Minima Cardiniana 325/1

Domenica 2 maggio 2021
Domenica IV dopo Pasqua, Cantate

IN MEMORIAM
Se n’è andato con Milva un altro pezzo della nostra vecchia Italia, quella della Prima Repubblica con i suoi divi, le sue canzoni, le sue passioni. La Pantera di Goro non la dimenticheremo: non dimenticheremo la sua voce potente, la sua immagine di popolana dalla semplice e ruvida bellezza che tuttavia sapeva imporre il suo stile e aveva l’umiltà e l’intelligenza d’impegnarsi, di studiare. Quando cantava Brecht, la sua pronunzia berlinese era d’una perfezione incredibile e commovente. Il suo “Alexanderplatz!” ci rimescolava dentro. A un certo punto della nostra storia, è stato più grazie a lei che non a JFK che wir waren Berliner. Porteremo a lungo con noi, dentro di noi, il ricordo dei suoi capelli di fiamma e della sua forza.

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Domenica 2 maggio 2021
Domenica IV dopo Pasqua, Cantate

RICORDO DI UN COMPAGNO DI VIAGGIO
Un anno fa, ci lasciava Giulietto Chiesa. Molti lo ricordano ancora, riduttivamente, come un animatore di “Radio Kabul” al tempo dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan. A quel tempo, non ero sulla sua lunghezza d’onda: ma lo stimavo molto in quanto, come studente a Mosca nel lontano 1970 e modestissimo praticante di quella lingua russa che tuttavia continuo ad adorare, apprezzavo la sua perfetta padronanza di quell’idioma e il suo fedele ma criticamente lucido e sorvegliato amore per la realtà russo-sovietica. Ad avvicinarci furono la crisi balcanica degli Anni Novanta e la prima guerra del Golfo. Reagimmo insieme, spontaneamente indignati, contro l’infame bombardamento di Belgrado e contro la politica irakena di Bush senior. Da allora la nostra amicizia non fece che approfondirsi, grazie anche ad alcuni amici comuni: primo fra tutti don Andrea Gallo. Sostenni il suo impegno politico, pubblicistico e televisivo (“Pandora TV”) ch’egli e pochi fidatissimi compagni pagavano di persona, e questo non è un modo di dire: di tasca propria, perché nessuno ci finanziava, e anche in termini di ostracismo mediatico. Insieme, con pochi amici – da Alain de Benoist a Marco Tarchi a Moni Ovadia a Noam Chomsky – ci opponemmo alle menzogne che ci stavano inondando all’indomani dell’11 settembre 2001 e delle due vergognose avventure militari contro l’Afghanistan e contro l’Iraq. Giulietto fu un perfetto compagno che preferirei definire non “di strada”, secondo un’espressione politica che mi ha sempre lasciato sospettoso, bensì “di viaggio”. In tutti i sensi: anche in quello molto bello di una comune esperienza tra Mosca e il Caucaso che ci capitò di fare una decina di anni or sono. Ricordo le belle serate al Cafè Pushkin e nelle birrerie dell’Arbat e l’austera, calorosa accoglienza dei colleghi e degli studenti dell’Università di Vladikavkaz, un incredibile angolo di vecchia Germania guglielmina incastonato tra le montagne eurasiatiche.
Giulietto se n’è andato in punta di piedi, inaspettatamente per tutti, un anno fa. Non ho avuto modo, allora, di porgergli un saluto estremo.
Da zvidanja i očen spassiba, drug i tavarish.

Un video in ricordo di Giulietto:

Giulietto ancora con noi:Gli ultimi interventi con il Comitato No Guerra No Nato – PANGEA – Davvero TV – La TV dei Cittadini

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Domenica 2 maggio 2021
Domenica IV dopo Pasqua, Cantate

EDITORIALE
FINALMENTE SANTO
Domani, lunedì 3 maggio, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, papa Francesco presiederà la celebrazione dell’Ora Terza e il Concistoro pubblico per la canonizzazione di sette beati, fra i quali il religioso francese mistico e contemplativo Charles de Foucauld. Era stato proclamato beato da papa Benedetto XVI il 13 novembre 2005; il 27 maggio 2020 la Santa Sede riconobbe un miracolo verificatosi grazie alla sua intercessione. Il miracolo è la prova definitiva che consente a un beato di accedere alle glorie degli altari.
Charles Eugène de Foucauld, visconte di Pontbriand, nacque il 15 settembre del 1858. Ufficiale di cavalleria, quindi esploratore e geografo, poi prete cattolico, giunse nel 1901 in Algeria stabilendosi a beni-Abbès, al confine col Marocco. Ivi iniziò una vita conforme allo “stile di Nazareth”, vale a dire al modello di Gesù prima dell’inizio della predicazione pubblica: silenzio, solitudine, lavoro manuale, assistenza ai poveri. Alternò lunghi periodi di preghiera solitaria e penitenziale a un’intensa attività dedicata all’assistenza ai poveri, ai bisognosi, agli ammalati, sperimentando la dimensione della fraternità universale. Col nome di “fratel Carlo di Gesù” ispirò la Fraternità dei piccoli Fratelli e delle Piccole Sorelle di Gesù e seguì l’indicazione data da Francesco d’Assisi nella sua regola
non bullata del 1221, dove si raccomanda ai frati che si recano presso i non-cristiani di essere soggetti a tutti e di limitarsi a testimoniare il Cristo operando in misericordia. Accanto alla sua attività spirituale e al suo impegno di carità, si dette all’assiduo studio della lingua tuareg. Benvoluto e venerato dalla popolazione locale, venne martirizzato nel 1916 durante un’incursione di predoni. Papa Francesco lo ricorda nell’enciclica Fratelli tutti come fratello universale.