Minima Cardiniana 274/1

Domenica 22 marzo 2020, IV domenica di Quaresima
Domenica Laetare Jerusalem, prima domenica di primavera

AGENDA

Nulla da segnalare, ovviamente, sul piano delle mie attività pubbliche. Anzi, i Minima Cardiniana sono – insieme con qualche articolo di quotidiano e periodico, che però mi viene chiesto al momento e non posso pertanto segnalare – le mie uniche attività pubbliche e ufficiali, se si esclude qualche lezione tenuta con i modesti mezzi informatico-telematici dei quali dispongo in casa, e che NON SONO AFFATTO MAESTRO nell’utilizzare.
Al posto delle informazioni sulla mia attività, mi piacerebbe rivolgere invece una domanda ai miei ohimè troppi corrispondenti che mi tartassano di e-mail e di telefonate. Parenti, amici, colleghi, corrispondenti eccetera: ma in che razza di mondo vivete? Se siete talmente indigenti da non avere neanche un buco con quattro libri e uno straccio di congegno per ascoltare un po’ di musica, allora vi capsico: ma che io sappia nessuno dei miei interlocutori è in queste condizioni: E allora, perché usare termini come “noia” o espressioni infami come “ammazzare il tempo”? Il tempo non va affatto “ammazzato”. Al contrario, è grazia di Dio che va goduta, sfruttata, impiegata a buon fine? Una casa media, cioè tre o quattro stanze e magari una soffitta, o una cantina, o un garage, o un ripostiglio, ha un unico pericolo: può essere una grande seduttrice. Se a differenza di me non siete minacciati da un lavoro assillante che vi obbliga a passare 14-16 ore al giorno incollati a un libro, a un documento o alla testiera di computer, avete un’idea dell’infinità di cose che si possono fare? Lasciamo perdere il caso fortunato che abbiate un giardino, un orto o un balcone. Ma solo frugare tra vecchi oggetti, vecchie carte, vecchie casse, vecchie scatole, vecchi libri, vecchi appunti… fatelo, e un mare d’idee, di spunti, di ricordi vi assalirà. Altro che spaparanzarsi davanti alla TV e subire l’ennesimo diverbio tra il ragionier Fantozzi e la signora Pina!
Ma c’è un solo rischio. Se vi scoprite anche voi lo spirito dell’Ulisse che si appresti a navigare nel mare della propria stanza, attenzione alle sirene. Munitevi di tappi di cera nelle orecchie: sta a voi scoprire di che foggia costruirveli. Il canto delle sirene del navigatore nella propria stanza, cioè nei ricordi e magari nei progetti della propria vita, è fatto di rimpianti e di rimorsi. Attenti che non vi divorino.
Ieri ho corso questo rischio: per fortuna mi sono aggrappato a uno scoglio. Era il primo giorno di primavera. Ho scritto allora alcuni messaggi ad amici. Ho provato a dir loro quel che per superbia o per timidezza (in fondo sono la stessa cosa) non avevo mai osato confessare. Mi ha fatto bene. Provare per credere.

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 274/2

Domenica 22 marzo 2020, IV domenica di Quaresima
Domenica Laetare Jerusalem, prima domenica di primavera

EDITORIALE
LORETTA GOGGI ON TRIAL: MA QUESTA PRIMAVERA È MALEDETTA O NO?
Approfittate della forzata stasi per leggere (anche se è in questo momento difficile anche procurarsi dei nuovi libri: c’è una stasi forzata sia nelle edizioni, sia nella distribuzione) un libro bellissimo, Primavera. La stagione inquieta, di Alessandro Vanoli (Il Mulino), che fra l’altro ci ricorda col supporto della storia, dell’antropologia e della letteratura come la stagione che stiamo vivendo è splendida ma anche pericolosa e può essere crudele – il clima instabile, spesso (appunto) le epidemie –, il che ci riconduce alla necessità di vivere intensamente con gli strumenti che abbiamo un tempo nel quale alcune libertà ci sono vietate.
La primavera, Vanoli
docet, è stagione densa di tradizioni. Pensate soltanto a quello che per gli antichi latini era il ver sacrum. È stato detto che la tradizione non è culto delle ceneri, bensì memoria del fuoco. E Oscar Wilde, il quale diceva molte più verità (e molto più profonde) di quanto non credesse, ha affermato che “una tradizione è un’innovazione ben riuscita”. Proprio così: basta capire che cosa significa questa frase che sembra iconoclasta. Una tradizione non è una consuetudine, qualcosa che si è verificato una volta e che noi continuiamo a celebrare per pigrizia o per superstizione o per abitudine. No: una tradizione è un evento che viene assunto a paradigma in quanto vi si riconosce l’orma di un rapporto profondo tra uomo e cosmo, tra uomo e quel che Rudolf Otto ha definito “il Sacro” nel senso di Ganz Anderes, “totalmente diverso, qualitativamente diverso” da lui, tra uomo dotato del senso della realtà che va oltre l’esistenza visibile (cioè l’homo religiosus) e quello che si definisce il Divino: differente, ben inteso, a seconda che si appartenga al mondo delle “religioni naturali” immanentistico-mitiche o delle “religioni rivelate” trascendenti e storiche (cioè le abramitiche).
Nella nostra Italia, le tradizioni folkloriche d’origini anche antichissime – quelle connesse con il ritorno del tempo migliore e con il fiorire della natura – si sono andate intrecciando a partire dal IV secolo d.C. con quelle cristiane, fondate sull’equinozio di primavera che segna la Pasqua e la preparazione per essa, la “quarantena” di digiuno e di purificazione detta, appunto, Quaresima.
In questo senso la festività odierna, la domenica
Laetare Jerusalem, essendo la quarta (dunque la centrale) delle sette che separano l’inizio della Quaresima dalla Pasqua, coincide con un momento di ristoro e di riposo all’interno del lungo periodo di digiuno e di penitenza. Ci si concede quindi un certo sollievo dal rigore del periodo. La Chiesa può legittimamente abbandonare il violaceo dei paramenti sacri segno di penitenza utilizzato nelle domeniche precedenti e rivestire i suoi sacerdoti di rosato; non tutte le regioni italiane hanno dimenticato l’antico rito dello sventramento del fantoccio-quaresima dal ventre aperto del quale escono ghiottonerie (è il rito della “Pentolaccia”, il vecchio utensile domestico che viene sacrificato a tale scopo) e che è una facies di quel rito iniziatico di fine inverno caratterizzato dalla distruzione di vari beni sacrificati come buon auspicio per il futuro della comunità e che, con un termine desunto dalle lingue dei native Americans del Canada occidentale delle tribù Haida, si chiamava Potlac: una parola che i canadesi europei tradussero maccheronicamente con il termine misto di francese e d’inglese Pot (francese “pentola”)-Luck (inglese “fortuna”). La Pentola della Fortuna, quella delle fiabe.
Tradizioni. Una volta la primavera, quando arrivava, era anche una stagione temuta. Bisognava ripulire la casa da cima a fondo. “Pulizie di primavera”, si diceva appunto. Ed erano una faticaccia, anche se vivevi in un buco di campagna o di periferia. Per un fatto, soprattutto. In quaresima arrivava il parroco a “benedire le case”. Certo, precisavano i buoni sacerdoti, si benedicono le famiglie, non le mura e i mobili dell’edificio. Ma non c’era verso. Specie poi se durante l’anno in una casa era successo qualcosa – una disgrazia, una sfortuna, anche un semplice diverbio – le antiche superstizioni in apparenza dimenticate si collegavano alla “mitologia” cristiano-popolare per rendere più attesa la
lustratio primaverile. E allora era sempre una festa: anche in una casa socialcomunista come la mia, dove comunque le donne andavano in chiesa e anche gli uomini erano buoni lavoratori e bravi cristiani. E il parroco era un vecchio amico: si sbirciava il suo arrivo dalla finestra, ci si spazientiva se indugiava troppo con quei chiacchieroni dei vicini di casa (“Ma icchè gli avranno da raccontagli?!”, commentava inviperita e un po’ preoccupata la zia Rosina), quando arrivava gli si lasciava a stento fare quelle che a Firenze si chiamavano “le funzioni” – vale a dire gli adempimenti liturgici – perché poi si doveva sedere, posare la situla e l’aspersorio (“secchio e pennello”, come lo chiamava un solerte compagno di “Peppone” Bottazzi rivolto a don Camillo), ascoltare pazientemente le chiacchiere e le recriminazioni delle donne di casa contro le altre parrocchiane, ingozzarsi di caffè, vinsanto e pasticcini (lo facevano tutte le famiglie…); poi accettava con imbarazzata discrezione la busta con la rituale piuttosto magra offerta – ma si faceva quello che si poteva – e se ne andava con il suo codazzo di chierichetti che le zie avevano riempito di moine, di cioccolatini e di speccioli, dopo aver benedetto anche il gatto di casa (il quale dal canto suo, rivelando il demonietto che sonnecchia in tuti i felini domestici del mondo, mostrava di non gradire affatto lo spruzzo d’acqua gelida).
Oggi, questo è un mondo finito. I parroci non fanno più il loro giro per le strade della parrocchia, la “benedizione alle famiglie” si prenota per telefono, le pulizie di primavera non si fanno più. Un tassello in più nel mosaico del disordine chiamato Modernità.
E intanto, una nuova settimana da passare in casa: e sia chiaro – se lo caccino in testa tutti – che chi ha la fortuna di poterci stare, perché non ha obblighi o necessità esistenziali o professionali di uscire deve anche starci: e ringraziare Iddio, se è credente. Diciamolo e spieghiamolo soprattutto ai ragazzi, i quali nella stragrande maggioranza dei casi in Italia sono stati allevati a far quello che vogliono e ad avere il diritto di farlo. No, cari giovani amici (e mi rivolgo soprattutto ai miei sei nipoti dei quali sono nonno e ai cinque dei quali sono zio). Oggi, anche se è scomodo e spiacevole, avete la possibilità d’imparare una lezione forse ancora più importante di quella che avreste potuto ricevere a scuola; una lezione che noi anziani avremmo dovuto impartirvi energicamente, e non abbiamo saputo o voluto farlo.
La lezione è questa: che nel mondo e nella società in cui vivete (e della quale fra pochi anni, con la maggior età, sarete cittadini a tutti gli effetti) nessuno può fare quello che vuole: perché non ci sono soltanto i diritti, ma anche i doveri. V’immaginate che cosa succederebbe se i vostri genitori omettessero i loro doveri di pensare a voi, di lavorare per voi, di sostenervi in ogni modo e magari anche di soddisfare i vostri desideri e perfino i vostri capricci? Lasciati a voi stessi, voi sapreste soltanto piangere: o affidarvi a qualcun altro, se aveste fortuna, perché dovete capire che nessuno è un’isola e che ciascuno di noi dipende da qualcun altro, il che è lo stesso che dire in ultima analisi che ciascuno di noi dipende da tuti gli altri (che non sempre fanno il loro dovere: chiedetelo ai bambini africani, a quelli afghani, a quelli brasiliani…). E pensate anche ai molti, ai troppi vostri coetanei sparsi in tutto il mondo, che appartengono a famiglie troppo povere per potersi curare, e magari anche per potersi alimentare e vestire? Chi di voi può farlo, quindi, stia in famiglia: e impari a combattere i due grandi nemici di chi deve stare a lungo in pochi metri quadrati, che sono la noia e la pigrizia. Imparate a lavorare in casa, a studiare, a scrivere, a leggere, ad ascoltar leggere, a vedere in TV non solo i soliti programmi-divertimento, spesso insulsi, ma anche qualche bel film e perfino i programmi culturali e i notiziari. Imparate magari perfino a parlare con i genitori e i familiari: loro magari non sono mai stati bravi a farlo con voi, ma voi ci avete provato? Non vi dico di rispolverare il monòpoli, la tombola, il gioco dell’oca o il mercante in fiera: ma qualcuno fra quelli che lo hanno fatto assicura che i ragazzini ci si sono divertiti più che con la play station. Qualche altra settimana di Coronavirus e finiremo col riscoprire di essere una comunità.

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 274/3

Domenica 22 marzo 2020, IV domenica di Quaresima
Domenica Laetare Jerusalem, prima domenica di primavera

CORONAVIRUSMACHIA

“Cos’è mai questa crisi… paraparaparapappappà”, canticchiava uno chansonnier buontempone nel 1929, VII E.F., quando – si dica quel che si vuole – era ancora permesso ridere: tanto è vero che nel ’30 Alessandro Blasetti poteva filmare tranquillamente un Petrolini che mimava mussolinianamente Nerone (“Roma rinascerà più bella e più superba che pria!” – “Bravo!” – “Grazie!”). Certo, allora tutti cercavano comunque di polemizzare meno: era meglio che il Duce non perdesse la pazienza.
Oggi, beata democrazia, si polemizza anche troppo. Ma non è che le cose diventino più chiare. Insomma, che cos’è questo Coronavirus? Si è al riguardo accesa ormai tra scienziati, politici,
opinion makers e social una vera e propria Coronavirusmachia più aspra della Psychomachia di prudenziana memoria, o della Batrachomiomachia (e sì che di topi e di rane ce ne sono eccome…), la quale vede in campo non due bensì venti, duecento duemila eserciti schierati.
Beccatevi quindi un articolo di Massimo Jevolella, scrittore e islamologo di pregio, che strapazza allegramente un’illustre arcititolata accademica, la quale a sua volta ha strapazzato ferocemente un noto studioso gettonatissimo anche in TV. Insomma, ne vedremo delle belle. Scegliete pure da che parte stare e buon divertimento.

MA QUESTO VIRUS È SOLTANTO MALEDETTO?
Una psicanalista dal nome alquanto pomposo, Daniela Scotto di Fasano, dalle pugnaci pagine della rivista “Micromega” ha lanciato un attacco che definire virulento, data la situazione attuale, mi pare più che mai appropriato, contro il maître-à-penser Massimo Recalcati – pure lui psicanalista, come tutti sanno – accusandolo di aver propugnato in un articolo su “Repubblica” idee “insidiosamente pericolose” (sic, chapeau alle ridondanze retoriche) a proposito della pandemia di coronavirus. Ohibò! E che avrà mai detto di così terribile il povero, umilissimo Recalcati (Croce Rossa su cui in tanti si divertono a sparare), per meritarsi una strigliata così severa da parte di una collega di cotanta importanza, che ad elencarne qui le stellette professionali sarebbe come leggere d’un fiato i titoli di Ferdinando I Re delle Due Sicilie? Pensate: ha osato sostenere che la pandemia può aiutarci a riscoprire il significato autentico della libertà. E, come se non bastasse, anche quello della fraternità, perché i due concetti sono in realtà inseparabili. Alla faccia del bicarbonato, direbbe Totò. Ma che senso ha un simile livore? Ragionando proprio terra terra: il “maledetto” virus ci ha ridotti tutti quanti in una condizione assai simile a quella degli arresti domiciliari. Condizione penosa, che però noi accettiamo perché consapevoli del fatto che uscendo di casa potremmo esporre noi stessi e gli altri al contagio. Il che significa, come scrive Recalcati, che: “Il virus ci insegna che la libertà non può essere vissuta senza il senso della solidarietà, che la libertà scissa dalla solidarietà è puro arbitrio”. Perdindirindina! E chi oserebbe mai mettere in dubbio questa sorprendente affermazione? Solo un asino, o un delinquente, o un mentecatto. E perché mai, allora, i rivoluzionari del 1789 avrebbero fatto seguire al motto liberté quelli di égalité e fraternité? Così, tanto per fare i buonisti? O non piuttosto perché questi sono i tre comandamenti della dea Ragione, ovvero i càrdini del vivere civile nella moderna concezione della democrazia?
Eppure, la burbanzosa dottoressa Scotto di Fasano non è d’accordo. Ella aggrotta le sopracciglia. Ella sostiene, riagganciandosi al dileggio della psicobanalisi crozziana, che il suddetto Recalcati peccherebbe, per l’appunto, di sfacciata, imperdonabile banalità. Denuncia l’Erinni freudiana: “Recalcati deve gran parte del suo successo mediatico proprio al fatto che quasi sempre scrive esattamente quello che il lettore medio desidera sentirsi dire, offrendo uno specchio benevolo, in collusione con chi lo legge, facendolo sentire intelligente, ispirato, ‘alto’ senza fare sforzo né essere mai messo in discussione. È, quasi ogni suo scritto, la conferma del già noto, del banale rivestito di panni pomposi. Facendo esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare e fa un vero psicoanalista: contrastare le illusioni, inquietare e mettere in discussione se stessi, svelare lo scontato, far riconoscere i pre-giudizi. Tra paroloni e ‘citazioni alla google’, non solo è perduta, ma (anzi!) è per scelta elusa la dimensione dell’inconscio”.
Spiriti dell’Ade, veggenti e sibille, veniteci in soccorso. Spiriti della malignità, fateci capire se per caso, ma proprio per caso, la Scotto di Fasano non sia stata animata… ma inconsciamente, ci mancherebbe altro, da un velenoso spiritello di invidia verso l’enorme “successo mediatico” recalcatiano, che invece a lei, in tutta evidenza, è precluso, dal momento che è costretta a esternare le sue roventi critiche dalle pagine di una rivista bazzicata soltanto da una ristretta élite di intellettuali estremamente avversi a ogni forma di compromesso col Regime delle Illusioni. Dunque, per questa allegra dottoressa, il compito della psicanalisi sarebbe quello di “inquietare”. Benissimo, mettiamo pure che ciò sia vero (mammaliturchi!). Ma che ci azzecca tutto questo sfoderare di acutissime critiche con il contesto drammatico della pandemia che stiamo tutti vivendo come immersi in un incubo universale? Con le immagini dei camion militari che portano via le bare dal cimitero di Bergamo? Non basta già l’incubo a tenerci svegli? C’è anche bisogno di una psicanalisi che ci “inquieti”? Prego, dottoressa, qual è la sua parcella? Vengo subito da lei. Per concludere, e nel porgere i miei doverosi omaggi al semplice e onesto, e opportunamente rassicurante ragionamento di Recalcati, vorrei qui ricordare le altrettanto semplici parole di Papa Francesco: “Non abbiate paura”. E anche quelle, altrettanto banali, pronunciate pochi giorni fa dal vescovo francese Pascal Roland: “Questa crisi mondiale offre almeno il vantaggio di ricordarci che abitiamo una casa comune, che siamo tutti vulnerabili e interdipendenti, e che è molto più urgente cooperare che chiudere le nostre frontiere”.
Insomma, non tutto il male vien per nuocere. E mi scusi la Scotto di Fasano se anche questa è una solenne banalità.
Massimo Jevolella
(www.tp24.it, 22 marzo 2020)

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 274/4

Domenica 22 marzo 2020, IV domenica di Quaresima
Domenica Laetare Jerusalem, prima domenica di primavera

EFFEMERIDI DELL’EUROPA OCCUPATA
Paulo peiora canamus. Noi ci si balocca con la pandemia, e intanto gli amerikani perfezionano il loro progetto d’occupazione dell’Europa. Che ci fan qui tante pellegrine spade, anzi tante pellegrine armi non sappiamo nemmeno se tutte davvero convenzionali (e crediamo di no)? Lo chiediamo da tempo al nostro governo, al quale senza dubbio non siamo sfuggiti: che non ci risponde mai, ma che senz’ombra di dubbio ci ha accuratamente schedati. Ebbene, ripetiamo una volta di più il nostro Delenda Carthago. Fate e dite quel che vi pare, ma NATO delenda est. Se non lo farete al più presto, ve ne accorgerete. Anzi, purtroppo ce ne accorgeremo tutti: e allora altro che Coronavirus.

NELL’EUROPA DEL VIRUS ARRIVANO I BOMBARDIERI USA DA ATTACCO NUCLEARE
A causa del Coronavirus le American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una “compagnia” Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force. In questi giorni essa ha “dispiegato in Europa una task force di bombardieri stealth B-2 Spirit”.
Lo annuncia da Stoccarda lo US European Command, il Comando Europeo degli Stati Uniti. Esso è agli ordini di un generale, attualmente Tod D. Wolters della US Air Force, che allo stesso tempo è a capo delle forze Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa.
Lo US European Command precisa che la task force, composta da un numero imprecisato di bombardieri provenienti dalla base Whiteman in Missouri, “è arrivata il 9 marzo a Lajes Field nelle Azzorre, in Portogallo”.
Il bombardiere strategico B-2 Spirit, l’aereo più caro del mondo il cui costo supera i 2 miliardi di dollari, è il più avanzato aereo Usa da attacco nucleare.
Ciascun velivolo può trasportare 16 bombe termonucleari B-61 o B-83, con una potenza massima complessiva equivalente a oltre 1.200 bombe di Hiroshima.
Per effetto della sua conformazione, del suo rivestimento e delle sue contromisure elettroniche, il B2 Spirit è difficilmente rilevabile dai radar (per questo è detto “aereo invisibile”).
Anche se è già stato usato in guerra, ad esempio contro la Libia nel 2011, con bombe non-nucleari di grande potenza a guida satellitare (ne può trasportare 80), esso è progettato per penetrare attraverso le difese nemiche ed effettuare un attacco nucleare di sorpresa.
Questi bombardieri, precisa lo US European Command, “opereranno da varie installazioni militari nell’area di responsabilità del Comando Europeo degli Stati Uniti”. Tale area comprende l’intera regione europea e tutta la Russia (inclusa la parte asiatica).
Ciò significa che i più avanzati bombardieri Usa da attacco nucleare opereranno, da basi in Europa, a ridosso della Russia. Capovolgendo lo scenario, è come se i più avanzati bombardieri russi da attacco nucleare operassero da basi a Cuba a ridosso degli Stati Uniti.
È evidente lo scopo perseguito da Washington: accrescere la tensione con la Russia usando l’Europa quale prima linea del confronto. Ciò permette a Washington di rafforzare la sua leadership sugli alleati europei e di orientare la politica estera e militare dell’Unione europea, nella quale 22 dei 27 membri appartengono alla Nato sotto comando Usa.
Tale strategia è facilitata dalla crisi provocata dal Coronavirus. Oggi più che mai, in una Europa in gran parte paralizzata dal virus, gli Usa possono fare ciò che vogliono. Lo conferma il fatto che essi vi trasferiscono i loro più avanzati bombardieri da attacco nucleare con il consenso di tutti i governi e i parlamenti europei e della stessa Unione europea, con il complice silenzio di tutti i grandi media europei.
Lo stesso silenzio calato sulla Defender Europe 20, il più grande spiegamento di forze Usa in Europa dalla fine della Guerra Fredda, di cui i media hanno parlato solo quando lo US European Command ha comunicato che, a causa del Coronavirus, ridurrà i soldati Usa partecipanti all’esercitazione da 30.000 a un numero imprecisato, mantenendo comunque “i nostri obiettivi di più alta priorità”.
Nel quadro di una vera e propria psy-op (operazione psicologica militare) vari organi di “informazione”, anche in Italia, si sono subito scagliati contro le “bufale” su Defender Europe 20 e, attraverso i social, si è diffusa la voce che l’esercitazione è stata praticamente cancellata. Notizia tranquillizzante, rafforzata dall’assicurazione, data dallo US European Command, che “nostra principale preoccupazione è proteggere la salute delle nostre forze e quella dei nostri alleati”. Appunto sostituendo in Europa un numero imprecisato di soldati Usa con un numero imprecisato di bombardieri Usa da attacco nucleare, ciascuno con una potenza distruttiva pari a oltre 1.200 bombe di Hiroshima.
Manlio Dinucci
(il manifesto, 17 marzo 2020)

Frattanto, come ci fa sapere l’amico Giuseppe Padovano, il previsto convegno fiorentino del 25 aprile contro la guerra che Lorsignori Pacifisti e Democratici stanno da tempo preparando, e nella quale saremo trascinati a causa della nostra leggerezza e della nostra viltà, è per ora confermato. Certo, il tempo stringe e la pandemia non sembra mollare. Ma ci sono ancora quaranta giorni. Se poi non ce la facciamo, pazienza. Sarà un altro impegno rimandato, ma non soppresso. Tanto, Lorsignori non torneranno indietro: non ci mancherà dunque il lavoro.

LIBERIAMOCI DALLA GUERRA
COMUNICATO SUL CONVEGNO DEL 25 APRILE
Il Comitato organizzatore del Convegno Liberiamoci dalla guerra, in programma per il 25 aprile a Firenze (cinema teatro Odeon), si è riunito martedì 10 marzo per valutare lo stato delle cose immediatamente dopo la decisione del Governo di mettere in quarantena l’intero paese fino al prossimo 3 aprile.
La tematica del Convegno, che si trova in pieno e positivo sviluppo organizzativo e politico, è: “Uscire dal Sistema di Guerra, per un’Italia neutrale” e si coniuga con l’appoggio a Julian Assange, per impedire la sua estradizione verso gli Stati Uniti. Vi parteciperanno relatori nazionali e internazionali di grande prestigio.
Entrambe le motivazioni hanno una eccezionale importanza. La prima coincide con “il più grande spiegamento di forze USA in Europa dalla fine della Guerra Fredda” secondo le parole del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg. Iniziativa di per sé provocatoria nei confronti tanto della Russia quanto dei popoli europei che vogliono la pace, ma che ha assunto un ordine di grandezza superiore di stoltezza in quanto si svolge mentre l’Italia e l’Europa devono fronteggiare l’emergenza del Covid-19.
La seconda motivazione è dettata dalla necessità di porre fine alla persecuzione di un “eroe del nostro tempo” qual è Julian Assange. Colui che ha svelato al mondo la verità del potere USA e che ora il Governo degli Stati Uniti intende punire, con un processo politico intimidatorio nei confronti di tutti i giornalisti del mondo: processo illegale a un cittadino straniero che ha svolto il suo lavoro nell’interesse della democrazia mondiale.
Ebbene: noi comprendiamo la eccezionalità della situazione in cui si trova tutta l’Italia e la necessità di fermare il contagio e battere l’epidemia il più rapidamente possibile. Ma non intendiamo rinunciare all’esercizio delle libertà democratiche che le misure adottate dal governo obiettivamente comprimono.
La gravità dell’epidemia e del momento politico italiano e mondiale richiede non la rinuncia ma la riaffermazione fermissima dei diritti costituzionali di tutti i cittadini italiani. Il 25 aprile è, in questo senso una data simbolica e, per la maggioranza, indimenticabile.
Per questo motivo noi manteniamo l’impegno, e intendiamo moltiplicarlo, perché il 25 aprile si possa invitare gli italiani – quelli che non vogliono restare “indifferenti” – a dimostrare la loro volontà di pace e di giustizia.
Senza, dunque, minimamente contraddire le difficili – seppure tardive – decisioni del Governo, noi continueremo a lavorare per realizzare la manifestazione. Il 3 aprile esamineremo di nuovo lo stato delle cose, anche sulla base delle decisioni del Governo. E valuteremo in quali forme agire affinché rimanga accesa, anche se simbolicamente nella sola Firenze, o in altra sede da definire, la candela della democrazia e della giustizia.
L’Italia sia portata fuori dal sistema della guerra! Libertà per Julian Assange!
Per il Comitato organizzatore
Giuseppe Padovano

Pubblicato in MC