Minima Cardiniana 327/6

Domenica 16 maggio 2021, Ascensione del Signore

INEVITABILE. ANCORA SUL 25 APRILE
A PROPOSITO DI 25 APRILE. LA TESTIMONIANZA DI UN LETTORE
Egregio Professore,
approfitto ancora una volta della Sua pazienza per, non tanto commentare l’articolo di Nieri sul 25 Aprile (MC 324), quanto per aggiungere una “testimonianza”.
Mio padre nacque nel 1924 in un minuscolo borgo sul Lago d’Iseo, oggi centro turistico della Franciacorta allora borgo di pescatori, contadini e cavatori d’argilla.
Di quegli anni mio padre si ricordava quasi una sola cosa: la fame. Continua a leggere

Minima Cardiniana 324/4

Domenica 25 aprile 2021
IV Domenica dopo Pasqua (Domenica “del Buon Pastore”)
Festa di San Marco Evangelista

DULCIS IN FUNDO/IN CAUDA VENENUM
25 APRILE. COMMEMORAZIONE, TORMENTONE RITUALE O CORSA ALL’ISTERISMO?
Della festa nazionale del 25 aprile preferirei non parlare. In genere la data della fine di una guerra perduta non si festeggia: che poi la fine di un conflitto sia sempre un sollievo, anche se è stato una sciagura, questo è un altro discorso. Quanto a chi osserva che una guerra vinta in quella circostanza sarebbe stata una sciagura ancora peggiore, rispondo richiamando il fatto che ormai le ipotesi ucroniche e/o eterofattuali siamo usi farle con un tantino di finezza e di attenzione in più. Il punto è che il 25 aprile avrebbe dovuto essere la “festa di tutti gli italiani”, quindi una festa di riconciliazione, che non coincidesse affatto con una generale sanatoria ma che riconoscesse la buona fede e il sacrificio di migliaia di cittadini che s’impegnarono comunque per la patria, anche se intendendo in modo diverso e magari opposto tale impegno. A tanto, tre quarti di secolo dopo l’evento, non siamo ancora pervenuti: le istanze di pacificazione e di ritrovata unità vi sono state, ma sono sempre finite nell’ambiguità e nelle distinzioni pretestuose quando non addirittura nelle contrapposizioni astrattamente manichee, col giusto tutto da una parte e l’ingiusto dall’altra, con l’esaltazione retorica e indiscriminata di certi fatti e di certi valori e la negazione o la mistificazione di altri.
Noi proponiamo qui due ordini di riflessioni: primo, la constatazione del fatto che la pacificazione è per ora impossibile, ed è tale in quanto vi sono forze che la impediscono; secondo, la memoria di uno dei tanti caduti durante quella che fu una guerra civile. Uno studioso e un cittadino tra i più grandi italiani del XX secolo, che commise anche errori (non misfatti) e che pagò duramente il suo impegno civile. Si può discutere (e lo si è fatto) sulla legittimità o meno del gesto dei suoi attentatori ma la sua figura merita comunque rispetto, e quindi la scelta che lo condusse a terminare i suoi giorni merita considerazione.
Continua a leggere