Minima Cardiniana 257/2

Domenica 28 luglio 2019. San Nazario

DIALOGHI (E, MAGARI, ANCHE POLEMICHE)

QUANDO IL GIOCO SI FA SERIO

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Non so se è vero in quanto ho sempre avuto pochissimo tempo per giocare e da tempo non pratico più neppure l’unico gioco che davvero mi piacesse, gli scacchi. Inoltre, non sono e non sono mai stato un “duro”. Vi sono però momenti nei quali il gioco si fa pesante: e allora, lo si voglia o no, bisogna accettare la sfida. Spero di non trovarmi ancora, almeno per il momento, in una condizione del genere. E allora mi limito a fra mia una variante della massima dalla quale ho avviato il discorso: “Quando il gioco si fa serio, le persone serie cominciano a giocare come tali”.

Eh, sì. Perché si può anche giocare con allegria e leggerezza. D’altronde, sono stati Giovanni Pascoli e il grande Johan Huizinga (in Homo ludens) a ricordarcelo: il gioco può essere “serio al pari di un lavoro”, e perfino di più. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 257/1

Domenica 28 luglio 2019. San Nazario

 EDITORIALE

ARRIVEDERCI

Cari Amici, Colleghi e Corrispondenti,

siamo giunti ormai – con brevissime pause – al numero 257 di questa rubrica, che a quanto pare è abbastanza seguita: e ne sono grato a tutti, anche a quanti evidentemente la leggono per trarne materia polemica nei miei confronti. La polemica è se non altro sempre segno di una qualche considerazione: chi ti dedica accuse e magari t’indirizza menzogne e contumelie sottolinea, facendolo, che non gli sei indifferente. Non è poco.

257 numeri di una rubrica settimanale stanno a significare ch’essa è in piedi più o meno da cinque anni. Sono stati anni intensi: e ne ringrazio Iddio. Mi risolsi ad inaugurarla quando avevo appena raggiunto la mèta, da molti agognata e da molti temuta, della pensione: e, insieme, della qualifica accademica di “emerito”, che mi è avvalsa la formale concessione ministeriale (a firmarla fu il ministro Profumo) del titolo di “colendissimo” che nella nomenclatura mandarinale universitaria è un gradino superiore a quella di “chiarissimo”. Peccato solo che, nella numerosa corrispondenza cartacea che mi perviene giornalmente, nessun mittente mi qualifichi mai di “colendissimo”. Chi avrà la bontà di farlo si guadagnerà la mia riconoscenza imperitura. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 256/4

Domenica 21 luglio 2019. Santa Prassede

IN BREVE

ANCORA SUL VICINO E SUL MEDIO ORIENTE

Riprendiamo e approfondiamo il discorso dei due ultimi MM.CC. In sintesi, la questione ruota su tre punti: 1. L’azione eversiva di Trump, tesa – dal problema di Gerusalemme all’Iraq alla Siria all’Iran all’Afghanistan – a sconvolgere e a cancellare il diritto internazionale; 2. L’acquiescenza dell’Europa, tanto più grave in quanto essa dovrebbe semmai svolgere un ruolo di cerniera e di mediazione;  3. Le nuove “superpotenze” emergenti di un mondo sempre più multilaterale. Continua a leggere

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Minima Cardiniana 256/3

Domenica 21 luglio 2019. Santa Prassede

UN INVITO

A BERCETO, PER LA FESTA DELL’APOSTOLO SAN GIACOMO “PER CUI SI VISITA GALIZIA”

Il 25 luglio prossimo, giovedì, chi può venga a Berceto, piccola ma straordinaria località sul passo della Cisa, nel tratto appenninico tra Toscana ed Emilia: un posto noto per i funghi e perché per lunghi secoli fu, ed è ancora, il luogo del passo dei pellegrini tra Santiago de Compostela in Galizia e Roma. Berceto è il centro della Via Francigena, l’antica gloriosa Via peregrinorum. Si assisterà a una messa, si celebrerà una festa, si mangeranno e si berranno buone cose, si terrà una riunione costitutiva di un Centro Studi. Se potete, restateci tutto il giorno. Quanto alla sostanza dell’evento, ecco qua.  

Premessa

La storia del genere umano è segnata costantemente, in molteplici varianti, dal rapporto, dall’incontro e inevitabilmente anche dallo scontro fra tipi umani che dovrebbero essere antropologicamente parlando complementari ma che sono, invece, talora – per motivi ora geostorici, ora climatici, ora socioeconomici, ora etnoreligiosi –, concorrenti se non addirittura conflittuali fra loro: il nomade-raccoglitore-cacciatore e il sedentario-allevatore-contadino, il costruttore di strade e di ponti e l’edificatore di città, di muraglie e di fortezze. Due miti fondanti della cultura eurasiomediterranea, quello di Caino e Abele e quello di Romolo e Remo, presentano analogo schema: il pastore e quindi nomade Abele versus   l’agricoltore e quindi sedentario Caino, il pastore e quindi nomade Remo e l’agricoltore e quindi sedentario Romolo. Caino e Romolo, sedentari (e assassini), sono anche fondatori di città e cultori di raffinate tecnologie, quali la musica e le arti della lavorazione dei metalli. Nelle antiche culture, i santuari sono sovente al centro di centri demici dove vivi sono artigianato e commercio: eppure, ad essi convergono quei tipi speciali di nomadi (magari temporanei) che sono i viaggiatori, i mercanti, i pellegrini.

Il centro appenninico di Berceto è, storicamente parlando, un modello si potrebbe dire perfetto di questo complesso nodo culturale. Esso è difatti situato su quella via che attraversava il Mons Bardonis,o Mons Langobardorum nell’Alto Medioevo, mettendo in comunicazione due regioni fondamentali dell’area tirrenico-settentrionale italica: la ligure-emiliano-lombarda (che nel medioevo era, tout court, la Langobardia o “Lombardia”) e la toscana, regioni che fra VI e VIII secolo erano state “di frontiera”, lungamente disputate tra romano-orientali o “bizantini” e longobardi prima di entrar a far parte del regnum Italiae carolingio del IX secolo. Continua a leggere

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