Minima Cardiniana 351/4

Domenica 7 novembre 2021, San Vincenzo Grossi

ALTRE NUOVE DALLA TERRASANTA
Chiamatela Terrasanta, Palestina, Eretz Israel o come altro volete (e non è proprio la stessa cosa). Ma è una terra contesa e il cui sottosuolo, privo di gas o di petrolio (almeno fino ad oggi) è però ricco di memorie e di tesori archeologici. Anche per questo – a parte il resto – è una terra contesa e tormentata. Chi conosce Gerusalemme ha familiarità con il cimitero musulmano semiabbandonato sito subito a ridosso del tratto di nordest delle mura, fuori dalla Porta dei Leoni, o di Sant’Anna. È un luogo molto caro agli abitanti di Gerusalemme vecchia. Ma è anche un luogo che può essere importante per scavi archeologi, o coinvolto in una ridefinizione urbanistica nella quale sia compresa l’organizzazione di un parco. È una vecchia storia: a Gerusalemme si contende ogni centimetro quadro di spazio. Le ragioni sono, come sovente accade, equamente distribuite fra le parti. Non così il potere. E allora… Continua a leggere

Minima Cardiniana 350/4

Domenica 31 ottobre 2021, San Quintino

A SUD-EST, NULLA (DI BUONO) DI NUOVO
A GERUSALEMME EST VIETATO UN EVENTO CULTURALE PALESTINESE
Con un’ordinanza del 26 ottobre, il ministro israeliano della Pubblica sicurezza, Omer Bar-Lev, ha vietato una manciata di appuntamenti culturali palestinesi, organizzati presso la Maison d’Abraham, gestita dalla Caritas francese. Sconcerto e proteste.
“È un grande choc per noi”. Bernard Thibaud, che per conto di Secours Catholique – Caritas France gestisce la Casa di Abramo a Gerusalemme Est, si esprime così sulla decisione israeliana di proibire un evento culturale organizzato presso l’istituzione cattolica, situata nel quartiere di Ras El-Amud a Gerusalemme Est, sulle pendici del Monte degli Ulivi. La manifestazione, articolata su tre giorni, mirava unicamente al relax e alla gioia dei bambini e delle famiglie dei vicini quartieri di Ras el-Amud e Silwan, afferma il nuovo direttore della Maison d’Abraham. Continua a leggere

Minima Cardiniana 328/2

Domenica 23 maggio 2021, Domenica di Pentecoste

EDITORIALE
TREGUA
Sembra che l’opinione pubblica israeliana nella sua maggioranza non gradisca la tregua. In fondo, io sono d’accordo con loro. Quando si vince non è saggio concedere tregua: una resa incondizionata del nemico è preferibile. Quando si è sperimentato con certezza che qualunque cosa si faccia si gode dell’impunità internazionale sulla base di un budget morale praticamente inesauribile depositato nella Banca delle Verità Incontestabili, dei Delitti Imperdonabili e dei Crediti Morali Illimitati, ci si può permettere qualunque cosa: e non c’è risoluzione delle Nazioni Unite che tenga. Se poi il nemico non ha un esercito vero e proprio, è diviso al suo interno, non gode di alcun supporto internazionale e oltretutto ha troppi bambini (una minaccia per l’equilibrio demografico del futuro), perché concedergli respiro?
Ma allora, amici israeliani, andate fino in fondo. Continua a leggere

Minima Cardiniana 328/3

Domenica 23 maggio 2021, Domenica di Pentecoste

DUE VOCI SU ISRAELE E PALESTINA
Proponiamo di seguito due articoli pubblicati online, in questi giorni, sulla rivista “il Mulino”.

MARINA CALCULLI
LA VILTÀ LIBERALE E IL PARADOSSO DI ISRAELE
Su un contesto normativo internazionale dovremmo fondare il giudizio morale collettivo sul comportamento degli Stati, soprattutto quando utilizzano la violenza: lo Stato di Israele non dovrebbe costituire una eccezione.
Spesso Israele e i suoi (molti) sostenitori internazionali si lamentano del fatto che la discussione sulla violenza israeliana abbia un’eccezionale rilevanza in seno alle Nazioni unite e in altri fora multilaterali. Ma quello che rappresenta davvero un’eccezione nella società internazionale contemporanea è piuttosto la neutralizzazione e la criminalizzazione sistematica di ogni tentativo di richiamare il governo di Israele alle sue responsabilità giuridiche internazionali. In altri termini, a essere eccezionali non sono tanto i crimini di Israele, che hanno purtroppo paralleli nel passato e nel presente, quanto la capacità di Israele di commettere crimini con un’esclusiva garanzia di impunità. La certezza del veto statunitense al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite su qualsiasi risoluzione critica verso Israele è solo la punta dell’iceberg di una delle più complesse forme di ipocrisia del cosiddetto “ordine liberale internazionale”. Continua a leggere