state “di frontiera”, lungamente disputate tra romano-orientali o “bizantini” e longobardi prima di entrar a far parte del regnum Italiae carolingio del IX secolo.
È noto che nel corso dell’Alto Medioevo una serie di ragioni socioeconomiche, politiche e demografiche avevano determinato lo spopolamento, l’abbandono o comunque il restringimento di vari centri urbani come dei tracciati di alcune celebri, illustri tracciati di vie consolari romane quali l’Aurelia, l’Emilia e la Cassia. Ad essi si era andata in parte lentamente sostituendo quella Via (variamente denominata Francigena o Romea) che, collegando città importanti quali Piacenza e Lucca, venne chiamata altresì Via Peregrinorum e che – configurandosi non certo come un’ordinata e omogenea via consolare antica, bensì almeno a tratti come un fascio di sentieri disseminato però di guadi, di ponti, di xenodochia o hospitalia che la configuravano come un “asse viario attrezzato” – collegava allacciandosi con altri analoghi tratti viari quelle che, nel pieno medioevo, furono le tre principali mète di pellegrinaggio della Cristianità: Santiago de Compostela in Galizia, Roma e Gerusalemme. Lungo questo immenso nastro viario in parte terrestre in parte marittimo andarono lentamente ordinandosi luoghi di pellegrinaggio ora di grande importanza e notorietà – come San Michele in Val di Susa o Lucca con il suo “Santo Volto” – ora maggiori o minori stationes a loro volta sedi d’importanti culti santorali e di venerazione d’illustri reliquie e, al tempo stesso, centri sovente di rinomati mercati stagionali che, dal nome dei santi che ne erano patroni, assumevano il nome di feriae (“fiere”).
Lungo questi itinerari o in quella ch’è stata appunto definita “area di strada” sono nati centri demici, pievi, monasteri, nuclei di produzione artigianale e di scambio mercantile, luoghi d’irradiazione culturale corredati di scriptoria librarii e sedi talora d’illustri leggende a carattere santorale o addirittura epico. La Via Francigeno-Romea della quale il passo della Cisa, con Berceto, era una statio, è parte di quell’arteria viaria che assumendo vari e diversi nomi era il Camino de Santiago tra la Galizia e i Pirenei, la Via Appia-Latina tra Lazio e Puglia, la via michelita del Monte Gargano celebrata da un celebre affresco sito all’interno di un mithraeum divenuto cappella eremitica appunto a Sutri lungo la Francigena; è l’itinerario lungo il quale sono nate le gesta epiche di Rolando a Roncisvalle e nei tanti loca rolandiana in Francia e in Italia; è quello allacciato a illustri diverticoli che conducono fino a Saint-Michel-au-Péril de-la-Mer, a Canterbury sede a partire dalla fine del XII secolo del santuario del martire Thomas Becket (ma già alla fine del X secolo un vescovo di Canterbury, Sigerico, aveva percorso e descritto la Francigena), e che da Piacenza attraverso la Liguria e la costa provenzale-occitana conducono alla Sainte-Baume sacra al culto di Maria Maddalena, al santuario “gitano” delle Saintes-Maries nella Camargue, e ancora più a sud fino a Nostra Signore del Rocío nella marisma di Huelva, presso la foce del Guadalquivir; mentre dall’alta parte dell’Europa, a partire dalla Via Egnatia greco-epirota al di là del canale d’Otranto, conduce al Monte Athos in Tessaglia, a Tessalonica sacra a san Giorgio, a Costantinopoli e quindi a Damasco e a Gerusalemme.
Diciamolo insomma, in questi tempi d’incertezza e di disorientamento ma anche di affannosa, spesso ambigua ricerca di “radici” e “d’identità”: sulle vie del pellegrinaggio e degli hospitalia dei pellegrini, dove transitavano i mercanti e i clerici vagantes diretti alle grandi università fondate nel XII secolo, è nata l’Europa. Quell’Europa che era già parte dell’Impero romano il quale però era una realtà circummediterranea largamente asiatica e nordafricana: ma che ha la sua radice più specifica nel mondo cristiano, latino-germanico-celto-balto-slavo, quella che il poeta romantico Novalis chiamava Christenheit oder Europa (“la Cristianità, cioè l’Europa”) e che è il nucleo storico e culturale vivente dello stesso moderno Occidente.
A tutto ciò va aggiunto che la dimensione del pellegrinaggio è viva in tutte le culture del passato e del presente. Al pellegrinaggio cristiano sono imparentate sia la aliah ebraica, sia lo haj musulmano, ma anche altre forme di “viaggio verso una mèta sacrale” in tutte le religioni di tipo mitico-immanente, quelle che la teologia cattolica definisce “religioni naturali”. Esistono poi le moderne forme di “pellegrinaggio laico”, come quelle alle tombe dei capi politici, dei campioni sportivi, delle star cinematografiche e televisive, dei divi del canto e della musica. Né va taciuta la moderna dimensione del “turismo religioso”, al pellegrinaggio connessa ma da esso distinta.
Se credessimo alle coincidenze, aggiungeremmo che Berceto, questo luogo così “provvidenzialmente” segnato dall’incontro tra la “sedentarietà” degli insediamenti, delle chiese, degli ospizi e il “nomadismo” dei pellegrini, è altresì il luogo nel quale si sono incontrate la “sedentarietà” della cultura europea e il “nomadismo” della gloriosa nazione native American, la nazione alla quale appartenne quel luminoso esempio di culto della libertà e della tradizione che fu Tatanka Iyotaka, “Toro Seduto”, l’eroe di Little Big Horn. Nelle culture amerinde pre- e postcolombiane i pellegrinaggi ai santuari (cristianizzati a partire dal XVI secolo) avevano un ruolo importante; e d’altronde il riflettere sulla tragedia del genocidio perpetrato a danno dei native Americans costituirebbe (costituirà) un motivo e un valore aggiunto nel progetto culturale che ci proponiamo e che qui sinteticamente esponiamo.

Un progetto: il Centro Internazionale di Studi sulle Culture del Pellegrinaggio (CISCuP)
Il pellegrinaggio, in quanto dimensione antropologico-storica e antropologico-religiosa, è una costante viva si può dire in tutte le civiltà che si sono avvicendate nei lunghi millenni della storia umana.
Il gruppo di studiosi, di politici, di amministratori, di liberi cittadini cultori del viaggio soprattutto a piedi che si sono riuniti a Berceto per fondare un sodalizio culturale e civile, si sono dati come loro primo e specifico còmpito quello di studiare le vicende di un passo appenninico che, specie fra X e XIII secolo – ma non solo – assisté ai numerosi passaggi di uomini e donne diretti a Roma attraverso le stationes di Pontremoli, di Lucca, di Altopascio, di Poggibonsi, di San Vivaldo, Borgo San Sepolcro, di Acquapendente, di Siena e di Bolsena-Orvieto oppure a Santiago de Compostela attraverso quelle di Piacenza, di San Michele di Susa, di Bresse, di Cluny, di Orange, di Pau, di Roncisvalle, di Puente-la-Reina, di Pamplona. Ma la ricerca sull’”area di strada” della Francigena tra Piacenza e Lucca includeva e include anche le aree prossime dell’appennino modenese, dell’area apuana con la città di Luni, delle vicende che accompagnarono le incursioni corsare saracene e normanne dei secoli VIII-X e quelle delle signorie feudali e cittadine e delle realtà comunali successive fino agli stati dell’Italia preunitaria e quindi unitaria. Ancora, còmpito del CISCuP sarà la valorizzazione di tutto quel che a livello turistico, culturale, sociale e infrastrutturale comprende il revival del pellegrinaggio e del viaggio a piedi come realtà vivente del mondo di oggi, con tutte quelle iniziative tese a valorizzare le bellezze naturali e le risorse socioculturali del territorio.
Il CISCuP non si rivolgerà pertanto solo agli Enti Locali e alle Università di Piacenza, di Parma nonché all’Università “Campus” di Lucca specializzata nella preparazione di personale specializzato nelle scienze del turismo. Esso coinvolgerà anche gli enti pubblici e privati a tutti i livelli interessati alla vita produttiva e culturale dell’area promovendo occasioni d’incontro, cicli di aggiornamento degli insegnanti, giornate di studio, stages di approfondimento storico e di scavo archeologico. Sarà sua cura promuovere siti informatici d’incontro e di scambio d’informazioni e pubblicazioni a carattere sia turistico sia scientifico volte a valorizzare la zona.
Come l’adesione al CISCuP è libera e volontaria, la sua attività sarà del tutto aperta: a partecipare ad essa è chiamato chiunque indipendentemente dalla fascia d’età, dal sesso e/o genere, dal livello culturale, dallo stato socioeconomico, dalla condizione professionale, dall’origine etnolinguistica.
È importante sottolineare che, per quanto specificamente diretto allo studio di un fenomeno che è anche e magari soprattutto religioso, il CISCuP è un sodalizio a carattere laico al quale tutti sono invitati e nel quale tutti sono benvenuti qualunque siano le sue convinzioni religiose o politiche.

Scopi e obiettivi del CISCuP
1. Incontri sia ordinari e periodici, sia straordinari (convegni, congressi, giornate di studio, viaggi comunitari) che abbiano come oggetto lo studio di quanto attiene la civiltà del pellegrinaggio a tutti i livelli e in qualunque contesto socioculturale (non solo quelli nelle religioni “rivelate” ma anche quelli nelle “religioni naturali” – cioè mitico-immanentistiche) tanto nei contesti antichi quanto in quelli moderni e contemporanei fino ai fenomeni moderni e postmoderni (“pellegrinaggi laico-politici”, culture connesse con il new age);
2. Istituzione di una banca-dati sui fenomeni di pellegrinaggio e di viaggio “di culto”, con relative schede storiche, biografiche e storiografiche e con la costruzione di siti d’informazione on line;
3. Organizzazione di almeno due occasioni di almeno due giorni ciascuno (una fra il 24 e il 26 luglio, una fra 11 e 15 settembre) rispettivamente dedicati la prima alla storia dei pellegrinaggi e ai relativi culti e tradizioni, la seconda al rapporto sedentarietà-nomadismo e quindi ai temi dell’accoglienza, del rispetto reciproco e dell’acculturazione, con momenti sia di riflessione scientifica e culturale sia di festa. In tali occasioni si potranno organizzare anche mostre-mercato di libri e di oggetti relativamente ai temi trattati;
4. Allestimento, negli opportuni limiti di tempo e di disponibilità economica, di una sede sociale fornita di foresteria, biblioteca, sala di riunioni.

In sintesi, proponiamo in linea del tutto provvisoria e interlocutoria il seguente schema operativo:

Area scientifica Area divulgativa Area di formazione Area logistica
Convegno Festival del Pellegrinaggio (ogni anno tra 24 e 26 luglio) Centro di formazione Turismo religioso
      – portale del turismo religioso
– portale web
– mercato con prodotti dei conventi
– mostra-mercato relativa all’editoria sul viaggio e il pellegrinaggio
– marcato e botteghe di “gadget”; artigianato sulle vie del pellegrinaggio
(iniziative da programmare in vista del Festival del Pellegrinaggio)

Richiamo l’importanza dell’argomento Centro di formazione, di cui al punto 5 del capo ATTIVITÀ OPERATIVE E NOTE DI SERVIZIO, immediatamente qui sotto. Ho ricevuto un’importante telefonata da una persona che il sindaco Lucchi aveva indirizzato a me e che ha mostrato molto interesse e molta competenza sul piano dell’organizzazione di operatori seri nel settore turistico-culturale, nella direzione della realizzazione di un master. Di ciò avevo anche parlato preliminarmente con Umberto Longo e Antonio Musarra, prospettando la possibilità di porre l’iniziativa sotto il patrocinio dell’Università di Roma 1, mentre Alessandro Bedini ed io potremmo avviare al medesimo riguardo un contatto con l’Università Libera “Campus” di Lucca, che appunto di ciò si occupa. Sono però al riguardo necessari un progetto, un programma e l’individuazione di un eventuale team di docenti.

ATTIVITÀ OPERATIVE E NOTE PROVVISORIE DI SERVIZIO
1. L’Università di riferimento privilegiato per quanto riguarda la collaborazione accademica sarà quella di Roma 1 “La Sapienza”; il professor Umberto Longo ha informalmente (e con tutte le riserve istituzionali del caso) accordato la sua collaborazione per il collegamento tra tale Università e il CISCuP.
2. Sembra opportuno altresì allacciare rapporti con l’Università di Parma, capoluogo della provincia nella quale Berceto è inquadrata. Sarà opportuno individuare almeno un collega referente a tale scopo.
3. La fondazione formale del CISCuP è subordinata alla sua costituzione in Associazione e al deposito del relativo statuto, per il momento allo studio. Modelli statutari da tenere in considerazione al riguardo sono quelli dell’ISIME, del CISAM, della SISMEL.
4. Si prevede opportuno accendere rapporti e, in prospettiva, stabilire convenzioni – a parte le Università di Roma 1, come si è detto, e di Parma che è l’ateneo di riferimento della provincia nella quale si trova Berceto – con ISIME, CISAM, SISMEL, Associazione di Studi Compostellani (Perugia), Associazione internazionale Santuari (AIRS), AISSCA, Radio Francigena, Festival del Medioevo (Gubbio), Italia Medievale, Università del Turismo CAMPUS (Lucca).
5. Quanto al necessario erigendo Centro di Formazione per Operatori del Settore Pellegrinaggio e Turismo Religioso, con lezioni itineranti lungo le vie del pellegrinaggio, esso dovrà formare persone che s’interfaccino con il pubblico del turismo (corsi a pagamento, così da finanziare i corsi: 25% all’Ateneo garante). Per le lezioni itineranti andrà contattato Ivan Foletti, allievo di Serena Romano: lezioni itineranti di storici itineranti. Questo aspetto del programma andrà trattato analiticamente a partire dall’ottobre 2019.
6. Sarà cura del CISCuP avviare i contatti con le autorità della Chiesa cattolica e dell’Unione Europea per proporre la proclamazione dell’apostolo Giacomo e Copatrono d’Europa.
7. Sarà altresì cura del CISCuP l’individuare centri di studio e sodalizi affini in tutta Europa e nel resto del mondo e prendere contatti con loro nella prospettiva di un ampliamento sempre più allargato di tutte le attività connesse con la dimensione del pellegrinaggio.
8. Il Progetto Siamo Tutti Pellerossa, che nasce dal rapporto tra Berceto e la nazione Lakota e s’indirizza allo studio e alla salvaguardia dei popoli minacciati, delle “nazioni negate”, delle “lingue tagliate”, si propone di rinviarne l’impostazione dopo l’incontro dell’11-12 settembre 2019, al quale chi potrà è pregato di partecipare. Al Progetto Siamo Tutti Pellerossa saranno chiamati a partecipare in prima istanza Giannozzo Pucci, l’avvocato Martire, il dottor Giovanni Armillotta, il dottor Sergio Salvi, il dottor Giovanni Michelucci.

Organi e funzioni istituzionali del CISCuP
Il CISCuP lavorerà nei prossimi mesi, tanto sollecitamente quanto i mezzi a sua disposizione consentiranno, alla stesura di un suo statuto e alla determinazioni dei necessari organi funzionali.
Al fine di elaborare un opportuno organigramma, stabilirne funzioni e contenuti, fissarne i tempi di realizzazione, studiarne i modi di reperimento delle risorse relative, il CISCuP si doterà in attesa del suo statuto e della sua fondazione formale dei seguenti organi provvisori e funzionali:
Presidenza Onoraria: Irene Pivetti
Presidenza: Luigi Lucchi, sindaco di Berceto (e successori, per l’intera durata del loro mandato)
Segreteria istituzionale: Carlotta Anelli, segretaria comunale di Berceto.
Segreteria operativa: Alessandro Bedini, Daniela Braceschi, Franco Cardini, Antonio Musarra, David Nieri.
Tutti i partecipanti alla giornata di Berceto del 25 luglio 2019 che hanno riempito il modulo di adesione al CISCuP e coloro che, pur non avendo partecipato, avevano espresso la volontà di farlo, sono considerati membri del Comitato Promotore del CISCuP, con diritto a ricevere notizie sugli sviluppi della sua attività. Altri organi sociali saranno precisati in fase di stesura dello statuto.

Adesione
Si accede al CISCuP mediante semplice domanda al Presidente.

Logo
Il logo, per ora provvisorio, è costituito da una mandorla sulla quale, su fondo d’oro, sono impressi i simboli del Tau (in rosso), di una vieira o conchiglia di San Giacomo (in argento) di sei cerchi collegati in anello fra loro (in rosso) e di un crescente lunare con i corni rivolti verso l’alto (in argento). Provvederemo in breve, d’accordo con l’architetto disegnatore, a fornirne un prototipo ufficiale definitivo e un breve opuscolo che ne illustri il significato simbolico.

Studiosi invitati ad aderire al CESCuP
L’adesione al CESCuP è libera e chiunque è il benvenuto a prendervi parte. Ci sono tuttavia talune persone (soprattutto specialisti della storia del pellegrinaggio, della storia della strada e della viabilità, della storia religiosa o socioeconomica del viaggio) che hanno fornito pareri qualificati sulla fondazione del CESCuP e che sono quindi particolarmente invitati a farne parte. Essi sono:
Silvia Agnoletti; Paolo Caucci von Saucken (348-7369221); Pietro Dalena (349-8732289); Franco Franceschi (335-5416636); Isabella Gagliardi (347-5742499); Laura Galoppini (328-6978801); Giuseppe Ligato; Luca Mantelli; Marina Montesano (335-8172049); Renzo Nelli (347-8623575); Agostino Paravicini Bagliani; Paolo Pieraccini; Paolo Pirillo; Gloria Roselli (348-7841539); Luigi Russo347-9612099; Ilaria Sabbatini; Renato Stopani; Francesco Santi; Giuseppe Sergi; Pinuccia Simbula; Ughetta Sorelli (347-94986); Sergio Valzania.
Non tutti gli amici e colleghi or ora nominati hanno risposto formalizzando al loro adesione: li prego di farlo, anche se non a tutti ho scritto personalmente (il che mi riprometto di fare: purtroppo, i mesi sono fatti solo di 30-31 giorni, a parte febbraio che ne ha 28 o 29, e i giorni di 24 ore).
Chiunque voglia aderire al nostro programma e intenda aiutarci concretamente a migliorarlo è pregato di farcelo sapere: lo inseriremo nella lista dei soci disposti a impegnarsi più attivamente, senza alcun altro impegno che la loro parola.

IMPORTANTE! – Il CISCuP non è pensato per diventare un “comitato centrale” di un bel niente. È fatto di persone libere e dedicato alle persone libere; non intende coordinare l’attività di nessuno se non per mezzo d’interventi informativi di puro servizio; non vuole sostituirsi a nulla e a nessuno, non vuole porsi a capo di nulla e di nessuno. Affiliarsi al CISCuP significa soltanto dire: “Io ci sono: m’interessa il pellegrinaggio e voglio collaborare con tutti quelli che hanno il mio stesso interesse nei seguenti campi (spiegare quali). Desidero ricevere notizie dal CISCuP, m’impegno a comunicargli le mie e a collaborare per la costruzione di una rete di specialisti del settore: studiosi, organizzatori e animatori, titolari di aziende interessate (case editrici, Bed & Brekfast, artigiani produttori di gadgets, guide turistiche, devoti di qualunque religione che conosca al dimensione del pellegrinaggio, viaggiatori e camminatori)”.
Dunque, niente gerarchie: solo rete d’informazione, di scambi d’idee, d’iniziative. È opportuno che, partendo dal DOCUMENTO DI BASE pubblicato qui sopra, in tutte le città o i centri demici anche molto piccoli in cui ciò sia possibile, si costituisca un Gruppo CISCuP impegnato a collaborare alle iniziative comunitarie qui descritte ma liberissimo di organizzarne altre, con o senza l’aiuto degli altri Gruppi CISCuP, reperendo in loco materiali e risorse.

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Minima Cardiniana, 258/1

Domenica 1 dicembre 2019, I Domenica di Avvento

SOMMARIO
NOUS REVOILÁ
CENTRO INTERNAZIONALE DI STUDI SULLE CULTURE DEL PELLEGRINAGGIO (CISCuP)
PROGETTO “SIAMO TUTTI PELLEROSSA” (STP)
ANNESSI 1 E 2 SUI POPOLI MINACCIATI D’ESTINZIONE E SUI GENOCIDI
LA NATO SIAMO NOI (O FORSE NO?)
… E PARLIAMO UN PO’ ANCHE D’ISRAELE
PER FINIRE: DULCIS IN FUNDO (O IN CAUDA VENENUM?)

NOUS REVOILÁ

Rieccomi, fedele all’appuntamento. Alcuni mesi fa ero stato costretto da un carico eccezionale di lavoro a sospendere – per la prima volta, a parte qualche casuale sospensione di una o due settimane – l’appuntamento al quale eravamo abituati. Siete stati in molti a scrivermi: Vi ringrazio tutti. Qualcuno temeva che i MC avrebbero taciuto per sempre (ma senza dubbio c’era anche chi lo sperava). Ebbene: ecco rassicurati i primi, delusi i secondi. Almeno per ora. Continuerò, finché potrò e finché vorrà Iddio.

Rieccomi. Anzi, rieccoci. Il nostro periodico appuntamento rinasce rafforzato: all’amico Antonio Musarra, che mi era di valido sostegno, si aggiunge anche l’amico David Nieri, che tra l’altro è editore (titolare dell’editrice viareggina “La Vela”, che negli ultimi tempi ha ospitato alcuni miei scritti e avviato collane che si stanno affermando). Impegno tutti gli amici a tener d’occhio questo editore giovane, libero e onesto: il suo sito è www.edizionilavela.it.

C’è anche un’altra novità: i MC divengono da ora in poi il sito d’informazioni di due sodalizi fondati entrambi nella cittadina di Berceto sul passo della Cisa, nota come luogo di passaggio dei pellegrini sulla Via Francigena. Si tratta del Centro Internazionale di Studi sulle Culture del Pellegrinaggio (CISCuP) e del Programma “Siamo Tutti Pellerossa” (STP). Ecco, qui di seguito, le informazioni specifiche relative a entrambi i sodalizi: siete tutti invitati a divenirne membri attivi.

Infine, avremmo tante cose sulle quali aggiornarci dopo settimane di silenzio. Andiamo per ordine. In questo numero cominciamo a mettere a punto un tema: quello relativo alla NATO, un organismo politico-militare egemonizzato dagli USA e del quale debbono obbligatoriamente far parte tutti gli stati aderenti all’Unione Europea. Sorta in tempo di “guerra fredda” tra USA e URSS, la NATO ha mutato più volte metodi e obiettivi, scegliendosi alleati e avversari e imponendoli agli stati che l’appoggiano. È uno strumento del “governo profondo” del globo, estraneo a chi pur lo finanzia (con il denaro delle tasse che paga) e incurante dei problemi e die sentimenti effettivi della gente reale. Se la NATO bombarda da qualche parte tra Europa, Asia e Africa, ne siamo tutti responsabili. I nostri politici e i nostri media accettano la cosa come se fosse del tutto normale e ne parlano il meno possibile. Vorremmo impegnarci a modificare questa situazione: ad essere più coscienti, più attivi, più presente. Magari a rimettere in causa anche le ragioni per le quali, in passato, tanti europei hanno riposto tanta fiducia e tanta speranza in quell’organismo. Lo meritava davvero, oltre settant’anni fa? Lo merita ancora, oggi? Chi decide al suo interno? Quanto ci costa? Quanto incide sulla nostra sovranità politica e territoriale? Tutti ne siamo corresponsabili, nessuno può tirarsi fuori: abbiamo coscienza di tutto ciò? O preferiamo seguire l’esempio di quanti, a proposito della Shoah, hanno detto “io non so, io non c’ero, io non ne sapevo nulla”?

In annesso alle notizie relative alla NATO, abbiamo creduto opportuno farvi conoscere una cosa che riguarda un sicuro alleato della NATO stessa e dell’Occidente, Israele. Si tratta di un articolo comparso su un moto giornale israeliano che non può certo passare inosservato: eppure, non ne ho trovato eco sulla nostra stampa. Potete correggermi? Siete in grado di commentare o (come mi auguro) di smentire?

Dulcis in fundo, oppure In cauda venenum: fate un po’ voi. Qualche notiziola editoriale.

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Lettera aperta a Matteo Renzi (MC – Edizione straordinaria)

Caro Matteo,

non so che cosa tu stia combinando e che intenzioni tu abbia, ma sotto il profilo storico la tua operazione è molto significativa. Dal momento che hai intenzione di tirarti dietro più pezzi di PD che puoi e magari qualche pentastellato stufo della “libera uscita” e al tempo stesso di dar vita a un Nazzareno “magari implicito e sotterraneo”, sei sulla linea di Cavour, di Giolitti, di Vittorio Emanuele e di Garibaldi, di Mussolini, di De Gasperi, di Craxi e di Berlusconi lungo un secolo e mezzo di storia italiana. È la tipica linea italiana. Nei momenti di crisi, tutti i grandi paesi occidentali a un certo momento si sono spaccati in due: l’Inghilterra a fine Seicento, la Francia a fine Settecento, gli Stati Uniti fra 1861 e 1885, il Messico negli Anni Sessanta-Settanta dell’Ottocento e poi di nuovo nel 1917, la Svizzera a metà Ottocento, la Russia nel 1917-21, la Spagna a metà Ottocento e poi nel 1936-39, il Portogallo almeno tre volte nel corso del XX secolo, l’Austria, la Baviera e l’Ungheria subito dopo la prima guerra mondiale, Cuba, l’Argentina e il Cile a più riprese; la Germania ha evitato la guerra civile, ma i vincitori di Yalta l’hanno comunque obbligata a scindersi. Unica, l’Italia ha sempre evitato scismi frontali e guerre civili (a meno che non si vogliano considerare “rivoluzioni” il “Risorgimento”, la “Rivoluzione fascista” e la “Resistenza”, magari grandguignolesche e trucide quanto si vuole, tragiche in qualche loro pagina, ma come rivoluzioni e guerre civili nel loro fondo alquanto ridicole). Gli italiani, nel momento del bisogno, della paura o delle grandi scelte, optano per il trasformismo e l’ammucchiata: e “serrano al centro”. Che la tua ambizione ultima fosse il rifondare la DC facendo saltare il PD era chiaro fino da quando ne assumesti la segreteria. Ma il tuo piano era addossare la colpa della necessaria scissione agli altri: che uscissero da sinistra e ti lasciassero legittimamente al centro. I buoni Vannino Chiti e Corradino Mineo ci erano cascati, ma non avevano la stoffa. E ora, è un po’ di tempo che spezzoni più o meno numerosi e autorevoli di Santa Romana Chiesa e di mondo cattolico rilanciano più o meno distrattamente il tema del “ritorno di una presenza cattolica alla politica”. Queste cose tu ed io, da buoni fiorentini, le conosciamo bene. Visto che gli altri la scissione “a sinistra” non la facevano, hai deciso tu di abbandonare la barca: tantopiù che di stare a sinistra non ci tieni proprio. Certo, se la responsabilità della scissione se la prendevano gli altri era meglio: ma qualcuno che la facesse ci voleva e tu sei schmittianamente decisionista (cosa che a me piace). Insomma, Matteo, chiediamocelo: che conti hai fatto? Poco in pubblico, ma molto in privato, Berlusconi lo va dicendo da tempo che l’unico autentico suo erede non puoi essere che tu: e non a caso in queste ore sta alacremente lavorando per approfondire la crepa – che sta diventando fossato – fra lui e il tuo omonimo Salvini. È evidente che i cattolici moderatamente di sinistra (non i cattocomunisti) sono con te, quelli di centrodestra che in Forza Italia si trovano a disagio con il laicume di varia estrazione non vedono l’ora di accomiatarsi dal Vecchio di Arcore per convolare col Giovane di Rignano. Che debbo dirti? Buona Fortuna con la nuova DC dal nome vagamente ecologico-termale. Per il bene che ti voglio, verrei volentieri a darti una mano. Ma ti farei peggio della grandine: sono notoriamente un “fasciocomunista”, che tu definisci anzi un “nazifascista di sinistra”, come dicesti nel 2012 davanti a migliaia di fiorentini, quando generosamente organizzasti per il mio passaggio all’emeritato universitario quella splendida festa nel Salone dei Dugento che ricordo ancora con commozione: e scherzando dicevi esattamente quello di cui eri convinto, come spesso succede quando si scherza. Qualcuno ti rimproverò quella definizione estrema e paradossale: non io, che i paradossi li amo. Dal canto tuo, peraltro, sei rimasto boy scout e uomo della Margherita: per i miei gusti sei troppo liberista e troppo atlantista, al tuo “Jobs Act” continuo a preferire la “Carta del Lavoro” del ’27 e alla tua fedeltà all’alleanza occidentale le prospettive aperte dalla Conferenza di Shanghai e dal “One Belt One Road Project”. Tuttavia magari, prima che le tue scorte diventino davvero soffocanti impedendoti ogni movimento, cerca di ritagliarti una sera per andar insieme a cena dall’amico Fabio Picchi. Questa è una missiva molto personale ma, dal momento che non è per niente indiscreta e credo possa offrire a molti comuni amici buoni spunti di riflessione, l’affido per la cerchia dei nostri aficionados agli amici Antonio Musarra e David Nieri che curano i miei “Minima cardiniana”, attualmente in vacanza sino all’inizio dell’Avvento ma dei quali ogni tanto lascio cadere qualche piccola edizione straordinaria. Tu ne meriti senza dubbio una: e io li prego di approntarla. Come hai visto il mio vecchio e caro amico Massimo Cacciari ha benedetto la tua mossa con argomenti in ultima analisi non lontani dai miei: dunque, ad maiora (e, ti e mi e ci auguro, ad meliora). Che poi tu ti sia proclamato garante del nuovo governo PD-M5S, oltre a mettermi di buon umore, mi rassicura. Sono certo che appunto per questo può “star sereno”: non durerà a lungo. Con molti sinceri auguri e stagionata, robusta, forte amicizia. Ovvìa. FC

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MC – Edizione straordinaria

EDITORIALE

Ormai, quando posso vivo a Parigi. Durante l’anno accademico, nonostante io sia pensionato (in linguaggio aulico accademico si dice “Emerito”), dispongo di una sorta di Buen Retiro presso Firenze con un discreto comfort: libri, piccola ma fornita cantina, figlie, nipoti, gatto. Parigi però, per vivere stando aggiornati, andare alle mostre e a teatro, perfino studiare – per quel poco che riesco ancora a fare: forse per colpa mia, troppi impegni: qualche amico me lo rimprovera, e me lo rimprovero anch’io – è incommensurabilmente meglio, anche se un po’ cara (non troppo più che Firenze, tuttavia). Lo sapete che a Parigi ci sono ancora le librerie? Quando lo racconto a Firenze non ci vogliono credere: loro sono così fieri dei loro ben due maxinegozi di Feltrinelli…

Stando qui, da parecchie settimane vengo deliziato dai Gilets Jaunes: e ho il sospetto che, se fossero in grado di esporre in ordine e con pacatezza le loro ragioni, sarei in gran parte d’accordo con loro. Il fatto è che, ad esempio, la folla che da qualche mese si automobilita a Hong Kong riesce ad esprimersi con molta più chiarezza di loro. Quel che tuttavia non arrivo a capire come media e opinione pubblica, i quali di solito non esitano a denunziare le violenze dei manifestanti di Parigi passando sopra le risposte poliziesche ispirate a una violenza che non appare sempre necessaria o giustificabile, siano poi così certi che a Hong Kong tutto accede in modi molto diversi e la polizia, facendo più o meno le stesse cose che fa qui, là mette regolarmente in pericolo i diritti umani. Ho provato a fare per quel che mi riguarda un po’ di chiarezza dopo aver assistito, sabato 31 giugno, per strada e alla TV, a due situazioni parallele e averne confrontato la diversità di giudizio  generalmente espressa. Che cosa c’è che non va nel mio artigianale sistema di valutazione? Continua a leggere

Pubblicato in MC