L’avventura di un povero cavaliere del Cristo

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Figlio, santo, poeta, cavaliere, riformatore. San Francesco è stato tutto questo e anche molto di più: senza dubbio la più grande figura religiosa e spirituale della storia italiana. Come in un caleidoscopio, la sua vita ci permette di comprendere meglio gli uomini e le donne del medioevo.
Un giovane di Assisi era figlio di un ricco mercante e banchiere (nonché, forse, usuraio). Il padre, che lo conduceva con sé nei suoi viaggi d’affari in Francia, volle rinominarlo ‘Francesco’ in omaggio alla dolce terra della poesia cortese, che il ragazzo amava. Francesco non era né nobile né particolarmente bello e il suo fisico era fragile, cagionevole. Ma era ricco, brillante, affascinante, spiritoso, sapeva cantare, suonare e danzare: era il ‘principe della gioventù’ della sua città. Sognava la gloria, le imprese cavalleresche in paesi lontani, l’amore. Poi venne la lotta civile nella sua città, alla quale prese parte, e infine la guerra contro Perugia: combatté, forse uccise, restò alcuni mesi prigioniero. Quando tornò a casa, gli amici avrebbero voluto vederlo riprendere la vita spensierata di prima. Ma non era più lui. Il contatto con la guerra e con il dolore lo aveva cambiato. Una volta incontrò un lebbroso: la lebbra gli aveva sempre fatto paura e orrore. Ma quel giorno scese da cavallo e abbracciò quel miserabile. Da allora, sarebbe diventato cavaliere del Cristo.

Laterza, 2021

Minima Cardiniana 362/5

Domenica 23 gennaio 2022, Santa Emerenziana

LIBRI LIBRI LIBRI

FRANCO CARDINI, Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui! Scritti sulla cavalleria e sula tradizione cavalleresca italica, Rimini, Il Cerchio, 2021, pp. XL-475, euri 75.
Ovviamente, mi guardo bene dal tentar una recensione a questo grosso libro dall’aspetto imponente e dal costo proporzionato allo sforzo dell’editore. Non amo le autorecensioni e non ne ho mai fatte. D’altronde, qui si tratta di un nutrito gruppo di saggi redatti tutti in un arco di tempo di circa un quarto di secolo, tra la metà degli Anni Settanta agli Anni Novanta. D’accordo con l’Autore, l’Editore non ha provato a “normalizzarli” e tantomeno ad aggiornarli: sono pertanto tutti datati sul piano dello Status quaestionum e andranno considerati, da chi vorrà farlo, alla luce del loro confronto almeno con i due ohimè noti volumi Alle radici della cavalleria medievale e Quell’antica festa crudele. Continua a leggere