Minima Cardiniana 326/2

Domenica 9 maggio 2021, VI Domenica di Pasqua

UN ALTRO ANNIVERSARIO
DAI LITTORIALI A VIA FANI, ATTRAVERSO IL CATTOLICESIMO SOCIALE. RICORDO DI ALDO MORO
Riflettere oggi sulla parabola politica e umana di Aldo Moro (1916-1978), nell’anniversario della sua tragica e in apparenza assurda fine quarantatré anni fa – quando ne aveva appena sessantadue dopo una vita straordinariamente intensa e piena di successi –, rappresenta personalmente per chi scrive un doloroso cammino sulla scia dei propri errori di valutazione e d’impostazione. Quando lo ritrovarono rannicchiato senza più vita in quel bagagliaio di via Fani, il 9 maggio del ’78 (con significativa intenzione simbolica, vicinissimo a piazza del Gesù e a via delle Botteghe Oscure, sedi rispettivamente della DC e del PCI), da molto tempo ormai – insieme con una pattuglia di amici e di colleghi di università –, provenendo dalla destra cattolica, avevo imboccato la via di un europeismo sociale fermo fautore dell’indipendenza dai due blocchi “imperialistici” (USA e URSS), alla ricerca di una “terza via” che ci faceva guardare con simpatìa a Cuba, al “Che” Guevara, alla Cina e al Vietnam. Per questo, pur commossi e addolorati per la tragica fine di un politico raffinato e di uno studioso illustre, non riuscivamo in fondo a rimpiangere troppo la scomparsa di un protagonista della vita politica di trent’anni di prima repubblica che assiduamente si era adoperato per quello che a noi e a molti era sembrato un “cedimento” nei confronti del comunismo sovietico e un appoggio obiettivo a una nuova fase dell’egemonia mondiale ripartita tra Washington e Mosca. Non riuscivamo a vedere, allora, come l’impegno politico e magari terroristico delle Brigate Rosse – in apparenza tutto teso a combattere l’alleanza “borghese” tra i “moderati” cattolici e comunisti e quindi il tradimento delle originarie istanze sociali e rivoluzionarie di entrambi – fosse in realtà saldamente controllato da quella parte dei servizi statunitensi (e italiani) che era disposta a tutto pur di ostacolare qualunque evoluzione del mondo europeo proprio verso quell’indipendenza dai blocchi che noi stessi auspicavamo. Al pari dell’estrema destra e di buona parte dei moderati di centrosinistra, noi temevamo l’avvicinamento progressivo del ceto di governo italiano all’Unione Sovietica e non ci fidavamo per nulla della “via italiana” (ed europea) al socialismo indicata da Enrico Berlinguer, che con la linea di Moro convergeva. Continua a leggere