Minima Cardiniana 269/4

Domenica 16 febbraio 2010, Santa Giuliana

… E DIFATTI…
A proposito di fake news e di giornalisti (e di politici) in vario modo “comprati”. Ammetto di essere un po’ superstizioso ma, se non altro perché faccio il medievista, ai profeti e alle profezie (a parte i casi biblici) non ho mai prestato troppo ascolto. In genere le profezie, specie quelle “di sventura”, se non sono roba post eventum sono bufale. Ma qualche eccezione c’è. Per esperienza e per molteplici prove raccolte, ho imparato a tener in gran conto le cose che a suo tempo diceva quell’inquietante personaggio ch’era Rol. Ebbene: circola proprio in questi giorni sui blogs la notizia ch’egli non si aspettasse nulla di buono per il periodo da qui al 2025, ch’egli avrebbe indicato come un anno “definitivo” (non chiedetemi in che senso…).
Sul futuro, c’è solo da studiare il presente in modo da poter azzardare qualche previsione plausibile, confidando – lo dico per chi come me è credente – nella misericordia divina. Certo è che, some stiamo vedendo fino dai giorni del ninth eleven 2001 e come stiamo constatando da quando a Washington si è insediato il gangster Chiomarancio, qualcuno sta preparando una nuova guerra. Quando, come, contro chi eccetera non è dato saperlo: ma come diceva il Divo Giulio (Andreotti) a pensar male si fa peccato, ma di solito si coglie nel segno. Rileggetevi, poche righe sopra, la recensione al libro di Ulfkotte, considerate che cosa ci dice qui sotto Manlio Dinucci e provate a ipotizzare chi è che la vuole, questa guerra. Funziona il totalizzatore: ricchi premi e cotillons.

MANLIO DINUCCI
GRECIA. SVENDITA DI BASI MILITARI AGLI STATI UNITI
Il Parlamento greco ha ratificato l’“Accordo di cooperazione per la reciproca difesa”, che concede agli Stati Uniti l’uso di tutte le basi militari greche. Esse serviranno alle forze armate Usa non solo per stoccare armamenti, rifornirsi e addestrarsi, ma anche per operazioni di “risposta all’emergenza”, ossia per missioni di attacco.
Particolarmente importante la base aerea di Larissa, dove la US Air Force ha già schierato droni MQ-9 Reaper, e quella di Stefanovikio, dove lo US Army ha già schierato elicotteri Apache e Black Hawk.
L’Accordo è stato definito dal ministro greco della Difesa, Nikos Panagiotopoulos, “vantaggioso per i nostri interessi nazionali, poiché accresce l’importanza della Grecia nella pianificazione Usa”. Importanza che la Grecia ha da tempo: basti ricordare il sanguinoso colpo di stato dei colonnelli, organizzato nel 1967 nel quadro dell’operazione Stay-Behind diretta dalla Cia, cui seguì in Italia la stagione delle stragi iniziata con quella di Piazza Fontana nel 1969.
In quello stesso anno si installò in Grecia, a Souda Bay nell’isola di Creta, un Distaccamento navale Usa proveniente dalla base di Sigonella in Sicilia, agli ordini del Comando Usa di Napoli. Oggi Souda Bay è una delle più importanti basi aeronavali Usa/Nato nel Mediterraneo, impiegata nelle guerre in Medioriente e Nordafrica.
A Souda Bay il Pentagono investirà altri 6 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 12 che investirà a Larissa, annuncia Panagiotopoulos, presentandolo come un grande affare per la Grecia.
Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis precisa però che Atene ha già firmato col Pentagono un accordo per il potenziamento della sua flotta di F-16, che costerà alla Grecia 1,5 miliardi di dollari, e che è interessata ad acquistare dagli Usa anche droni e caccia F-35. La Grecia si distingue inoltre per essere nella Nato, dopo la Bulgaria, l’alleato europeo che destina da tempo alla spesa militare la più alta percentuale del Pil (il 2,3%).
L’Accordo garantisce agli Stati Uniti anche “l’uso illimitato del porto di Alessandropoli”. Esso è situato sull’Egeo a ridosso dello Stretto dei Dardanelli che, collegando in territorio turco il Mediterraneo e il Mar Nero, costituisce una fondamentale via di transito marittima soprattutto per la Russia.
Inoltre la limitrofa Tracia Orientale (la piccola parte europea della Turchia) è il punto in cui arriva dalla Russia, attraverso il Mar Nero, il gasdotto TurkStream.
L’“investimento strategico”, che Washington sta già effettuando nelle infrastrutture portuali, mira a fare di Alessandropoli una delle più importanti basi militari Usa nella regione, in grado di bloccare l’accesso delle navi russe al Mediterraneo e, allo stesso tempo, contrastare la Cina che intende fare del Pireo un importante scalo della Nuova Via della Seta.
“Stiamo lavorando con altri partner democratici nella regione per respingere malefici attori come la Russia e la Cina, anzitutto la Russia che usa l’energia quale strumento della sua malefica influenza”, dichiara l’ambasciatore Usa ad Atene Geoffrey Pyatt, sottolineando che “Alessandropoli ha un ruolo cruciale per la sicurezza energetica e la stabilità dell’Europa”.
In tale quadro si inserisce l’“Accordo di cooperazione per la reciproca difesa” con gli Usa, che il Parlamento greco ha ratificato con 175 voti favorevoli del centro-destra al governo (Nuova Democrazia e altri) e 33 contrari (Partito Comunista e altri), mentre 80 hanno dichiarato “presente” secondo la formula del Congresso Usa, equivalente all’astensione, in uso nel Parlamento greco.
Ad astenersi è stata Syriza, la “Coalizione della Sinistra Radicale” guidata da Alex Tsipras. Partito prima di governo, ora all’opposizione, in un paese che, dopo essere stato costretto a svendere la propria economia, ora svende non solo le sue basi militari ma quel poco che resta della sua sovranità.
(il manifesto, 11 febbraio 2020)

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 269/3

Domenica 16 febbraio 2010, Santa Giuliana

SIAMO DOMINATI DALLE FAKE NEWS?
Non ho ancora letto il libro del quale Santoianni parla. Certo esso sembra rispondere a problemi che dal canto mio mi sono posto con sempre maggior insistenza e preoccupazione quanto meno dagli anni della prima guerra del Golfo, dunque da quasi un trentennio. Sulle menzogne della storia ormai “consolidata”, sia pure non definitivamente (la storia non lo è mai, la revisione è diritto e dovere di tutti coloro che hanno gli strumenti per esercitarla e il revisionismo è una tigre di carta inventata dai bugiardi), sono abituato a lavorare; ma il quadro che il libro qui presentato fornisce dei “professionisti della notizia” è disperante e ci dà la misura del punto al quale è giunta l’elaborazione del totalitarismo liberal-liberista dal quale siamo dominati, pervenuto ormai a un vero e proprio Sistema della Menzogna.

FRANCESCO SANTOIANNI
GIORNALISTI COMPRATI E COLLUSI CON LA CIA. IL LIBRO DI UDO ULFKOTTE FINALMENTE IN ITALIANO
Arriva, finalmente, nelle librerie italiane Giornalisti comprati scritto da Udo Ulfkotte: uno dei più famosi giornalisti tedeschi; il 13 gennaio 2017 trovato morto, a 56 anni, “di infarto” e, ancora più inspiegabilmente, senza alcuna autopsia, cremato immediatamente. Un libro zeppo di nomi e cognomi di giornalisti (tra i quali lo stesso Ulfkotte) che si sono venduti pubblicando “notizie” inventate da servizi di sicurezza, governi, aziende, lobby… Un libro che, dopo un successo straordinario in Germania nel 2014, per anni, non è stato più ristampato (lo trovavate, usato, sul web a cifre elevatissime) e che ora viene pubblicato in Italia dall’editore Zambon.
È davvero arduo soffermarci qui sui tantissimi episodi di conclamata corruzione e di asservimento dei media riportati nel libro. Preferiamo dunque concludere con quella che è stata l’ultima dichiarazione pubblica di Udo Ulfkotte.
“Sono stato un giornalista per circa 25 anni, e sono stato educato a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. I media tedeschi e americani cercano di portare alla guerra le persone in Europa, per fare la guerra alla Russia. Questo è un punto di non ritorno e ho intenzione di alzarmi e dire che non è giusto quello che ho fatto in passato: manipolare le persone per fare propaganda contro la Russia e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti e tradiscono il popolo non solo quello della Germania ma tutto il popolo europeo.
Agli Stati Uniti e all’Occidente non è bastato vincere sul socialismo burocratico dell’est Europa, ora puntano alla conquista della Russia e alle sue risorse e poi al suo più potente vicino: la Cina. Il disegno è chiaro e solo la codardia dei governi europei e le brigate di giornalisti comprati assecondano questo piano di egemonia globale che, inevitabilmente, determinerà una Terza Guerra Mondiale che non sarà combattuta coi carri armati ma coi missili nucleari.
Ho molta paura per una nuova guerra in Europa e non mi piace avere di nuovo questo pericolo, perché la guerra non è mai venuta da sé, c’è sempre gente che spinge per la guerra e a spingere non sono solo i politici ma anche i giornalisti. Noi giornalisti abbiamo tradito i nostri lettori, spingiamo per la guerra. Non voglio più questo, sono stufo di questa propaganda. Viviamo in una repubblica delle banane e non in un paese democratico dove c’è la libertà di stampa”.
Udo Ulfkotte, Giornalisti comprati, Edizioni Zambon, 2020, prefazione di Diego Siragusa
(www.lantidiplomatico.it, 10 febbraio 2020)

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 269/2

Domenica 16 febbraio 2010, Santa Giuliana

MARINA MONTESANO
IL CORONAVIRUS E LA CACCIA ALLE STREGHE
Mi occupo professionalmente di ricerche sulla stregoneria in Europa fra medioevo e prima età moderna. Generalmente, quando propongo il tema in ambiti extra-accademici, in tanti mi chiedono come sia stata possibile la caccia alle streghe con tutte le sue vittime: era il frutto dell’arretratezza e dell’ignoranza dei “secoli bui”? Alla risposta che no, è un fenomeno perfettamente comprensibile razionalmente e che ha avuto luogo in tempi che chiamiamo “Rinascimento” per la scienza, le arti, la letteratura, dunque quanto di più lontano si possa immaginare da un’età di cupa ignoranza, il mio argomento viene accolto con sorpresa e persino scetticismo, perché non sembra proprio possibile che un’età illuminata possa aver prodotto tale scempio.
Eppure, basta vedere cosa sta succedendo con l’isteria da coronavirus per rendersi conto che, per quanto ci si ritenga oggi informati e razionali, di fatto siamo labili e manipolabili senza alcuna difficoltà. Proprio oggi mentre scrivo (10 febbraio) ho letto su Facebook un titolo di “Repubblica” nel quale si riporta la protesta del governo cinese presentata a quello italiano per il blocco di tutti i voli aerei dalla Cina, ritenuta misura eccessiva. Le centinaia di commenti che lo accompagnano sono, al di là di rarissime eccezioni, pervasi da bieco furore: i cinesi dovrebbero vergognarsi, hanno tenuto nascosto il virus, vivono nella sporcizia, sono crudeli con gli animali (in particolare i cani, che sono ormai un tabù nella nostra società, per cui li possiamo soltanto amare moltissimo o rischiare il linciaggio: ma questo è un altro tema sul quale varrebbe la pena tornare), mangiano qualsiasi cosa (il che è vero solo che non c’entra molto, ma lo si ripete di continuo), vivono sotto una dittatura.
Questo livore anticinese va avanti dall’inizio della faccenda ed è un fenomeno europeo, che si manifesta non solo con l’odio sui social networks, ma anche con comportamenti più concreti, come la diserzione di negozi e ristoranti cinesi, quasi a immaginare cuochi e camerieri che tornano in Cina ogni sera e ci portano il virus a tavola l’indomani. A provocare il fenomeno è stata la stampa: in Italia c’è stata una breve pausa per parlare dei meriti o demeriti di Achille Lauro, di Morgan e Bugo, di Amadeus e… insomma di Sanremo, il che in qualsiasi altro momento avrebbe infastidito, ma che nello specifico ha fatto tirare un sospiro di sollievo, distraendo giornali e televisioni dai bollettini tragici del coronavirus.
E allora vediamo cos’è questo virus. Ormai è stato ripetuto a iosa: appartiene alla famiglia dei virus ‘corona’, imparentato dunque con altre epidemie quali SARS (acronimo di Severe acute respiratory syndrome) e MERS (Middle East Respiratory Syndrome), per distinguerlo dalle quali è detto 2019-nCoV o “polmonite di Wuhan”. La SARS si manifestò nel 2003 in Cina e in due anni produsse circa 9000 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%; la MERS in Medio Oriente ha fatto circa 2500 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%. In Africa, Ebola ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%. Per contro, il nuovo coronavirus ha una diffusione maggiore, ma una letalità assai minore: oltre 40mila contagiati con 910 morti (al momento in cui scrivo); i contagiati potrebbero essere di più perché in alcune persone, fortunatamente, i sintomi sono molto lievi e non si trasformano in polmonite, al punto da poter essere confusi con una normale influenza. La percentuale di mortalità è dunque del 2,5%. Tanto per fare un paragone, l’influenza stagionale ha un tasso di mortalità sotto l’1%, ma ha una maggiore diffusione.
Facciamo però un altro paragone, che stranamente nei media circola assai poco. Nel 2009-2010 Messico e Stati Uniti sono stati investiti da un virus influenzale di ceppo differente: noto volgarmente come “swine flu”, febbre dei maiali, è un sottotipo del virus H1N1. Anche se si sviluppava nei suini, il virus della pandemia del 2009 non era completamente derivato dai suini. Il virus contiene una combinazione di geni influenzali di uccelli, suini e tipi di influenza umana. Per fortuna oggi esiste un vaccino, anche se il virus muta con grande facilità. Ma guardiamo ai danni che ha provocato prima della scoperta: secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di decessi si aggira su un minimo di 18.449; tuttavia il Centers for Disease Control and Prevention (http://www.cidrap.umn.edu/news-perspective/2012/06/cdc-estimate-global-h1n1-pandemic-deaths-284000), statunitense, in base alle proprie ricerche ha stimato nel 2012 che la pandemia avrebbe causato 284.000 vittime. Non deve stupire: il virus H1N1 è lo stesso dell’influenza spagnola, la terrificante pandemia che globalmente, fra ottobre 1918 e dicembre 1920 si diffuse a ondate in tutto il globo con conseguenze devastanti. Il tasso di mortalità globale della spagnola non è noto con precisione, ma si stima che tra il 10 e il 20% delle persone infette sia morto. Circa un terzo della popolazione mondiale fu infettata, e l’influenza può aver ucciso fino a 25 milioni di persone nelle prime 25 settimane. Secondo le stime più vecchie, avrebbe ucciso 40-50 milioni di persone, mentre secondo le stime attuali il numero di morti è probabilmente di almeno 50 milioni (meno del 3% della popolazione mondiale), e forse anche di 100 milioni (più del 5%). Rispetto a questa, la febbre del 2009-2010 è poca cosa, ma si tratta di un ceppo virale che allo stesso tempo contagia di più e uccide di più rispetto ai coronavirus. In particolare, mentre gli effetti della “polmonite di Wuhan” sono fatali soprattutto per le persone con un fisico debilitato (per età o condizioni mediche), i virus H1N1 hanno la peculiarità di uccidere i giovani: è una delle ragioni della loro maggiore letalità.
Tuttavia, qualcuno ricorda per l’influenza 2009-2010 lo stesso genere di isteria collettiva? Io ho un ricordo personale a riguardo: nel 2009 avevo programmato un viaggio estivo in Messico; pensai brevemente alla possibilità di annullarlo, ma mi sembrò una reazione eccessiva, e infatti partii e rientrai senza aver contratto alcuna influenza. In quegli anni nessuno si sognò di bloccare voli aerei fra le Americhe e l’Europa, nessuno invocò provvedimenti simili a quelli di questi giorni. I giornali ne parlarono di meno, e soprattutto non si scatenò l’odio contro i messicani e gli statunitensi, che pure arrivano a frotte da noi per le vacanze, non ci furono le reazioni volgari, sovraeccitate, isteriche che oggi si leggono sul web contro i cinesi. Aggiungo: per fortuna, ché né messicani né statunitensi l’avrebbero meritato, così come non lo meritano oggi i cinesi.
Però domandiamoci quali sono le ragioni: da una parte l’assillo mediatico di questo inizio 2020 mi sembra molto sospetto e guidato, con le conseguenze disastrose che sta avendo sull’economia cinese, dalla volontà di nuocere alla Cina; dall’altra, ed è ciò che personalmente mi preoccupa di più, c’è la prontezza con la quale una parte ampia dell’opinione pubblica risponde a queste sollecitazioni sospette, senza un barlume di lucidità, senza freni inibitori, cascando in una trappola e divenendone complice, individuando un capro espiatorio sul quale sfogare paure e rabbie incontrollate, in un meccanismo di transfert attraverso il quale la ricerca di un nemico pare essere divenuta per molti una ragione di vita. Parliamo di una società che avrebbe alla sua portata strumenti di conoscenza immensi, inediti rispetto al passato, e che pure li spreca così, rendendosi complice di nuove cacce alle streghe.

Pubblicato in MC

Minima Cardiniana 269/1

Domenica 16 febbraio 2010, Santa Giuliana

EDITORIALE
RESTA DI STUCCO: È UN TRUMPATRUCCO
Parliamo dunque, pacatamente, del coronavirus. È la nuova Peste Nera? Non sappiamo: può essere. Si direbbe di sì, a giudicare da quel che se ne dice in giro: soprattutto dal rigore, dalla veemenza, dalla durezza con cui ci denunziano i Nuovi Untori. I cinesi: stavolta tocca a loro. E giù con le contumelie, da quelle di alcuni grandi media a quelle della gente qualunque, gli “uomini (e le donne, naturalmente: non facciamo del maschilismo) della strada”, che una volta si limitavano a strachiacchierare al Bar dello Sport ma adesso, ohimè, straciattano su tutti i social. Con la differenza che una volta a quelle chiacchiere nessuno dava ascolto sul serio, mentre adesso – sarà perché anche i politici pretendono di esprimersi via facebook qualunque cavolata acquista magicamente diritto ad esser presa sul serio solo perché è diffusa. Così, senza controllo. Per esempio, i cinesi avrebbero un pessimo sistema sanitario, come asserisce qualcuno che non riesce nemmeno a distinguere tra ideogrammi cinesi e ideogrammi giapponesi. Poi, i cinesi notoriamente “sono sporchi”, come affermano taluni austeri igienisti che dal canto loro non hanno nemmeno ancora imparato a gestire un sistema elementare di raccolta differenziata dei rifiuti. Infine, sono crudeli con gli animali (come si fa ad essere gentili con essi, chiedetelo ad esempio a Francesco Amadori…). Insomma, allegria: andando di questo passo, ora che i nazisti sono finiti – a parte qualche ragazzaccio che disegna svastiche sui muri –, che i comunisti sono alle strette, che di fondamentalismo islamico non si sente più parlare (specie quando ci si è resi conto che le sue vere o supposte centrali erano tutte in mano ad amici fedeli ed eccellenti partners economici di alcune Mammesantissime occidentali), ecco all’orizzonte il nuovo Nemico Metafisico di cui le democrazie (e non solo i totalitarismi, cara Frau Arendt…) hanno evidentemente tanto bisogno. Il Pericolo Giallo, come diceva anche Colui Del Quale Si Deve Dire Solo Male. Ma, se e quando serve, va bene anche lui.
Capofila di questo nuovo Carnevale – in fondo, siamo d’attualità (il 25 prossimo sarà Martedì Grasso) – è ancora una volta lui, con la sua capigliatura da
joker: Chiomarancio Trump, che gli accordi commerciali con la Cina (e a totale svantaggio dell’Europa, che come al solito ringrazia) dal canto suo li ha fatti, ma prosegue contro di essa la sua implacabile guerra economica e mediatica, magari in attesa di passare ad altre forme d’impegno bellico. Da qui il blocco dei voli aerei eccetera, mentre grazie al suo nobile esempio gli omìni e le donnine gialle vengono additati perfino per strada al pubblico ludibrio e magari fatti segno di violenze: come appunto si faceva con gli untori al tempo di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella. Nella “mia” Prato, c’è la diserzione di massa dei ristoranti cinesi: e sì che tra loro ce ne sono alcuni titolari dei quali sono sinopratesi nati qui, tra noi, che parlano italiano dalla nascita, che nel loro paese originario non sono nemmeno mai stati e che ormai dalla Cina non importano quasi più nemmeno un etto di soia, nemmeno un sacchetto di riso (ammesso che il perfido virus possa viaggiare con merci e venir trasmesso loro tramite).
E allora, che cosa c’è sotto. Marina Montesano è, notoriamente, la più recente biografa autorevole di Marco Polo: una che di Cina se ne intende. Anni fa scrisse una cosetta intitolata
Mistero americano, libro a quanto pare poi ritirato dalla circolazione e comunque (“misteriosamente”, appunto) diventato introvabile: che diceva alcune cose contro il politically correct del periodo immediatamente posteriore al fatale 11 settembre. Si beccò della “complottista”: perché da noi, come sappiamo, le cose non funzionano sulla base del principio (a dirla parafrasando Forrest Gump) che “complottista è chi i complotti li fa”, bensì chi li denunzia o quanto meno segnala con buoni e ragionevoli argomenti che potrebbero esserci. Poi è passato del tempo e ad esempio siamo venuti a sapere, per spontanea autodenunzia degli interessati, che complottisti erano autorevoli signori quali un Colin Powell e un Tony Blair. Che c’è, le avete dimenticate certe cosucce accadute tra 2001 e 2003? Eppure le stiamo scontando ancora.
Quindi sta’ in campana, popolo bue. E, siccome ami i
cartoons, ricordati di Barbapapà. E, a proposito del coronavirus, ripeti anche tu: “Resta di stucco: è un trumpatrucco”.
La parola a Marina.

Pubblicato in MC