Minima Cardiniana, 258/4

Domenica 1 dicembre 2019, I Domenica di Avvento

LA NATO SIAMO NOI (O FORSE NO?)

Ecco, al riguardo, alcune riflessioni che vi passiamo invitandovi a riflettere, a verificare, a inviare contributi e correzioni.

Due contributi di Manlio Dinucci su “Il Manifesto”
Manlio Dinucci è un caro amico e collaboriamo a varie iniziative. Certo, c’è un problema: Dinucci è comunista e come tutti sanno i comunisti mangiano i bambini. Peraltro, ha anche un altro difetto (nessuno è perfetto): è amico mio, e io sono un noto reazionario. E scrive sul “Manifesto” (orrore!), quotidiano che si autodefinisce comunista. E c’è di peggio. Sul “Manifesto” talvolta ci scrivo anch’io, ci ho perfino firmato elzeviri (raccapriccio!). Ma, siccome al peggio non c’è mai fine, va detto anche qualcos’altro ad aggravare la situazione: il reazionario Cardini viene abbastanza spesso censurato e “oscurato” dai media “moderati”, dalle persone perbene di destra e di sinistra: quei sovversivi del “Manifesto” però, senza dubbio con bieche intenzioni provocatorie, non lo hanno mai né censurato né “oscurato”. Questo per dire fin dove arriva la faziosa malvagità di certa gentaccia.
Dinucci, diavolo d’un uomo, ha di recente sparso il suo veleno – coinvolgendo lo stesso papa (del resto a sua volta, come sapete, sospetto di essere un po’ comunista anche lui) su quell’organizzazione benemerita e umanitaria ch’è la NATO, che noi sosteniamo acquistando bei bombardieri con i soldi delle nostre tasse, tantopiù che siamo certi che bombarderà solo a fin di bene. Questo è certo, dal momento che NESSUNO fra i partiti o quelle organizzazioni che comunque tali si definiscono, né al governo né all’opposizione, ha mai detto una parola contro la NATO; anzi, magari non ne parlano nemmeno. E c’è un partito di destra, che fra qualche mese dopo le elezioni farà quasi certamente parte della coalizione di governo e che d’altronde è piuttosto antieuropeista (per amore della patria italiana, beninteso) e che è fieramente sovranista, al quale tuttavia le basi extraterritoriali della NATO in Italia, da Ghedi alla Dal Molin a Campo Darby, vanno benissimo (e la sovranità territoriale? Nacht und Nebel). Un partito che ormai si è talmente allineato con lo stesso presidente Trump da aderire a The Movement di Steve Bannon, il “Movimento Populista Mondiale” che si presenta come filoatlantista e filo-occidentalista che di più non si può. Chissà come si sentirà qualche vecchietto oggi membro o simpatizzante di quel partito, uno di quelli che magari giovanissimo leggeva roba che andava da Julius Evola a Berto Ricci e che tifava per Jean Thiriart…

MANLIO DINUCCI 1
“L’ATOMICA IMMORALE E CRIMINALE”. SILENZIO BIPARTISAN SUL PAPA
Nucleare. L’Italia istituzionale tace, ma a Ghedi e ad Aviano sono stoccate 70 ogive nucleari Usa. E ne stanno per arrivare di nuovissime
Silenzio di tomba, in tutto l’arco istituzionale italiano sempre loquace nel riverire il papa, sulle parole pronunciate da Papa Francesco il 24 novembre a Hiroshima: “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine. È immorale il possesso delle armi atomiche”.
Parole imbarazzanti per i nostri massimi esponenti istituzionali che, come i precedenti, sono responsabili del fatto che l’Italia, paese non-nucleare, ospiti e sia preparata a usare armi nucleari statunitensi, violando il Trattato di non-proliferazione a cui ha aderito, il quale proibisce agli Stati militarmente non-nucleari di ricevere armi nucleari, né avere il controllo su tali armi direttamente o indirettamente. Responsabilità resa ancora più grave dal fatto che l’Italia, quale membro della Nato, si è rifiutata di aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari votato a grande maggioranza dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: trattato che impegna gli Stati firmatari a non produrre né possedere armi nucleari, a non usarle né a minacciare di usarle, a non trasferirle né a riceverle direttamente o indirettamente, con l’obiettivo della loro totale eliminazione.
Imbarazzante per i massimi esponenti istituzionali italiani la domanda che papa Francesco fa nel suo discorso a Hiroshima: “Come possiamo parlare di pace mentre costruiamo nuove e formidabili armi di guerra?”. L’Italia sta per schierare sul proprio territorio nuove e più micidiali bombe nucleari USA, le B61-12, al posto delle attuali B-61. La B61-12 ha una testata nucleare con quattro opzioni di potenza selezionabili: al momento del lancio, viene scelta la potenza dell’esplosione a seconda dell’obiettivo da colpire. A differenza della B61 sganciata in verticale sull’obiettivo, la B61-12 viene lanciata a distanza e guidata da un sistema satellitare. Ha inoltre la capacità di penetrare nel sottosuolo, anche attraverso cemento armato, esplodendo in profondità per distruggere i bunker dei centri di comando e altre strutture sotterranee, così da “decapitare” il paese nemico in un first strike nucleare.
Altrettando imbarazzante per i massimi esponenti istituzionali italiani l’altra domanda di papa Francesco: “Come possiamo proporre la pace se usiamo continuamente l’intimidazione bellica nucleare come ricorso legittimo per la risoluzione dei conflitti?”. L’Italia, quale membro della Nato, ha avallato la decisione statunitense di cancellare il Trattato INF che, firmato nel 1987 dai presidenti Gorbaciov e Reagan, aveva permesso di eliminare tutti i missili nucleari a gittata intermedia con base a terra schierati in Europa, compresi quelli installati a Comiso. Gli Stati uniti stanno mettendo a punto nuovi missili nucleari a raggio intermedio con base a terra, sia da crociera che balistici (questi capaci di colpire gli obiettivi in pochi minuti dal lancio), da schierare in Europa, quasi certamente anche in Italia, contro la Russia e in Asia contro la Cina. La Russia ha avvertito che, se verranno schierati in Europa, punterà i suoi missili nucleari sui territori in cui saranno installati.
Le potenze nucleari posseggono complessivamente circa 15.000 testate nucleari. Oltre il 90% ri appartiene a Stati Uniti e Russia: ciascuno dei due paesi ne possiede circa 7 mila. Gli altri paesi in possesso di testate nucleari sono Francia (300), Cina (270), Gran Bretagna (215), Pakistan (120-130), India (110-120), Israele (80-400), Corea del Nord (10-20). Altri cinque paesi – Italia, Germania Belgio, Olanda e Turchia – hanno complessivamente circa 150 testate nucleari statunitensi dispiegate sul proprio territorio. La corsa agli armamenti si svolge però non sulla quantità ma, sempre più, sulla qualità delle armi nucleari: ossia sul tipo di piattaforme di lancio e sulle capacità offensive delle testate nucleari.
Un sottomarino statunitense della classe Ohio è in grado di lanciare, in meno di un minuto, 24 missili balistici Trident armati di 120-190 testate nucleari, la cui potenza esplosiva è più del doppio di quella di tutti gli esplosivi non-nucleari usati nella Seconda guerra mondiale. Il nuovo missile balistico intercontinentale russo Sarmat, con raggio fino a 18.000 km, è capace di trasportare 10-16 testate nucleari che, rientrando nell’atmosfera a velocità ipersonica (oltre 5 volte quella del suono), manovrano per sfuggire ai missili intercettori.
E quando papa Francesco afferma che l’uso dell’energia nucleare per fini di guerra è “un crimine non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune”, ossia un crimine che mette in pericolo il futuro del pianeta Terra dove la vita potrebbe estinguersi in seguito a una guerra nucleare, restano muti anche coloro che ogni giorno parlano di difesa dell’ambiente. Essi tacciono sul fatto che la più grave minaccia per l’ambiente di vita sul pianeta è la guerra nucleare, e che è quindi prioritario l’obiettivo della completa eliminazione delle armi nucleari.
Resta da vedere in che misura l’avvertimento lanciato da papa Francesco da Hiroshima sia recepito nella Chiesa stessa e in generale tra i cattolici. Non è la prima volta che egli lancia tale avvertimento ma la sua voce, per usare una locuzione del Vangelo, assomiglia a quella di “uno che grida nel deserto”. A questo punto viene spontanea una proposta laica: se manca la coscienza, si risvegli almeno l’istinto di sopravvivenza.
(“Il Manifesto”, 26 novembre 2019)

Così il giornalaccio comunista. Avete da obiettare? Rilevate errori o inesattezze? Potete affermare che sono tutta calunnie? O siete in grado di replicare che è così e che va tutto bene, che questa “deterrenza” garantisce “la pace nel mondo”? Forza con le obiezioni: ma, mi raccomando, fondate e documentate.

MANLIO DINUCCI 2
GLI F-35 DECOLLANO CON ALI BIPARTISAN
Lorenzo Guerini (PD), ministro della Difesa del governo Conte II, ha comunicato alle commissioni parlamentari il passaggio alla fase 2 del programma di acquisto degli F-35 della statunitense Lockheed Martin.
Passaggio preparato dal governo Conte I: il vicepremier Salvini (Lega) sottolineava lo scorso marzo che “ogni ipotesi di rallentamento o ravvedimento del programma di acquisto degli F-35 sarebbe un danno per l’economia italiana”; il sottosegretario agli Esteri Di Stefano (M5S) richiedeva una “revisione profonda degli accordi” ma aggiungeva che, “se abbiamo delle commesse da pagare, certamente non passeremo alla storia per aver tradito un accordo fatto con aziende private: c’è un’intera filiera che va rispettata”.
Lo scorso maggio il governo Conte I autorizzava “la realizzazione e la consegna di 28 caccia F-35 entro il 2022 (i velivoli sinora consegnati sono 13), i cui contratti sono stati completamente finanziati”, ovviamente con denaro pubblico.
Lo scorso ottobre, nei colloqui riservati col governo Conte II a Roma, il segretario di stato Usa Mike Pompeo richiedeva all’Italia di sbloccare l’ordine per un ulteriore acquisto. Subito il ministro della Difesa Guerini lo assicurava, in una intervista al Corriere della Sera, che “l’Italia è un paese affidabile e credibile rispetto agli impegni internazionali: contribuire al programma F-35 è un segno tangibile della nostra affidabilità”.
Pochi giorni dopo, nella conferenza stampa a Washington col presidente Mattarella, il presidente Trump annunciava esultante: “L’Italia ha appena acquistato 90 nuovissimi F-35. Il programma va molto bene”.
L’Italia conferma quindi l’impegno ad acquistarne 90, con una spesa prevista in circa 14 miliardi di euro. Ad essa si aggiunge quella inquantificabile per il continuo aggiornamento del software del caccia.
L’Italia non è solo acquirente ma fabbricante dell’F-35, quale partner di secondo livello. La Leonardo – la maggiore industria militare italiana, di cui il Ministero dell’economia e delle finanze è il principale azionista con circa il 30% – è fortemente integrata nel complesso militare-industriale Usa.
È stata per questo scelta per gestire lo stabilimento Faco di Cameri (Piemonte), da cui escono i caccia destinati all’Italia e all’Olanda. La Leonardo produce anche le ali complete per aerei assemblati negli Usa, utilizzando materiali prodotti negli stabilimenti di Foggia (Puglia), Nola (Campania) e Venegono (Lombardia).
L’occupazione alla Faco è di circa un migliaio, di cui molti precari, appena un sesto di quella preventivata. Le spese per la realizzazione dello stabilimento Faco e l’acquisto dei caccia sono superiori all’importo dei contratti stipulati da aziende italiane per la produzione dell’F-35. Dal punto di vista economico, contrariamente a quanto sostiene il governo, la partecipazione al programma dell’F-35 è fallimentare per le casse pubbliche.
Il ministro Guerini ha avviato la fase 2 del programma sugli F-35 “senza una valutazione di merito e in assenza di un’informativa, in contrasto con le indicazioni del Parlamento”, denuncia il deputato di LeU Palazzotto, chiedendo che il ministro spieghi “su che basi ha autonomamente assunto questa decisione”.
Nella sua “spiegazione” il ministro non dirà mai la vera ragione per cui ha assunto tale decisione, non autonomamente ma su mandato dell’establishment italiano. La partecipazione al programma dell’F-35 rinsalda l’ancoraggio politico e strategico dell’Italia agli Stati uniti, integrando ancor più il complesso militare industriale italiano nel gigantesco complesso militare-industriale Usa.
La decisione di partecipare al programma è quindi una scelta politica, fatta su base bipartisan. Lo conferma il fatto che la Lega, avversaria del Pd, plaude al ministro Pd: “Prendiamo atto con soddisfazione che sugli F-35 il ministro Guerini ha annunciato l’avvio della fase 2”, dichiarano unanimi i parlamentari leghisti.
Le maggiori forze politiche, in contrasto l’una con l’altra, si ricompattano al seguito degli Stati uniti, “l’alleato privilegiato” che tra poco schiererà in Italia, insieme agli F-35, le nuove bombe nucleari B61-12 progettate in particolare per questi caccia di quinta generazione.
(“il Manifesto”, 30 novembre 2019)

Bravo, il deputato Palazzotto. Ma il parlamento è grande: c’era lui solo a eccepire? La costituzione parla d’un’Italia che rifiuta la guerra eccetera, e nel suo nome abbiamo respinto l’adesione a qualsivoglia programma nucleare: eppure il paese è pieno di armi di quel tipo. Come si spiega? Giorni fa, davanti a un campo Rom alla periferia di Roma, alcuni ragazzi hanno intonato una canzone che a un certo punto dice: “Va’ fuori d’Italia – va’ fuori ch’è l’ora – va fuori d’Italia – va’ fuori o stranier!”. Mi apre siano versi di Fratelli d’Italia di Goffredo Mameli: una sigla che in politica ha fatto fortuna. Avete mai visto ragazzi cantarla davanti ai cancelli e alle barriere di Aviano o di Ghedi?