Minima Cardiniana 398/2

Domenica 30 ottobre 2022, Sant’Angelo d’Acri

C’È QUALCOSA DI NUOVO, OPPURE A VOLTE RITORNANO?
LA DESTRA NELLO SPECCHIO DELL’IDENTITÀ
Intervista di Guido Caldiron al politologo Marco Tarchi, docente di Scienze politiche all’Università di Firenze. La lettura del “fenomeno Meloni” nelle analisi di uno dei protagonisti della Nouvelle Droite europea. “Da parte di questa maggioranza, rispetto al passato, la sfida si gioca sullo spartiacque conservatorismo/progressismo. E, prima di tutto, sul terreno culturale”.
Prima di segnalarsi come uno dei politologi italiani più attenti alle forme odierne del populismo e ai nuovi linguaggi assunti dalle culture di destra, Marco Tarchi è stato a lungo un protagonista della scena politico-culturale animata da coloro che in un suo celebre libro ha definito come “esuli in patria”: quanti nell’Italia repubblicana continuavano a trarre a vario titolo ispirazione dell’esperienza fascista.
Già tra i principali dirigenti nazionali del Fronte della Gioventù, esponente di primo piano per tutti gli anni Settanta dell’area “eretica” e innovativa della destra giovanile, Tarchi fu espulso nel 1981 dal Msi, proseguendo a lungo il suo impegno sul piano intellettuale nell’ambito della cosiddetta Nouvelle Droite europea.
Ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, Tarchi è autore di oltre una ventina di libri, tra cui Cinquant’anni di nostalgia (1995), Esuli in patria (1995), Dal Msi ad An (1997), Fascismo. Teorie, interpretazioni, modelli (2003), Contro l’americanismo (2004), Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (2015) e ha curato il volume La rivoluzione impossibile. Dai Campi Hobbit alla Nuova Destra (2010) e introdotto Destra/Sinistra. Storia di una dicotomia di Marcel Gauchet (2020). Continua a leggere

Minima Cardiniana 397/4

Domenica 23 ottobre 2022, San Giovanni da Capestrano

GIORGIA MELONI E L’ATLANTISMO DI DESTRA
IL GOVERNO MELONI E LA LUNGA MARCIA DELL’ATLANTISMO NELLA DESTRA ITALIANA
di Vincenzo Silvestrelli
Sull’atlantismo la presidente del Consiglio incaricata Giorgia Meloni è stata sempre molto chiara. In questo periodo di guerra, però, non le sarà facile dare risposte stretta com’è fra i diktat occidentalisti e la realtà dell’economia italiana profondamente danneggiata dalle sanzioni alla Federazione Russa.
Venerdì pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, su indicazione unanime del centrodestra, ha affidato alla leader del partito post-fascista Fratelli d’Italia Giorgia Meloni l’incarico di formare il nuovo Governo. Finora non sono mancati gli attacchi alla premier neo-incaricata di essere impresentabile in quanto “neo-fascista”. In realtà l’essere post-fascista è cosa molto diversa dall’essere neo-fascista e, anzi, fascismo e neo-fascismo non sono due fenomeni in continuità nel nostro Paese. Il neo-fascismo nacque e fu gestito in funzione anti-comunista e atlantista. La presenza di altre ispirazioni culturali fu limitata in sede politica. Continua a leggere

Minima Cardiniana 393/2

Domenica 25 settembre 2022, Santa Aurelia

PERCHÉ L’EUROPA “VA A DESTRA” (AMMESSO CHE CI VADA…)? E VERSO CHE GENERE DI DESTRA?
L’“ONDA NERA” EUROPEA NON È SOLO IL FRUTTO DI NOSTALGIE AUTORITARIE
di Marco Tarchi
Era già accaduto quasi un quarto di secolo fa, ai tempi in cui l’onda dei successi di formazioni politiche etichettate come populiste era parsa assumere le proporzioni di una marea, soprattutto dopo che la Fpö di Jörg Haider nell’ottobre 1999 era assurta in Austria al rango di secondo partito con il 26,9 per cento dei voti, costringendo il Partito popolare di impronta democristiana a farne un partner di governo. Sta avvenendo di nuovo ora, alla luce di nuovi successi elettorali ottenuti o annunciati, con altri protagonisti – in questi giorni Fratelli d’Italia e i Democratici svedesi; non molto tempo fa la spagnola Vox – che si autodefiniscono conservatori. Ora come allora, di fronte all’imprevista (quantomeno nelle proporzioni) ascesa di questi partiti in precedenza marginali, buona parte delle forze politiche di sinistra, degli operatori dei media e degli intellettuali più in vista tende – a volte per pigrizia o per scarsa conoscenza dei soggetti di cui si occupa, spesso per riflesso condizionato da antipatie ideologiche – a rinchiudersi nell’esorcismo delle classificazioni squalificanti, infilando i nuovi venuti nel generico ambito dell’estrema destra, o a ricorrere al sensazionalismo del déjà vu, riconducendo gli scomodi outsider alle loro più o meno lontane origini brune o nere, lanciando l’allarme sul fascismo eternamente di ritorno. Alimentata dall’imminente centenario della marcia su Roma, questa scena si sta quotidianamente ripetendo, con effetti che per la comprensione delle reali caratteristiche – e, per chi tali le ritiene, delle insidie – degli scenari politici che questi successi delineano sono certamente deleteri. Continua a leggere