Neofascismo e neoantifascismo

UNA NOVITA’ EDITORIALE

Chi scrive ha edito da pochissimo un libretto, Neofascismo e neoantifascismo, al quale dedico nel MC 218 poche parole. Si tratta di una raccolta di saggi e articoli recenti (pp. 245) a mio avviso notevole soprattutto per il giovane e coraggioso editore che l’ha pubblicato: La Vela, Via Monte Altissimo, 4, Viareggio, cell. 348-5563152, info@edizionilavela.it. E’ un editore da sostenere sia per la qualità delle cose che pubblica, sia perché fa sul serio le cose: non per business ma per passione.

Sul valore di Neofascismo e neoantifascismo giudicheranno i lettori: ma dal canto mio vorrei sottolineare l’importanza del fatto che in esso siano pubblicati un Invito alla lettura di Antonio Pennacchi, una Prefazione di Marco Tarchi e una Postfazione di Stenio Solinas. Il libro è stato presentato venerdì 19 u.s. al Book Festival di Sarzana Paolo Ercolani e lo sarà di nuovo domenica 11 novembre, alle 18, al Book Festival di Pisa; relatori, il senatore Riccardo Nencini, il professor Mario Bernardi Guardi e il dottor Giuseppe Padovano. FC

UN NUOVO LIBRO

Il sultano e lo zar, Roma, Salerno Editrice, 2018

Vi segnalo la comparsa proprio in questi gironi in libreria del mio nuovo libro Il sultano e lo zar (Salerno Editrice). Si tratta di una riflessione storica di lungo periodo che riflette sulla dimensione eurasiatica della storia e sul conflitto secolare (almeno dal XVI secolo) tra i granprincipi di Moscovia poi zar di tutte le Russie e i padishah ottomani: un “duello” dal solido e costante fondamento geopolitico, da non intendersi tuttavia in termini deterministici, la conoscenza del quale costituisce un viatico importante per comprendere anche quanto è accaduto fra Europa e Asia e fra Occidente e Oriente nell’ultimo secolo, dopo che zar e sultani sono scomparsi dalla scena del mondo. FC

Samarcanda

SAMARCANDASamarcanda. Un sogno color turchese

Potenza di una città sognata: ci arrivi e ti stupisci che esista davvero

Nessuna città ha un nome così evocativo: appena lo pronunci l’Oriente t’assale. Samarcanda è l’estrema tra le Alessandrie fondate dal re macedone; è la città delle fortezze e dei sepolcri; è il nodo carovaniero sulla Via della Seta, il maggior raccordo commerciale di terra fra Cina ed Europa; è la sede del Gur-Amir, tempio e santuario, centro del mondo dalla cupola turchese sotto la quale il grande Tamerlano dorme per sempre. Parla una lingua in cui coesistono e si contrappongono tre alfabeti – cirillico, latino, arabo – come specchio della lotta tra chi ancora guarda al vecchio colonizzatore russo, chi sostiene l’islamizzazione e chi vorrebbe giocare sino in fondo la carta dell’occidente.

Contro Ambrogio: Una sublime, tormentosa grandezza

Contro AmbrogioAmbrogio è, con Gerolamo e Agostino, il fondatore della Chiesa latina emersa, dopo Costantino, dal buio e dal sangue dell’era delle persecuzioni, assurta poi, con Teodosio al rango di unica religione ammessa nell’Impero. Arrivato a Milano con un prestigioso incarico di governo – secondo la tradizione, elevato a furor di popolo alla cattedra episcopale – trasferí nella sua funzione di vescovo il santo orgoglio che gli derivava dall’appartenere alla piú alta nobiltà dell’Urbe e impiantò con forza sul tronco dell’Impero, al posto della pax deorum che lo avrebbe eternamente protetto, la croce del Cristo.
Fu inflessibile nel combattere eretici, ebrei e pagani; impose che l’ara della vittoria fosse tolta dall’aula senatoria; umiliò perfino il grande Teodosio ricordandogli che anche l’imperatore era membro della Chiesa ma non aveva il diritto né di guidarla, né di controllarla. Senza il fondamento del suo pensiero, forse, mai si sarebbe sviluppata una teoria egemonica del papato sulla Chiesa.
Leggendo di lui, a volte ci si domanda dove fosse quella carità sulla quale peraltro ha saputo scrivere pagine bellissime. La sua grandezza fu davvero sublime e tormentosa.