Minima Cardiniana 197/3

Domenica 21 gennaio – Seconda domenica del Tempo Ordinario – Sant’Agnese

LE DUE RITUALI PAROLE SULLA “LISTA DEL POPOLO”

Mi chiedono che fine abbia fatto l’iniziativa di Giulietto Chiesa. E’ li che lievita. Lentamente. Nascostamente. I media, difatti, non ne parlano. Irrilevanza dell’iniziativa o “congiura del silenzio”? Si è complottisti se si propende per la seconda ipotesi? E le esigenze del dibattito? E i diritti dell’informazione? E la tutela delle minoranze? E i vari “questa-è-la-stampa-baby-e-tu-non-puoi-farci-proprio-nulla”? Niente di fatto. Dappertutto scorrazza il déja vu e il déja entendu; gli eletti già annunziati, le liste bloccate, la corsa ai seggi assicurati, il chiacchierar di alleanze invece che di programmi, l’après le 4 mars le déluge che verrà poi col paese malgovernato e/o ingovernabile. Andiamo avanti così: continuiamo a farci del male.

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 197/2

Domenica 21 gennaio – Seconda domenica del Tempo Ordinario – Sant’Agnese

KAKOCRAZIA, KAKOLATRIA, KAKOLALIA E ALTRE KAKATE

Anzitutto una doverosa palinodia. Torno sui miei passi per un’errata corrige rispetto alla settimana scorsa. Nel mio pezzetto (come si dice in gergo giornalistico sulla kakocrazia che ci domina (Musil e la KaKania non c’entrano: anzi, per la KaKania nutro il massimo rispetto e la più profonda devozione), noterete che a un certo punto si è scritto “kakolatria”, cioè “adorazione di quel ch’è cattivo” (erratum) laddove andava scritto “kakolalia”, cioè “linguaggio cattivo”, “turpiloquio” (corrige, cum excusationibus).

Io vado soggetto a molti lapsus, tanto verbi quanto calami: con le parole, anzitutto, ma anche con lo scritto. Non venitemi a dire che debbo parlarne col mio psicanalista, poiché: 1. Un po’ di Freud, e anche di Timpanaro, li ho letti anch’io; 2. Lo psicanalista non ce l’ho, io mi servo del vecchio cattolico confessore, che se non altro costa meno; 3. Ne ho comunque parlato col mio medico, ch’è un luminare della clinica fiorentina e italiana e ch’è anche un mio caro fraterno amico da quasi sessant’anni: ed egli mi ha assicurato che – contrariamente a quanto temevo – il lapsus non è sintomo di Alzheimer incombente.

Comunque, dov’era kakolatria, leggete kakolalia; quanto alla kakarchia, e alla kakocrazia (“guida cattiva”, “governo cattivo”), quelle dovete tenervele.

Magari, potremmo cercar di liberarci di altre kakate, o almeno di reagire dinanzi ad esse. Ve ne enumero per esempio tre, che riguardano tutte la mia Firenze:

Un monumento alla kakka. Continua a leggere

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 197/1

Domenica 21 gennaio – Seconda domenica del Tempo Ordinario – Sant’Agnese

EFFEMERIDI DELLA CONFUSIONE

LA PESTE NERA, I TOPI, LE RICERCHE SCIENTIFICHE, I MEDIA

Nel 1346 la peste, proveniente dall’Asia centrale – pare dall’area del lago Balkhash –,  aveva colpito Tabriz e Astrakan; da quest’ultimo centro, risalendo il Volga e raggiungendo quindi il Don per ridiscendere verso il Mar Nero, arrivò ad invadere la penisola di Crimea. Nel 1347 i mongoli del khanato dell’Orda d’Oro, all’attacco della città di Caffa, oggi Feodosija, importante emporio commerciale genovese, gettarono corpi di appestati oltre le mura, inventando senza saperlo la guerra batteriologica. In questo caso, non c’era bisogno che la città fosse invasa dai ratti: bastava che i morti usati come bomba batteriologica fossero abbastanza recenti: difatti la pulce in grado d’inoculare il bacillo non abbandona i cadaveri prima che la loro temperatura corporea sia scesa al di sotto dei 28 gradi. Alla fine di quello stesso anno 1347, la peste aveva raggiunto Messina e poi Marsiglia e Genova, mentre stava infuriando già nell’Isola di Cipro, ad Alessandria e al Cairo; un anno dopo, stava devastando le città interne del mondo mediterraneo e aveva già invaso i porti atlantici francesi, inglesi, danesi. Tutta l’Europa fu praticamente interessata al contagio: dalla penisola iberica all’Inghilterra e dalla penisola scandinava alla Moscovia, per quanto riguarda tutta l’area europea orientale resti il dubbio relativo alle linee seguite dal contagio, se attraverso i grandi fiumi russi oppure risalendo dal Mediterraneo. Fu comunque dal Mar Nero o dai porti del Mediterraneo settentrionale che la peste arrivò al delta del Nilo da dove risalì il fiume verso sud, mentre si estese anche in Siria e in Palestina. Si calcola che le regioni interessate dal contagio persero circa dalla metà ai due terzi dei loro abitanti. Fra 1351 e 1354 venne infine colpita la Cina: anche in quel caso resta dubbio se  l’epidemia sia stata trasmessa direttamente dall’Asia centrale o sia arrivata fin là dal Mar Nero oppure dalla Siria lungo la Via della Seta. La peste in Cina fu comunque violentissima, probabilmente soprattutto data la densità demografica di quel paese. Continua a leggere

Pubblicato in MC