Il Califfato e l’Europa

Il Califfato e l'EuropaIl Califfato e l’Europa

Crociata, jihad, guerra di religione, scontro di civiltà, sono parole che sembravano appartenere, ormai, ai libri di storia, e a epoche spaventose molto lontane dalla nostra. Eppure, nell’escalation di tensione e di allarme mediatico incominciata con l’attentato delle Torri Gemelle di New York l’11 settembre del 2001, e rinfocolata oggi dagli orrori perpetrati in Francia e nel mondo dai terroristi dello Stato Islamico, queste parole sono tornate drammaticamente attuali. Ma esiste davvero un conflitto tra culture e civiltà incompatibili? E, se davvero siamo in guerra, quando è iniziata, chi l’ha dichiarata, e perché? Davvero l’Occidente incarna i valori di democrazia, libertà e tolleranza in cui tutti noi sosteniamo di identificarci? La storia dei rapporti tra Europa e Islam, dal Medioevo all’età contemporanea, è lunga e complessa, in un’alternanza di paci e di guerre, e persino di alleanze e di strettissimi rapporti diplomatici e commerciali. Eppure, al giorno d’oggi i media raccontano quotidianamente la cronaca di una coesistenza impossibile, di uno scontro di cui è sempre più difficile individuare le cause. In un libro che muove dagli albori della religione islamica per arrivare fino ai giorni nostri, Franco Cardini esplora le diverse fasi della storia di amore e odio tra l’Europa e il Vicino Oriente, soffermandosi sui momenti chiave dell’Illuminismo, dell’orientalismo ottocentesco, delle trame britanniche negli anni delle grandi guerre del secolo scorso, per gettare luce sulle troppe ombre delle vicende degli ultimi decenni. Dalla nascita di Israele e dall’Egitto di Nasser, passando per le periferie della Guerra fredda, Cardini fa luce su un drammatico susseguirsi di errori politici, di governi bugiardi e di guerre ingiuste, che hanno dato forma agli anni carichi di paura e d’incomprensione in cui stiamo imparando a vivere.

Terrore e idiozia

Terrore e idioziaTerrore e idiozia. Tutti i nostri errori sul terrorismo islamista

Venerdì 13 novembre i terroristi sono tornati a colpire Parigi e con gli attentati allo Stade de France, al Bataclan, ai bistrot, hanno mirato al cuore della civiltà europea. Dopo l’attacco a “Charlie Hebdo”, siamo scesi nelle strade a difendere le nostre libertà e gridare la nostra indignazione; dopo la strage al Bataclan siamo scesi in guerra. Le forze di polizia e gli organi di sicurezza europei non sono riusciti ad arginare la sfida lanciata dal terrorismo islamico. Daesh, ISIS, Is, le definizioni cambiano, ma le bandiere nere del califfato continuano a svettare su un’ampia porzione del medioriente e a seminare morte e terrore in Europa. La Francia, e prima la Russia, hanno scelto ora dopo molte esitazioni del fronte occidentale di bombardare le posizioni dello stato islamico. Ma siamo sicuri che questa guerra si vinca con i bombardamenti a tappeto? L’Afghanistan con il ritorno dei talebani e l’ingovernabilità dell’Iraq sono un monito che l’Occidente dovrebbe tenere in seria considerazione. In “Terrore e idiozia” Franco Cardini e Marina Montesano riflettono su quali siano gli strumenti per affrontare questa guerra asimmetrica: “Le armi delle quali disponiamo sono le seguenti: intelligence, infiltrazione, informazione corretta, massima collaborazione tra musulmani e non musulmani contro il comune avversario terrorista, mantenimento della calma e svolgimento di una normale, serena vita civile nelle nostre città”.

Il Graal. «Ludus scaenicus» in due atti

Il GraalIl Graal. «Ludus scaenicus» in due atti di Franco Cardini e Luigi Tani, Rimini, Il Cerchio, 2015, pp. 86.

Un “Ludus Scaenicus” che unisce un rispetto sostanzialmente rigoroso allo spirito della cosiddetta”Vulgata – Lancelot/Graal” due-trecentesca, sorta di “soap opera” medievale che mette insieme i vari motivi e le relative varianti del mito graalico, a suggestioni riprese da motivi cavallereschi ispirati ora a leggende al ciclo graalico prossime ma di differente natura – i temi morganatici, quelli melusiniani, la leggenda del veglio della Montagna, la “Sibilla Picena”, l’incontro tra sir Galvano e il cavaliere verde – e a un costante riferimento all’esegesi junghiana.

La cristofania di Galaad, tema centrale e definitivo di tutta l’opera, è il punto d’arrivo d’un percorso metastorico nel quale il Cristo-re e il Cristo-cavaliere si presentano, uniti nella sintesi del Cristo-Galaad, come l’Asse di tutte le vicende cosmiche e umane. Il “Ludus” si risolve e si conclude quindi in una celebrazione eucaristico-apocalittica.

In trasparenza, implicitamente ma anche in modo evidente, il “Ludus” è una risposta cristiana alla proposta naturalistico-buddhistica nelle due grandi opere graaliche wagneriane intese come la riproposizione della tragedia classica che spicca il volo verso il Futuro.

Franco Cardini

Link diretto per l’acquisto on-line:
http://www.ilcerchio.it/il-graal-ludus-scaenicus-in-due-tempi-di-franco-cardini-e-luigi-vani.html

Un uomo di nome Francesco

Un uomo di nome FrancescoJorge Mario Bergoglio è il primo papa che viene dal subcontinente americano. È anche il primo a infrangere la “regola” secondo cui un gesuita non può ascendere al soglio pontificio e a rompere la tradizione che ha visto i papi assumere sempre il nome di un predecessore, scegliendo invece quello di Francesco, il Povero di Assisi. Il paragone fra i due Franceschi quindi s’impone, anche alla luce della recente Laudato si’, “un raggio di sole nella nebbia postmoderna, una rosa sbocciata nel deserto dell’egoismo e dell’ipocrisia nel quale ci sembra ormai di esserci definitivamente sperduti quando leggiamo dei buoni cristiani che desertificano e inquinano il mondo per fame e sete di profitto”. Così scrive Franco Cardini a proposito dell’enciclica che si richiama al fraticello d’Assisi, ricordandoci però che se entrambi hanno scelto la carità e la povertà, il primo, vivendo in una società dura, crudele, ingiusta e tuttavia cristiana, proponeva la sua vita di adesione al Cristo povero e nudo come una delle possibili, mentre Francesco-Bergoglio, che vive in una società non più cristiana, propone la via della povertà e della carità come l’unica percorribile per chi intenda testimoniare la propria fede. In questo risiede il nucleo della sua lotta quotidiana contro la “cultura dell’indifferenza” e la “cultura dello scarto”, espressioni della modernità occidentale, in cui trionfano individualismo e logiche dell’economia.