Minima Cardiniana 311/4

Domenica 24 gennaio 2021, Sacra Famiglia

NELL’OMBRA DELLA PANDEMIA
UN’INTERVISTA PER TUSCIAWEB
A metà gennaio u.s. mi hanno chiesto un’intervista sul Covid-19 e dintorni. Non che io sia uno specialista in materia: ma in fondo sono un cittadino e un insegnante in pensione. Ne ho approfittato per un esame di coscienza, che sottopongo al vostro giudizio. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 311/5

Domenica 24 gennaio 2021, Sacra Famiglia

UN GRANDE CENTENARIO, UN NOBILISSIMO PAZZO DIMENTICATO
LUIGI COPERTINO
IL CENTENARIO DEL PCI E LA STORIA DI UN GENEROSO GUASTAFESTE
Siamo in piena festa per le celebrazioni del centenario della nascita del PCd’I da una costola del PSI nella scissione di Livorno del 21 gennaio 1921. Dal momento che di solito le celebrazioni ufficiali sono soltanto un’orgia di conformismo e di strumentalizzazione della storia ad usum delphini, ossia per consolidare il potere, chiamiamo in causa, nell’occasione, un grande dimenticato, un vero e proprio guastafeste. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 311/6

Domenica 24 gennaio 2021, Sacra Famiglia

IL GRANDE STORICO SOCIALISTA ROBERTO VIVARELLI, RAGAZZO DI SALÒ
Il bel contributo della professoressa Garzilli pubblicato sui Minima di due settimane fa, ha suscitato grande interesse: e ci auguriamo che la studiosa prosegua la collaborazione iniziata. Fra le missive arrivate, ce n’è in particolare una – inviata da Curzio Vivarelli, omonimo ma non parente dello studioso Roberto Vivarelli – che offre il contributo di una testimonianza interessante per chiarire la posizione militare dell’allora giovanissimo Roberto. Altre testimonianze saranno gradite. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 311/7

Domenica 24 gennaio 2021, Sacra Famiglia

DINUCCEIDE, OVVERO NATEIDE
Lo so, amici miei, che ci volete fare?, nessuno è perfetto. Noi ci siamo abituati alle intemperanze del comunista Manlio Dinucci, soprattutto sulla NATO; anzi, a dir meglio, ci siamo affezionati a lui e a quello che dice. La storia dei suoi rapporti con i Minima Cardiniana è interessante e si scandisce in tre fasi: 1. Sulle prime, passava inosservato o al massimo veniva fatto oggetto di commenti ironici e annoiati (ma è fissato questo con la NATO?); 2. Poi, è divenuto a lungo oggetto di scandalizzate proteste (ma che dice? È un provocatore! È un bugiardo!) che però misteriosamente – e per questo non giungevano mai a venir pubblicate – si spuntavano e finivano col tacere dinanzi a una ovvia e civilissima richiesta di prove e di argomentazioni atte a smentirlo (in cambio ci avvertivano però minacciosamente che “venivamo tenuti d’occhio”…); 3. Quindi si è trasformato in autore-cult e non possiamo più permetterci che non ci sia. D’altronde, con l’era Biden, vedrete quanto lavoro avrà, e quanto ne darà a noi…
Eccovi quindi un altro po’ di Dinucceide, o meglio di Nateide. Accompagnando il tutto con un’umile richiesta: signori del governo italiano e in particolare della difesa; signori membri della classe politica favorevoli all’alleanza atlantica e convinti che non se ne posa fare a meno; signori responsabili della NATO in Italia; sappiamo benissimo che siamo in un sistema democratico il che vuol dire che, dal momento che noi non abbiamo potere e possiamo incidere sull’opinione pubblica solo molto poco, non siamo pericolosi. Però tenete presente che siamo un gruppetto di brave persone, insegnanti, professionisti, lavoratori, studenti eccetera, che in fondo hanno la cittadinanza e pagano le tasse; stiamo raccogliendo alcune cosine sulla NATO che non sono per nulla né onorevoli né rassicuranti. Ameremmo tanto, credeteci, essere rassicurati, a costo di venire smentiti e magari sputtanati. Perché vi limitate a rapsodiche minacce anonime? Dovreste sapere che non funziona così. Perché non ci zittite con belle, serene, esplicite e documentate smentite? Non dovrebbe essere questa la democrazia della quale andate tanto fieri?

MANLIO DINUCCI
L’ONU PROIBISCE LE ARMI NUCLEARI. E L’ITALIA CHE FA?
Entra in vigore il Trattato Onu che proibisce le armi nucleari, ma la Nato proibisce all’Italia di aderirvi. Il governo non vede, non sente e non parla. Restano così in Italia, paese “non-nucleare”, le vecchie bombe nucleari Usa tra poco sostituite dalle nuove.
Oggi, 22 gennaio 2021, è il giorno che può passare alla storia come il tornante per liberare l’umanità da quelle armi che, per la prima volta, hanno la capacità di cancellare dalla faccia della Terra la specie umana e quasi ogni altra forma di vita. Entra infatti in vigore oggi il Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari. Può essere però anche il giorno in cui entra in vigore un trattato destinato, come i tanti precedenti, a restare sulla carta. La possibilità di eliminare le armi nucleari dipende da tutti noi.
Qual è la situazione dell’Italia e cosa dovremmo fare per contribuire all’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari? L’Italia, paese formalmente non-nucleare, ha concesso da decenni il proprio territorio per lo schieramento di armi nucleari Usa: attualmente bombe B61, che tra non molto saranno sostituite dalle più micidiali B61-12. Fa inoltre parte dei paesi che – documenta la Nato – “forniscono all’Alleanza aerei equipaggiati per trasportare bombe nucleari, su cui gli Stati Uniti mantengono l’assoluto controllo, e personale addestrato a tale scopo”. Inoltre, vi è la possibilità che vengano installati sul nostro territorio i missili nucleari a raggio intermedio (analoghi agli euromissili degli anni Ottanta) che gli Usa stanno costruendo dopo aver stracciato il Trattato Inf che li proibiva.
In tal modo l’Italia viola il Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari, ratificato nel 1975, che stabilisce: “Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente”. Allo stesso tempo l’Italia ha rifiutato nel 2017 il Trattato Onu sulla abolizione delle armi nucleari – boicottato da tutti e trenta i paesi della Nato e dai 27 dell’Unione europea – il quale stabilisce: “Ciascuno Stato parte che abbia sul proprio territorio armi nucleari, possedute o controllate da un altro Stato, deve assicurare la rapida rimozione di tali armi”.
L’Italia, sulla scia di Usa e Nato, si è opposta al Trattato fin dall’apertura dei negoziati, decisa dalla Assemblea generale nel 2016. Gli Stati Uniti e le altre due potenze nucleari della Nato (Francia e Gran Bretagna), gli altri paesi dell’Alleanza e i suoi principali partner – Israele (unica potenza nucleare in Medioriente), Giappone, Australia, Ucraina – votarono contro. Espressero così parere contrario anche le altre potenze nucleari: Russia e Cina (astenutasi), India, Pakistan e Nord Corea. Facendo eco a Washington, il governo Gentiloni definì il futuro Trattato “un elemento fortemente divisivo che rischia di compromettere i nostri sforzi a favore del disarmo nucleare”.
Il governo e il parlamento italiani sono quindi corresponsabili del fatto che il Trattato sull’abolizione delle armi nucleari – approvato a grande maggioranza dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2017 ed entrato in vigore avendo raggiunto le 50 ratifiche – è stato ratificato in Europa fino ad oggi solo da Austria, Irlanda, Santa Sede, Malta e San Marino: atto meritevole ma non sufficiente a dare forza al Trattato.
Nel 2017, mentre l’Italia rifiutava il Trattato Onu sulla abolizione delle armi nucleari, oltre 240 parlamentari – in maggior parte del Pd e M5S, con in prima fila l’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio – si impegnavano solennemente, firmando l’Appello Ican, a promuovere l’adesione dell’Italia al Trattato Onu. In tre anni non hanno mosso un dito in tale direzione. Dietro coperture demagogiche o apertamente il Trattato Onu sull’abolizione delle armi nucleari viene boicottato in parlamento, con qualche rara eccezione, dall’intero arco politico, concorde nel legare l’Italia alla sempre più pericolosa politica della Nato, ufficialmente “Alleanza nucleare”.
Tutto questo va ricordato oggi, nella Giornata di azione globale indetta per l’entrata in vigore del Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari, celebrata da attivisti dell’Ican e altri movimenti anti-nucleari con 160 eventi per la maggior parte in Europa e Nordamerica. Occorre trasformare la Giornata in mobilitazione permanente e crescente di un ampio fronte capace, in ciascun paese e a livello internazionale, di imporre le scelte politiche necessarie a realizzare l’obiettivo vitale del Trattato.
(il manifesto, 22 gennaio 2021)

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