Minima Cardiniana 340/2

Domenica 22 agosto 2021, San Fabrizio

LUIGI G. DE ANNA
MORIRE A KABUL
Il titolo di questo articolo potrebbe sembrare ironico se non avesse direttamente toccato la mia famiglia. Che cosa sono morti a fare soldati e civili italiani e occidentali? Erano in Afghanistan solo per ottemperare all’ordine di Bush e Rumsfeld di occupare un Paese strategicamente importante per gli Stati Uniti. I Talebani non avevano nulla a che fare con le Twin Towers. Poi per venti anni si è parlato di difesa della civiltà, della libertà e dei diritti umani. Nei giorni scorsi il generale Marco Bertolini, già comandante in Afghanistan (parà del “Col Moschin”, comandante della Folgore, decorato di Croce al valor militare, rara onorificenza guadagnata sul campo) ha ammesso che la sconfitta è dovuta al mancato riconoscimento della cultura e delle tradizioni afghane. Continua a leggere

Minima Cardiniana 340/3

Domenica 22 agosto 2021, San Fabrizio

IL SESSANTENARIO DI UNA FUGA (FALLITA) “VERSO LA LIBERTÀ”
La pausa di Ferragosto ci ha costretti a non ricordare con puntualità un evento senza dubbio epocale in quella “Contemporaneità” che ormai è, a dirla come la definirebbe Charlie Brown, “la Contemporaneità più contemporanea”. Si continua a discutere ancora – magari è il solito “problema di periodizzazione” che molti considerano con forti i ragioni “pseudoproblema” –, quando sia opportuno avviare (se non altro nei manuali scolastici, anche se la scuola non è ormai più ritenuta nel sistema mentale di troppi fra noi – purtroppo – un’istituzione primaria della nostra società) l’età contemporanea (o quell’era intermedia fra la “moderna” e la “contemporanea”). Continua a leggere

Minima Cardiniana 340/4

Domenica 22 agosto 2021, San Fabrizio

ANCORA SUL “COVID” (E SUL SUO CONTESTO SOCIOCULTURALE)
L’epidemia ha messo a nudo uno dei tanti aspetti del nostro ormai demenziale modo di vivere e di pensare. Quello che almeno nell’ultimo mezzo secolo è stato per “noialtri occidentali” il tempo del “balzo in avanti” del “progresso” e della “qualità della vita” ci ha fatto cedere di nuovo, mutatis mutandis ma in pieno, in quella che a suo tempo è stata la trappola tesa dall’Antico Serpente ai nostri Progenitori secondo il Genesi: nell’ Eritis sicut Dei. Anni fa Berlusconi vi aveva preavvertito che, quanto a lui, avrebbe vissuto fino a 140 anni: glielo augurammo e continuiamo a farlo. Nel frattempo, però, lo abbiamo seguito e poi addirittura sorpassato. Abbiamo cominciato a pensare – magari senza dichiararlo – che progresso sociale, scoperte scientifiche e qualità della vita ci avrebbero addirittura consentito – antica utopia – di sconfiggere la morte e di divenire immortali. E dal momento che essa era divenuta l’unica nostra vera paura in un universo mentale individuale e collettivo svuotato di tutto il resto, ci siamo dati a negarla, a camuffarla, a illuderci di poterla davvero ingannare.
Il Covid è stato un duro risveglio che ci ha posti dinanzi a una realtà prima d’ora sconosciuta o evitata: la morte, scacciata dalla porta dei nostri orizzonti culturali (non credo sia più il caso di definirli “spirituali”), è rientrata in noi tutti dalla finestra dell’inconscio ed è divenuta una padrona assoluta; eliminata dai rituali sociali e confinata nel limbo delle “cose” delle quali non si deve pronunziare la “parola” che le designa, si è impadronita della nostra fantasia e del nostro inconscio popolandoli di incubi di terrore, di violenza, di Fine di Tutto. Questa “morte inselvaggita”, fuggita dal recinto che la Modernità le aveva costruito attorno, oggi infuria spietatamente. È necessario “addomesticarla” di nuovo, come fanno da sempre tutte le culture tradizionali e come facevamo anche noi, prima della “Grande Apostasia” consumata fra Cinque e Settecento e divenuta irreversibile nel XX secolo dopo la breve, ambigua reazione romantica.
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Minima Cardiniana 340/5

Domenica 22 agosto 2021, San Fabrizio

MIKE BALLINI
UN BREVE RICORDO DI PADRE MASSIMILIANO MARIA KOLBE
Quando Franco Cardini mi ha chiesto se avrei voluto scrivere un ricordo di Padre Kolbe per l’ormai mitico appuntamento della Minima Cardiniana, ho dapprima riletto bene. Poi ho riletto meglio. Giunto alla conclusione che, sì, il Cardini mi aveva chiesto un contributo per il suo Blog, mi sono cimentato in questo breve ricordo che state leggendo.
Cosa può legare la figura di un padre francescano a chi vi scrive? In apparenza poco: sono un laico, agnostico, poco pratico delle “cose di chiesa”. Eppure quella di Kolbe è una storia di sacrificio, di donazione estrema, che merita assolutamente di essere non solo raccontata, ma ricordata. Ed è nella passione per la Storia che ho incontrato questa figura, per la quale nutro un profondo senso di rispetto, che va oltre le differenze religiose. Continua a leggere